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Eudeamon

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A tale of hope and love in the age of AI.

Eudemonia, a technocratic city, is experimenting with social banishment in the form of self-contained criminals can choose to serve their sentences in a mobile prison - the Banesuit. These faceless prisoners, referred to as Banes, are free to wander the city streets, ignored by the populace, but carry with them a custodial cybernetic implant that monitors their behavior, controls their sensory perceptions, and can inflict painful punishments to enforce the rules of Banishment.

Katrina Nichols, a stubborn reporter hungry for a real story, investigates the Banishment Project to learn if it truly is inhumane. During a midnight conversation with a Bane (something no Bane should be able to do), Katrina discovers that this particular Bane seems ecstatic with the conditions of her imprisonment, describing "Pleasure you can't imagine. Love you'll never know," and naming the source of her joy with one cryptic Eudeamon.

Intrigued and secretly enticed by her own dark fantasies, Katrina makes a drastic choice and contrives to get herself banished. She goes in hoping to expose the system, but the reality turns out far worse than she imagined. Yet, she may come to discover a Heaven within Hell, as only a Bane of Eudemonia is able.

Through her protagonist, Erika Moak traces a compelling and melancholic journey that takes us through our deepest desires, the agony of mourning, the hunger for revenge and, ultimately, compassion for ourselves and each other.

336 pages, Kindle Edition

First published January 1, 2008

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About the author

Erika Moak

2 books1 follower

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Displaying 1 - 13 of 13 reviews
Profile Image for Giacomo Boccardo.
160 reviews15 followers
January 3, 2011
Si tratta di un caso editoriale davvero curioso: il romanzo originale, scritto in inglese, non è mai passato per un editore, ma è liberamente fruibile dal sito dell’autrice, così come altri suoi componimenti. Invece, è stato tradotto e pubblicato da una casa editrice italiana, sul blog della quale è descritta la vicenda.

Ma veniamo al romanzo, che ho letto in lingua originale avendo sentito che l’edizione italiana non sia proprio perfetta.

La legge della città di Eudemonia prevede che alcune tipologie di crimini consentano al malfattore di scegliere una forma alternativa di pena rispetto al carcere: partecipare al progetto “Banishment“, il che garantisce un forte sconto di pena. Ma in che cosa consiste esattamente?

Il condannato viene rivestito completamente da un banesuit, una tuta di latex ipertenologica che lo avvolge in ogni sua parte e che, tramite un’intelligenza artificiale collocata nel casco, ne filtra tutti i sensi rendendolo avulso da ciò che avviene all’esterno. Inoltre, tale I.A., detta Custodian, serve a controllare i comportamenti del soggetto poiché – e qui sta una delle trovate fondamentali del romanzo – questi è lasciato libero di vivere fuori da qualsiasi istituto detentivo a scontare la propria pena. Tuttavia, al bane – così è chiamato chi partecipa al progetto – non è concesso di avere contatti con nessuno, né cittadini qualunque, né altri bane, pena delle punizioni fisiche inflitte dal Custodian ed un prolungamento di questa “incarcerazione”.

La vita dei bane è dunque di completa solitudine, poiché anche il resto della popolazione li tratta come dei paria ignorandoli completamente. Cercare di liberarsi dalla tuta è impossibile, così come allontanarsi dalle maintenance station, stazioni di servizio che rappresentano l’unico modo in cui un bane può liberarsi dei rifiuti corporei ed alimentarsi (entrambe le operazioni dallo stesso orifizio), oltre a ricaricare la tuta stessa, la quale, tra le altre cose, è capace di termoregolare l’ospite.

La giornalista Katrina Nichols è interessata a scoprire se vengano o meno rispettati i diritti umani dei bane e, tramite un espediente, fa in modo di venire imprigionata nell’involucro di latex per vivere l’esperienza tanto misteriosa dei bane. La sola procedura di vestizione è qualcosa che i più riterrebbero estremamente perverso e terrificante. Ma ciò che Katrina deve affrontare in seguito è ancora peggiore: dall’incapacità di poter comunicare con gli altri alle punizioni inflitte dal Custodian, dalle umiliazioni quotidiane agli scontri con altri bane.

