Quando suo padre torna a casa dalla guerra, nel 1918, Caterina non lo riconosce. È sporco, magro e ha gli occhi a cinque anni Nina per la prima volta sente di avere paura della morte. Sa già cosa comporta nascere sulle montagne venete, in una contrada di poche case dove vita vuole dire lavoro nei pascoli e fatica nei boschi. Il giorno in cui Mario, il compagno di giochi nei fienili e di corse tra i campi, parte per Milano dove lo aspettano la scuola, vestiti sempre bianchi e un futuro migliore, Caterina inizia a desiderare un'esistenza diversa. Passa le ore sui pochi libri che trova, impara il mestiere di sarta per poter fuggire da casa e inseguire quel qualcosa che la chiama, forse il sogno di un amore con Mario. Spigolosa, caparbia, ribelle a modo suo, Caterina è una donna di tante rinunce e piccole soddisfazioni, che ha lavorato ostinatamente per una vita migliore, consumandosi le mani e la uno di quei personaggi che abbiamo incontrato nei racconti di famiglia. Con lei seguiamo la storia del secolo scorso da una prospettiva inedita, nella provincia veneta che muta mentre Nina resta attaccata ai propri antichi desideri. E Mario è l'ossessione di un sentimento totale, un fantasma da rincorrere nei decenni. Scritto con una lingua che affonda le radici nei classici del Novecento, il romanzo di Mara Carollo - ricostruendo l'intima epopea della sua protagonista - è un'indagine sul desiderio e sulla vita che poteva essere, una lettura densa e coinvolgente per dirci che è rincorriamo illusioni e passioni spesso impossibili, ma che pure valgono il viaggio.
Ho letto questo portentoso romanzo prima della pubblicazione grazie ad una copia staffetta del mio libraio, tant'è vero che ieri lo ho comprato senza dubbi. Caterina la protagonista nasce in un microscopico borgo della montagna vicentina e i suoi primi ricordi ce li ha dalla fine della prima guerra mondiale, quando il padre torna magro e distrutto e le fa paura, non lo riconosce. Cresce con il suo amico Mario, è una bambina sveglia e intelligente, anche se ruvida e tenace come quei fiori che crescono sulle rocce, che vede tutti i suoi sogni sgretolarsi e deve fare i conti con la povertà e l'ingiustizia. Ma non molla e va avanti, perché è più forte delle difficoltà che la vita le mette davanti. Fino all'impatto con la seconda guerra mondiale, tra tedeschi oppressori e poi fascisti e partigiani ed è in questa parte che ci si scontra con l'orrore più grande. Ma poi la vita ricomincia, con la fuga dalla montagna verso la città, il boom economico, gli anni 70 e la contestazione e le difficoltà con i figli così diversi da lei. Una piccola storia per raccontare un secolo, il 900, attraverso la voce potente e ispirata di una donna. 680 pagine che volano via, coinvolgono e commuovono.
Era da tempo che non leggevo un libro dal sapore così autentico e coinvolgente.
Sono stata trasportata nella storia del secolo scorso vissuta attraverso gli occhi di Caterina, una ragazza che vive nelle montagne venete e intravede un mondo diverso da quello a cui è destinata. Ho fatto il tifo per questa coraggiosa protagonista, costretta a mettere da parte i suoi desideri a causa di una serie di circostanze sfortunate.
Il romanzo conta circa seicento pagine, ma vi assicuro, tutte necessarie, scorrevolissime e con molti colpi di scena effetto "wow". L'autrice si prende il giusto tempo per raccontare le peripezie di Caterina, la sua realtà, le tradizioni, le difficoltà di relazione con il padre, tornato dalla guerra traumatizzato e silenzioso, l'amore ostinato per Mario che rincorre per decenni e gli anni perduti, mangiati dalla terra, dalla guerra e dalla miseria.
Ho amato Caterina, una donna tenace che a ogni colpo del destino, cerca una nuova normalità in cui racchiudere il dolore.
Una lettura intensa, ho pianto tantissimo.
Il finale, l'ho trovato crudele, triste ma vero come la vita che trova sempre il modo di prevalere su tutto, anche sulle ferite che fa diventare cicatrici.
4.25 💕 Myślę o niej ciepło od miesięcy, solidna książka o doświadczeniach wojny, ale też wszystkim tym, co sprawia, że serce szybciej bije. Obserwujemy całe burzliwe życie dziewczyny z małej górskiej miejscowości, pełne cierpienia, miłości, pragnień, czekania. Naprawdę dobra powieść z pogranicza literatury pięknej i obyczajowej
Non riesco ad accodarmi alle lodi sperticate per questo romanzo che, a mio avviso, non spicca in un genere ormai inflazionato. Non se ne può più di storie ambientate nel ventennio fascista con protagonisti “comuni”, come se dopo la pandemia avessimo spalancato i cassetti dove dormivano decine di romanzi storici pronti a cavalcare l’onda. È evidente che il momento per questo tipo di narrativa sia arrivato, ma pochi titoli meritano davvero attenzione. Tra questi, spicca I giorni di vetro di Nicoletta Verna, un’opera di ben altro spessore. Se dovete sceglierne uno, scegliete quello.
