Ma Montàlban era più un letterato o più un gourmet? Leggendo queste pagine e i libri di Carvalho non si dubita che sia stato un gourmet travestito da scrittore.
Goduriosisssime le ricette, non tutte proprio fattibili, soprattutto in previsione di un successivo passaggio in alcova, sia per l'elaborazione digestiva, spesso alquanto lunga e sfiancante al punto da prevedere, tra le lenzuola, al massimo una pennichella, sia per gli ingredienti da scovare e non presenti all'istante - tipo il rametto di timo? Ma esiste ancora una pianta di timo in radici e rami??? Vada per il piccione, ma la pernice, la rondine o una suinetta, rigorosamente femmina di latte non il suo omologo maschio, dove la si può scovare?
In tutte le cucine di donne da surgelati e uomini da take away no di certo.
E io che mi credevo una cuoca passabile e aspirante chef sopraffina, m'inchino a tanta verve culinaria e tanto ironico abbinamento di pietanze, ingredienti e aromi con la tipologia di partner da alcova e paesaggio adatto. Solo non avrei mai abbinato i fiori di zucca fritti a una donna rossa e, comunque, applausi sempre per la scelta di un Cristal Roederer. Ché poi si sa, il vero gourmet si vede alla scelta dei vini, e Montalbàn lo era, gourmet-scrittore (malgrado il pamphlet contrario, sì).