Ma ci sarà un evento che porterà a stravolgere completamente la vita di Katrina, la quale non potrà più fare a meno di vivere all’interno del banesuit.

Questo romanzo merita davvero più notorietà e non capisco per l’autrice non l’abbia ancora pubblicato in lingua originale. L’unica pecca è la parte di poco precedente al finale, che risulta troppo sbrigativa e poco credibile, ma della quale non posso parlarvi per ovvi motivi.

Comunque sia, ve lo consiglio davvero.




La recensione può essere letta anche presso http://www.jhack.it/blog/2011/01/02/e... .
Profile Image for Kua.
150 reviews200 followers
March 10, 2024
Un libro che si è fatto leggere tutto d'un fiato. Con una trama originale che coinvolge fin dalle prime pagine, Eudeamon racconta il nuovo metodo punitivo (il Banishment) messo in atto nella città di Eudemonia e basato sulla deprivazione sensoriale. La tuta di lattice nero (il Banesuit), che obbliga il condannato a essere isolato dal mondo, la presenza costante di un Custodian, e la dovuta sottomissione ad esso, rimandano ad alcune pratiche in uso nel bondage, ma il racconto non si ferma a quello. La profonda solitudine già presente nella vita della protagonista e che il Banishment amplifica enormemente, costringe Katrina-Bane a una introspezione minuziosa che, inaspettatamente, fa nascere qualcosa di nuovo. Quel qualcosa è, simbolicamente, l'arrivo di Inverno nella mente di Katrina. La presa di coscienza e l'accettazione totale di sè stessa, faranno in modo che anche verso il prossimo Katrina maturi una empatia e una comprensione che prima le erano impossibili. Il libro tocca molte corde: la solitudine crescente in una società sempre più estraniante, l'elaborazione del lutto, la ricerca dell'Amore totale, l'umiliazione e la rabbia. Le pecche di questo libro sono una prosa scarna rispetto all'originalità della trama, i colloqui d'amore (alcuni davvero stucchevoli) tra Katrina e Inverno e un finale che scade nel convenzionale. Nonostante questo, è un libro che consiglio per leggere qualcosa di "nuovo".
Profile Image for Damiano.
13 reviews1 follower
February 13, 2012
Nonostante un'idea di fondo buona e originale, che avrebbe potuto creare un'ottima ambientazione, forse cyberpunk, il libro non decolla. La narrazione è per lo più statica, senza prendere mai slancio sufficiente ad essere realmente interessante; lo stile di scrittura è fin troppo piano e a tratti banale, evidenziando i problemi soprattutto nei dialoghi.
La tematica e la soluzione della storia sono piuttosto inquietanti e mettono a disagio (apologia del solipsismo?) ma non nella maniera straordinaria e indimenticabile dei capolavori come "Straniero in terra straniera" o "Lazarus long" e altri.
Tutto sommato, un libro che non è fra quelli da ricordare.
Profile Image for Elalma.
904 reviews103 followers
June 16, 2012
Un romanzo straordinario che, pur avendo tutta l'apparenza di un semplice racconto di fantascienza, mi ha molto coinvolto emotivamente. Come tutta la buona fantascienza, offre spunti e chiavi di lettura che vanno dal condividere un mondo parallelo e autoconsistente alla riflessione sulle nostre pi� grandi paure, sui risvolti pi� intimi e sui desideri pi� reconditi dell'animo umano.
Profile Image for Alberto Farina.
1 review5 followers
July 19, 2011
(ripropongo qui la versione lunga della postfazione che ho scritto per questo libro eccezionale)

“Tutti qui vanno da Rick” diceva il capitano Renault al maggiore Strasser in una delle scene di apertura di Casablanca, e aveva ragione: fra contrabbandieri e spie, borsaioli, nazisti, spacciatori di lettere di transito, partigiani, nobili decaduti, al Rick's Café Americain si poteva incontrare un campionario umano estremamente variegato che rappresentava trasversalmente la maggior parte delle nazioni del mondo sconvolto dalla Seconda Guerra Mondiale. E sebbene il film sia del 1943, la tradizione continua: il libro che avete appena finito di leggere non esisterebbe, probabilmente, se non fosse per un incontro fortuito, avvenuto al Casablanca Café - un night club ispirato al film che, per un po' di tempo, ha costituito un ritrovo ideale per i cinefili del metaverso.

