Una suggestiva carrellata storica sulle tradizioni e sul folklore delle antiche popolazioni celtiche d'Irlanda. In questo studio di ampio respiro, che copre un arco di tempo che dal III secolo a.C. giunge ai giorni nostri, Ward Rutherford analizza le vestigia di un patrimonio culturale immenso e antichissimo, che si è conservato fino a oggi grazie alla paziente opera di trascrizione dei monaci irlandesi medievali che raccolsero e tramandarono nei secoli quanto trasmesso oralmente dai druidi e da generazioni di bardi. Ampiamente documentato e preciso nello scandagliare la materia, il saggio di Rutherford unisce il rigore storico all'agilità e alla piacevolezza della lettura, rendendo, così, accessibile a tutti un tema tanto affascinante quanto complesso e multiforme.
I got this book at a bookstore dollar sale. It's not what I thought it was going to be and since I read this in 2020, it seems very outdated. The writing style is very dry. Most of the book was kind of boring because he just lists a lot of hard to pronounce place names and he discusses some Celtic myth and lore as if the reader already has full background knowledge. He makes references to other authors and books without explanation. Seems more like a scholarly paper. Even though I didn't generally enjoy the bulk of the reading experience, there were little gold nuggets of knowledge throughout that kept me reading. It became a game to find them. The last few chapters are by far the best. Wouldn't read it again but might recommend it to someone if I knew they had a keen interest in Celtic lore or prehistoric Europe.
A detailed read of the history and changes of the ancient druidic faith over the centuries. The changes from Pagan gods to Christian saints (or vilified as daemonic) are on full display here and without any negative nor ignorant connotations. With the resurgence of the Neo-Pagan movement around the globe in the past few decades, it is a wonder if they will finally be seen for what they really are: simple children of nature.
Bello, interessante, completo. Un ottimo approccio alla cultura celtica, adatto sia ai neofiti che ai più esperti. Forse meriterebbe 4 stelle per la dovizia di particolari, ma tale abbondanza è una lama a doppio taglio, perché azzoppa la lettura. Il libro manca di una narrativa coerente, di un filo logico che aiuti il lettore a metabolizzare il copioso flusso di dati e informazioni.
E' vero, la traccia è vagamente cronologica, si parte dall'era pre-romana passando per Giulio Cesare, i missionari cristiani, gli invasori Goti, Angli, Danesi e Sassoni, per concludere con un excursus su Artù e l'eredità religiosa dei Celti. Ma le informazioni sono davvero tante, e per quanto la lettura sia piacevole alla fine resta poco (a meno che non abbiate una memoria di ferro).
E' un peccato non ricordare i dettagli delle rivoluzioni gallesi di Llewelyn ap Iorwerth "il Grande" (primo principe di Galles) e suo nipote Llewelyn ap Gruffydd "l'Ultimo", che strappò la prima dichiarazione di indipedenza a Enrico III. Così come è un peccato non ricordare le gesta di Owain Glyndwyr, il patriottismo di Yeats o le ispirazioni druidiche di John Dee. Oppure che il caratteristico tartan celtico è stato ispirato dagli Sciti, probabilmente durante le prime migrazioni indo-europee. Fortunatamente il testo contiene un indice analitico, utilissimo per recuperare informazioni a distanza di tempo.
Perché la cultura celtica non è mai scomparsa, ma si è solo trasformata all'interno della cultura cristiana. Ne è un prova il protestantesimo, che tanto ricorda la spiritualità dei popoli indo-europei. Oppure, come scriveva J.X.W.P. Corcoran "E' tempo che venga adeguatamente riconosciuto il contributo dell'Europa preistorica e, più in particolare quello dei Celti e dei loro antenati". Non sediamo sulle spalle solo di romani e greci, ma anche su quelle del piccolo popolo.