Coniato dal romanziere Neal Stephenson nel suo fondamentale Snow Crash (1992), il termine metaverso indica un ambiente virtuale tridimensionale nel quale gli esseri umani possono entrare in qualità di avatar (rappresentazioni grafiche di se stessi) interagendo fra di loro ma anche con semplici software più o meno evoluti. È quel mondo che qualcuno ancora chiama realtà virtuale, che sempre più si delinea come uno degli sviluppi più interessanti dell'interazione a distanza, e di cui Second Life è, a tutt'oggi, la modalità che fin qui ha suscitato più eco attraverso i media - prima grazie un hype forse esagerato, in seguito a causa del prevedibile contraccolpo. Il destino di qualsiasi moda, si sa, è sempre il passare di moda e questo è accaduto anche per il metaverso realizzato dalla Linden Lab, che ha rallentato la sua crescita esponenziale ma che tuttavia continua a prosperare e, ormai da anni, costituisce fin qui il mondo virtuale più ricco, completo, variegato e stabile che sia stato realizzato. Il Casablanca Café, come molte imprese del mondo reale, ha avuto di recente qualche vicissitudine legata alla recessione: ma nel corso del 2008 mi è capitato di passarci volentieri diverse serate, soprattutto per guadagnare qualche dollaro virtuale partecipando ai quiz sul cinema organizzati dal proprietario, Daedalus Lemuria. Ed è stato a una di queste serate che mi è capitato di incontrare Winthorpe Foghorn Zinnemann.

Lì per lì niente distingueva Win da tanti altri avatar che avevo incrociato durante le mie non frequentissime esplorazioni su Second Life (nel metaverso quasi tutti sono giovani e attraenti) ma mi sono reso conto molto presto che di cinema ne sapeva abbastanza da rivelarsi una concorrente temibile: quando c'era lei, i miei guadagni si dimezzavano. Forse conosceva meno titoli di me, ma digitava molto più in fretta e quando entrambi conoscevamo la risposta finiva quasi sempre per battermi di qualche secondo. Quando ho scoperto che, nonostante il nome, era italiana, abbiamo cominciato a chiacchierare del più e del meno. È stato proprio ai tavoli del Casablanca, dopo una di quelle gare, che Win ha cominciato a parlarmi di Eudeamon.

La premessa non era delle più convincenti. Aveva sentito parlare del libro, mi ha detto, sul blog di Marine Kelley - un nome che a me non diceva niente ma che ho scoperto essere una specie di mito per una certa categoria di frequentatori di Second Life. Un paio di anni fa, Marine Kelley ha cominciato a produrre e mettere in vendita nel metaverso una linea di oggetti battezzati Real Restraints e la cui funzionalità è particolarissima: si tratta di manette, corde, cinture e bavagli destinati a simulare, all'interno di Second Life, la sensazione di essere prigionieri di qualcuno. L'avatar che li acquista e li indossa diventa, da quel momento, vulnerabile alle attività di altri avatar: i quali possono rubargli le chiavi e ammanettarlo, o legarlo o comunque renderlo prigioniero senza che la vittima possa più liberarsi da sola. Questi oggetti funzionano in modo particolarmente efficace con una versione appositamente modificata, dalla stessa Kelley, del client di Second Life (ossia il programma lanciando il quale si può entrare nel metaverso) ed esiste una sterminata comunità di persone che si fanno un punto d'onore di utilizzare soltanto quello. Vantandosi del fatto che, se vengono fatti prigionieri da qualcuno in quelle condizioni, non hanno modo di liberarsi da soli fino a quando il loro catturatore non si degna di rendere loro la libertà.

Win, scoprivo in quel momento, faceva parte di questi appassionati di bondage virtuale. Non solo viveva intensamente la sua seconda vita, andando in cerca di guai ed avventure in zone piene di gabbie, catene e trappole, ma la raccontava nei dettagli in un blog illustrato da fotografie che lei stessa scattava, come diceva lei, in-world. Un blog, peraltro, piuttosto seguito da diversi lettori affezionati che, a quanto avrei avuto modo di vedere, spesso frequentavano Win nel metaverso e a volte entravano loro stessi a fare parte del gioco - e dico gioco in mancanza di un'espressione migliore, perché ho avuto la sensazione che molti (e Win stessa) a volte prendessero la cosa molto sul serio. Andai a leggere la pagina del blog, in cui Win si entusiasmava su Eudeamon paragonandolo a grandi autori di SF come Philip K. Dick e Robert Sheckley, poi andai a leggere quello della Kelley trovando anche lì lodi sperticate. E scoprendo, come se non bastasse, che la creatrice di manette aveva messo a punto, all'interno di Second Life, un suo personale Progetto Banishment che consentiva a chiunque lo desiderasse di provare direttamente (o meglio, per interposto avatar) un'esperienza analoga a quella della protagonista, Katrina Nichols. Win stessa, scoprii, era stata in passato un Bane e, da qualche tempo, era entrata a lavorare alla Kelley Technologies come Bane Operator.

C'era un po' di fanatismo, in tutto questo? Come era possibile che, se davvero il romanzo era così bello da scatenare fenomeni di culto, non avesse ancora trovato un editore, e fosse liberamente scaricabile dal sito dell'autrice? Eppure, tutto questo entusiasmo mi sembrava rendere necessaria quantomeno una verifica: sono andato a visitare il sito di Erika (un sito che è di per sè un mondo, a tratti inquietante, tutto da esplorare: http://www.evil-dolly.com/), mi sono tirato giù il file Word e ho cominciato a leggere. Accorgendomi ben presto che quelle pagine, da cui mi aspettavo, nel migliore dei casi, una forma di fan fiction più o meno accettabile erano, invece, ben altro: un racconto articolato ed avvincente, tanto per cominciare, ma soprattutto capace di passare, dalla fantasia feticista che indubbiamente ne aveva ispirato l'idea centrale, al livello superiore di un testo ricco di significati metaforici... un libro che parla di solitudine e di amore - anzi, di Amore con la A, e magari anche tutte le altre lettere, maiuscole... un amore totalizzante, fatto di accettazione totale dell'altro e che, proprio per questo, forse solo la religione o la follia, oppure un narcisismo portato alla patologia, possono promettere in questo mondo. Un amore che viene poi declinato dall'autrice in modi tutt'altro che banali che portano, per citare Win stessa, a “sviluppi commoventi, pieni di gioia, addirittura esaltanti... ma anche di elaborazione del lutto, desiderio di vendetta, e in ultima analisi solidarietà, amore per il prossimo, desiderio di condividere i doni più straordinari della vita - almeno con chi ha il coraggio di affrontare a viso aperto i propri desideri più segreti”.

Ma c'era dell'altro: anche se non è ambientato in un metaverso, Eudeamon ha a che fare con i mondi virtuali, prodotti oggi sempre meno dalle droghe e sempre più dalla tecnologia - mondi che, insieme alle nuove forme di comunicazione, stanno modificando profondamente e molto rapidamente il modo stesso in cui percepiamo e decodifichiamo la realtà che ci circonda. Cogliendo perfettamente quel che significa, in questa era di comunicazione globalizzata, istantanea e onnipresente, la negazione della comunicazione stessa.

Arrivato all'ultima pagina sono stato d'accordo con Win e con la Kelley: Eudeamon era rimasto per troppo tempo un gioiello riservato al culto di pochi appassionati, e bisognava assolutamente trovargli un editore. Win aveva già ottenuto un assenso di massima da Erika Moak, ma aveva preso contatto con un paio di piccole case editrici che non avevano mostrato particolare interesse - forse anche a causa della difficoltà per un editore di prendere sul serio proposte provenienti da un avatar di Second Life che rifiuta categoricamente di rivelare il benché minimo dettaglio della sua vita reale. Il mio unico, piccolo merito, in tutta questa storia, è stato di fare da tramite fra la virtuale Win e i due, concretissimi, fondatori della Zero91 (che conoscevo in qualità di editori dell'ultimo romanzo di mio padre, L'invasione degli Ultragay) e suggerire loro che leggessero, valutassero e, se del caso, pubblicassero. Il risultato di queste trattative è nelle vostre mani: questa traduzione italiana è a tutt'oggi la sola edizione cartacea di Eudeamon sia di qua che di là dal metaverso. E la dobbiamo esclusivamente al quiz settimanale del Casablanca Café, e al mio incontro con quella fascinosa fanciulla di pixel che mi guastava la piazza.



Quella fanciulla, peraltro, in seguito si è dimostrata molto meno innocua di quel che sembrava quando, en passant, mi ha informato dell'iniziativa cui accennavo sopra - quella del banishment virtuale organizzato da Marine Kelley. Se, come era evidente, il libro mi era piaciuto tanto, perché non avrei dovuto provare a vivere su Second Life un'esperienza analoga? Dopo tutto, Win ora lavorava per la Kelley Technologies come Bane Operator, e mi avrebbe riservato un trattamento di favore, e, anzi, nel mio caso, era disposta ad anticipare lei la cauzione che avrei dovuto versare, e mi avrebbe prestato lei la sua skin, ed era un'occasione unica, e poi avrei potuto raccontarlo in giro, e dopo tutto forse avrei capito quanto l'esperienza poteva essere intensa. E, e, e... alla fine, devo ammetterlo, mi ha convinto. Ho scaricato il client modificato (requisito essenziale e irrinunciabile), mi sono collegato col mio avatar al metaverso e mi sono presentato a Zhora, sede della Kelley Tech, dove Win mi aveva dato appuntamento. Per diventare un Bane.

Tralascio i dettagli della “procedura” a cui io, o meglio il mio sfortunato avatar, è stato sottoposto: chi ha letto il romanzo sappia che l'esperienza è stata molto simile a quella della Nichols, e basterà riferire che la Win cordiale e affabile che avevo conosciuto al Casablanca si è dissolta completamente, trasformandosi in una professionista del banishment gelida, inflessibile e spietata. E trasformando me in un ennesimo Bane senza faccia, destinato a vagare per Second Life senza poter comunicare con nessuno. La minima infrazione a una lista impressionante di regole viene punita con estensioni di pena di ore e ore. Io avevo optato per una sentenza, che mi sembrava interlocutoria, di 24 ore/gioco, ma le violazioni che ho quasi subito cominciato ad accumulare mi hanno rapidamente portato sopra il centinaio di ore da scontare. A questo punto, dubito fortemente che gli impegni della mia vita reale mi permetteranno di collegarmi a Second Life abbastanza a lungo da permettermi mai di uscire dal mio banishment virtuale: le rare volte che riesco ancora a connettermi sono ridotto a gironzolare senza meta, osservando gli altri avatar da lontano, impossibilitato a comunicare con le non molte persone che mi capitava di frequentare. E qualche volta sento, all'interno del mio casco, la voce beffarda di Win, il mio implacabile Operatore, che occasionalmente mi consente di comunicare con lei attraverso il Vox, lo strumento che rende, temporaneamente, la voce ai Bane.

Potrei ricollegarmi con il client normale, e togliermi di dosso l'infernale Custodian, ma sarebbe come barare - e su Second Life, Win non fa che ripetermelo con un sorrisetto amabile e a suo modo anche affettuoso, barare è considerato un'offesa capitale. Stando così le cose, comincio francamente a perdere le speranze di vedere il mio avatar tornare, un giorno, alla sua (seconda) vita normale. Non ho ancora capito se Win ha deciso di aspettare che io trovi il mio Eudeamon personale o se, semplicemente, si diverte a tenermi prigioniero. Di certo, le restrizioni imposte dal Banesuit mi impediscono di indagare circa la fondatezza di un sospetto atroce che, di recente, si è affacciato alla mia mente - che Win abbia approfittato del Banishment per togliersi di torno quello che, al quiz cinematografico del Casablanca Café era per lei un concorrente un po' troppo fastidioso.

L'unica persona a cui posso chiederlo è Win, ma nei rari casi in cui mi restituisce la parola è sempre lei a condurre la conversazione. Le rare volte che provo a farle la domanda, sorride enigmaticamente. E disabilita il Vox.
Aiuto.


(la versione originale, con foto e link, è qui: http://albertofarina.blogspot.com/200...)
Profile Image for Tanabrus.
1,981 reviews204 followers
January 3, 2016
La storia di questo libro è atipica e interessantissima: un'opera proposta a qualche casa editrice e rifiutata, quindi pubblicata online gratuitamente. Fino a quando non ne è stata consigliata la lettura su Second Life a un editor, che l'ha apprezzata al punto di volerla pubblicare in Italia.


E' un romanzo di fantascienza, di quella che ti fa riflettere.
Un po' dispotismo, un po' società futuristica, un po' sessualità come tematica importante.
Che, va ricordato, spesso la tematica della sessualità va a braccetto con la sci-fi, che spesso è individuata come ottimo media per parlare anche di questo argomento tutto sommato tabù.
O almeno così era in passato, quando la sessualità era molto più tabù di ora (non che adesso ci sia chissà quale apertura...) e mi vengono in mente le comuni dell'amore libero in Straniero in terra straniera, o l'amore privo di generi in La mano sinistra delle tenebre.
Heinlein e Le Guin, mica i primi che passano.

Perché tutta questa tiritera?
Perché a mio avviso qui l'aspetto sessuale è fin troppo centrale, diviso tra l'ossessione per il lattice e il mondo mentale dove la protagonista e il proprio daemon sperimentano la rispettiva sessualità.
Al punto, nella parte centrale, da farmi sembrare il libro una qualche fan fiction da sito fetish.

In compenso, la prima parte -prima del daemon- e l'ultima mi sono piaciute molto.

Nella prima conosciamo questa civiltà del futuro, dove si è risposto al sovraffollamento delle carceri in maniera creativa: ogni carcerato sarà il proprio carceriere, sarà in mezzo alla gente pur essendone diviso. I carcerati che accettano questa sperimentazione avanzata vengono rivestiti da capo a piedi di un lattice particolare, completamente nudi a parte questo strato di lattice ipertecnologico, la banesuit.
Privi di personalità, in quanto un casco ovale toglie ogni fattezza al volto. Gli toglie la voce. Gli toglie i colori, permettendogli di vedere solo in bianco e nero.
E un mini computer, il Custodian, viene collegato al loro cervello, con istruzioni di base. Un pc parassita che sfrutta il cervello umano come motore per girare, apprendere, crescere, evolversi.
Il carceriere del carcerato, consapevole delle sue infrazioni proprio perché lo stesso carcerato ne sarà consapevole.
E la punizione se fa qualcosa di sbagliato? Il pc carceriere gli invia l'impressione del dolore. Nessun danno fisico, tutto nella propria mente. Che non rende certo meno reale il dolore.
E Katrina, una giornalista estera, decisa a tutto per smascherare le atrocità dietro questo sistema inumano. Decisa a tutto per scoprire la verità dietro questi individui ghettizzati e invisibili alla società. Sopratutto dopo essere riuscita ad avvicinarne uno, che sembrava in grado di comunicare scrivendo per terra con un bastone... che sembrava felice di essere in quella condizione, e anzi commiserava lei che era solo un'umana.
E così si sostituirà a una carcerata, per sperimentare.

E poi, la terza parte.
Katrina che è emersa dalla sua esperienza di carcerata, che sa la verità.
E che sa di non poterla rivelare.
La nascita di una nuova forma di umanità, con qualche contraddizione ma accettabile.
Il piano di azione per vendicarsi e per salvare i suoi simili.Ci sono comunque, a parte la sezione centrale, due pecche in questo libro.
La prima, la prevedibilità. Che è parecchia. Anche per quanto riguarda il colpo di scena della dottoressa, o l'identità dei demoni.
La seconda, il finale. Troppo a lieto fine, troppo alla e vissero tutti felici e contenti. Troppo irreale, suvvia.

Lati positivi, invece, la buona costruzione della società futuristica qui mostrata, e il concetto della vera felicità che trovano questi nuovi umani.
Comunque una lettura interessante.
Profile Image for Coligne.
76 reviews
May 11, 2011
Eudemonia è una città all'apparenza perfetta, un utopistica tecnocrazia in cui s'è scelto, anche per il sistema carcerario, un metodo sperimentale ultratecnologico: il progetto Banishment.
Il concetto che sta alla base del progetto è piuttosto semplice: perché non rendere il condannato la prigione ambulante di se stesso?
Per fare ciò chi decide di sottoporsi al metodo -è una procedura volontaria, infatti, che garantisce uno sconto di pena di 1/3 rispetto a quella che si avrebbe con la normale carcerazione- viene "vestito" col Banesuit, una speciale tuta in lattice, coadiuvata da una intelligenza artificiale, il cui scopo è quello di isolare ogni percezione sensoriale di chi la indossa. Di isolarlo dal mondo, di fatto. I sensi dell'olfatto, del Gusto e del Tatto sono completamente inibiti. Vista e Udito vengono lasciati al condannato, ma sono parte integrante della punizione. I Bane, così vengono chiamati quelli che decidono di sottoporsi al procedimento, possono infatti vedere e sentire, ma non è possibile loro in alcun modo comunicare con nessuno. Possono parlare, ma la loro voce non è udibile all'esterno del Banesuit. La vista stessa, pur essendo lasciata al Bane, non è più imputabile all'organo ad essa naturalmente preposta, gli occhi; ma bensì grazie a dei sensori posti sul caso della tuta, che s'interfacciano direttamente con il cervello del soggetto. Quello che i sensori ripropongono, poi, non è esattamente quello che vedrebbero gli occhi, ma, per usare le parole della stessa protagonista, "è come guardare dalla parte sbagliata di un binocolo"...

Katrina Nichols, la nostra protagonista, è una giornalista vecchio stampo, convinta che il Progetto Banishment sia disumano ed anti-etico. Avvia pertanto di avviare un'inchiesta sul progetto, e per poter testimoniare appieno cosa significhi, decide di diventare essa stessa un Bane, prendendo un identità fasulla.
Scoprirà che la realtà è ben peggiore di quanto avesse mai pensato: l'isolamento dei Bane è completo e totale. Non possono parlare con nessuno, non possono toccare od essere toccati dai civili, pena dolorosissime punizioni (indotte mentalmente dal Custodian, l'intelligenza artificiale del Banesuit), non possono entrare negli edifici e non possono avvicinarsi a meno di 10 metri ad altri Bane senza far scattare un fastidiosissimo "allarme di prossimità" che si manifesta come un suono acuto e lacerante. Sono soli ed isolati dal mondo, la gente comunque è spinta persino ad ignorarne la presenza.


La vita di Katrina diventa quindi un inferno di solitudine, e la situazione non sembra destinata a cambiare fino alla fine della "detenzione", di cui Katrina non sembra vedere la fine, non solo metaforicamente. Infatti la pena viene allungata ad ogni infrazione alle rigide regole imposte ai Bane, in un infinito tormento psicologico.
Sembra, però. Infatti un evento inaspettato, infatti, scatenerà una serie di reazioni a catena, che come ultima conseguenza porteranno la protagonista a cambiare totalmente idea sul progetto, fino ad arrivare a prolungare volontariamente la propria pena.
Il salvataggio di un bambino da una casa in fiamme, da parte della nostra bane,


-work in progress-
Profile Image for Sara.
138 reviews17 followers
June 11, 2016
L'idea è geniale, originale, credibile nella sua irrealtà.
Manca lo stile, eccome se manca!
Esempio, non puoi scrivermi una frase del tipo:
"Che staranno facendo tutti quei Bane là fuori"
risposta
"Boh! Come faccio a saperlo?"
...BOH?!? BOH?!? No, dico...scherziamo?!? Mio cugino che ha 6 anni avrebbe saputo scrivere meglio! Perlomeno non si sarebbe limitato a scrivere Boh!
A parte questi piccoli dettagli e una sfilza di parolacce giusto per dare un'aria più dura alla protagonista e che tra l'altro non c'entravano un benemerito con la storia (mancava solo "Che minchia guaddi?" e avrebbe fatto l'en-plein) la scrittrice ha una fantasia da elogiare.
Il senso di inquietudine che ti lascia questo libro fa sì che non sia uno di quei libri che, una volta letti, vanno a finire nel dimenticatoio.
Un piccolo appunto anche alla traduttrice: mi sa proprio che potevi impegnarti un tantino di più, sempre per quel Boh di esempio!

PICCOLO SPOILER!!! CHI NON HA LETTO IL LIBRO NON LEGGA, ALTRIMENTI NON DITE CHE NON VI AVEVO AVVERTITO!


Il mondo di Eudeamonia, riflettendo, è un mondo che tende all'implosione, la felicità dovuta al Custodian è una felicità che proviene solo da sè stessi ed essendo personale tende ad essere completamente egoistica. Quindi, la prima conseguenza di una realtà del genere è la sempre più totale estromissione dal mondo e dalla gente.
Seconda conseguenza, forse meno nobile della prima ma pur sempre degna di nota: se i Banesuit sono completamente integri e senza forellini alcuni, e se il Custodian permette degli orgasmi mai provati prima...ci sarebbero sempre meno rapporti tra uomini/donne e quindi sempre meno nascite, detto ciò traete le conclusioni che ho tratto io! Si implode, ecco! Varrebbe la pena di provare una felicità immensa e completa (singolarmente) per avere poi una fine del genere? A mio avviso, no!
Profile Image for Romina.
102 reviews4 followers
July 13, 2013
Calava in una danza gentile di macchioline bianche che le si posavano sulla pelle nera, perfetta.

"Nevica" disse, alzando la mano nel turbinio di fiocchi. "E' reale? Sta nevicando davvero o accade solo nella mia testa?"
"Fa differenza?"
Katrina sorrise. "No. No, immagino di no."

Il periodo delle feste natalizie non è esattamente un ottimo momento per iniziare un libro, sopratutto un libro dal quale vorresti evitare di staccarti.
Tra cene, pranzi, acquisti e regali ho un pò perso il ritmo e credo questo mi abbia vietato di godermi in pieno questo meraviglioso romanzo. Tutto ciò non mi ha vietato però di comprenderlo e apprezzarlo, di emozionarmi e commuovermi per la inusuale ma romanticissima storia d'amore tra Katrina ed Inverno. La loro è una relazione unica, non tra omosessuali, non tra persone di razza differente, no, ma tra umano ed intelligenza artificiale. E quando le due vengono divise, drasticamente e senza possibilità di scelta, il dolore diventa insopportabile, troppo forte per poter vivere ma troppo impregnato dell'amore verso l'altra per poter morire.
"Eudeamon" racconta l'amore, l'amicizia, la solidarietà e la lealtà, il senso di vendetta, l'odio ed il razzismo, il tutto in poco meno di quattrocento pagine.
E' un romanzo particolare, distopico ed intenso come ogni storia di questo genere, capace di farti provare una straordinaria empatia coi personaggi ed una sorta d'invidia per i sentimenti così forti della protagonista.
Del resto chi non hai mai sperato di trovare nell'amore quella completezza totale quasi impossibile da avere nella realtà?
Profile Image for Genni.
99 reviews15 followers
May 5, 2012
visionario e affascinante..a metà strada tra il fantascientifico e il distopico. 4 stelline e mezzo,perchè è un romanzo che difficilmente potrò dimenticare,tuttavia non sono stata assolutamente sedotta da questo tipo di amore narcisistico,al contrario mi ha fatto molto rabbia questa incapacità/mancanza di volontà di darsi agli altri,quest'indifferenza per i sentimenti che gli altri possono offrire. cmq,lo consiglio.
Profile Image for Whatsername.
273 reviews4 followers
January 14, 2013
E' molto fantascientifico e surreale ma nel complesso mi è piaciuto.Certo non tantissimo ma è stato piacevole!Certi passaggi e certe scene non le ho condivise, soprattutto il fatto di trovare l'Amore in se stessi senza aver bisogno degli altri...sarà che io senza i miei figli non potrei vivere anche se non li avessi mai avuti, li avrei voluti comunque prima o poi e pensare di non averli mai mi gela il sangue....
Profile Image for Carmine.
21 reviews42 followers
March 9, 2011
Non c'era lì nessuno che potesse consolarla e dirle che andava tutto bene. Si chiese se l'inferno fosse così...esistere, soli, in isolamento riducendosi lentamente fino ad annullarsi, con una spietata e irriducibile introspezione.
Displaying 1 - 13 of 13 reviews

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