Di Promettimi che non moriremo ho apprezzato poche cose, e meno di tutto – purtroppo – la protagonista. Caterina incarna quello che considero il difetto più imperdonabile per un personaggio letterario: il qualunquismo. Non l’ingenuità, non la semplicità, ma una vera e propria miopia morale. Mia nonna è nata e cresciuta nel ventennio, senza nemmeno una licenza elementare, eppure ha sempre saputo da che parte stare. Caterina, invece, si barcamena: è amica dei fascisti, ma anche sorella e amante di partigiani. Non si schiera, non osa, non guarda oltre il proprio piccolo mondo. La sua ambiguità non è sfumatura, ma incapacità di visione. Questo atteggiamento si riflette nell’intero romanzo, che spesso adotta una prospettiva cerchiobottista: a ogni episodio sulle violenze fasciste corrisponde una scena in cui i partigiani, descritti con tratti tutt’altro che eroici, fanno la parte dei cattivi – rubano vacche ai contadini, fanno morire di fame i bambini – mentre l’unico soldato tedesco di cui si conosce il nome è una specie di teddy bear coccolone, amico di tutti. (A quel punto, i miei nonni avrebbero lasciato il libro per gettarlo nel fuoco.)
Anche la struttura narrativa mi ha lasciata perplessa: tutto ruota intorno al microcosmo della protagonista, mentre il personaggio più interessante – Mario, che incarna la Storia, e che nella prima parte somiglia parecchio al Bruno della Verna – resta sullo sfondo. Della sua partecipazione alla guerra di Spagna non ci viene detto nulla, se non la reazione rassegnata di Caterina (“ma che ci vai a fare, a combattere una guerra che non è tua?”). Il comunismo, agli occhi della protagonista, non è un’ideologia, ma un ostacolo ai suoi affetti. La Resistenza non è un ideale collettivo, ma un fastidio personale, una forza che si frappone tra lei e gli uomini che ama. È questa profonda povertà di sguardo, questa incapacità di elevarsi oltre il proprio ombelico, che rende Caterina un personaggio difficile da amare.
Nella seconda parte del romanzo, ambientata nel dopoguerra, Caterina diventa un’adulta infelice e rancorosa, ossessionata da un amore irrealizzato, vittima della sua stessa vigliaccheria ma incapace di riconoscerla. Si piange addosso, vomita a ogni emozione, ha la gastrite ogni due pagine – un espediente narrativo di cui, francamente, non ho capito il senso, e che mi ha ulteriormente irritata. Anche qui, la visione del mondo è reazionaria: il ’68 è ridotto a capriccio di giovani viziati, i figli ribelli fanno tutti una brutta fine, e l’unica figlia “giusta” è quella che si sposa in bianco, fa tre figli e lascia il lavoro per fare la mamma. Dispiace che l’autrice, nata nel 1979, affidi a un personaggio femminile la difesa di una visione tanto retrograda della femminilità e della società. E dispiace ancora di più che alla fine emerga non una “persona qualunque”, ma una qualunquista, priva di qualsiasi scintilla interiore.
Due stelle per lo sforzo nella ricostruzione dell’ambiente sociale e per alcune pagine formalmente curate. Ma nulla di più.
Nel suo romanzo d'esordio, Promettimi che non moriremo, Mara Carollo intreccia con maestria la storia personale di Caterina, una donna straordinaria, con le vicende storiche che hanno segnato il Novecento. Pubblicato da Rizzoli, il libro è un viaggio emozionante attraverso le tappe fondamentali della vita di Caterina, dalla sua infanzia in una contrada veneta isolata fino alla maturità e alla vecchiaia. Caterina, detta Nina, è una protagonista forte e complessa, capace di sfidare le convenzioni e di cercare un riscatto personale in un mondo in continuo cambiamento. La sua storia si intreccia con quella di Mario, il suo compagno d'infanzia e amore di una vita, in un legame che resiste alle difficoltà e alle trasformazioni del tempo. Attraverso la sua prosa ricca e avvolgente, Carollo riesce a evocare immagini vivide e suggestive, trasportando il lettore in un viaggio emotivo che esplora il desiderio, la memoria e le scelte che definiscono un'esistenza. Promettimi che non moriremo non è solo un romanzo, ma un ritratto autentico e universale della condizione umana, che invita il lettore a riflettere sulle sfide e le contraddizioni del secolo scorso. Mara Carollo dimostra un talento narrativo straordinario, capace di conquistare il pubblico e la critica con una storia intima e potente.
"«Oggi non si studia. Si occupa.» Caterina non aveva più forze, né per obiettare né per chiedere spiegazioni. Occuparsi di qualcosa le era chiaro da sempre, essere occupati da qualcuno aveva scoperto a sue spese cosa significava. Occupare qualcosa le era estraneo, apparteneva alle nuove generazioni."
Libro bellissimo, ma di una tristezza infinita. D'altro canto, come avrebbe potuto non esserlo, dato che copre un arco temporale che comprende ben tre guerre, le quali segnano profondamente la vita della protagonista Caterina, indurendo una tempra già di per sé forte. L'autrice ne crea un ritratto così vivido da offrire la possibilità di conoscerla intimamente, arrivando ad identificarsi con la sua malinconia e la sua rabbia. Il protagonista maschile di questa storia, Mario, resta invece un personaggio ambiguo, che ho fatto fatica ad inquadrare fino all'ultima pagina. Rimane il fatto che la caratterizzazione che ne fa la Carollo è qualcosa di eccellente, tanto quanto la ricostruzione dell'atmosfera dei periodi storici descritti. A coronamento del tutto, uno stile che, mescolando realismo, fluidità ed eleganza, ricorda moltissimo i classici del Novecento. Naturalmente, come credo sia opinione comune, le scene più strazianti e significative sono quella Al di là dei singoli episodi, comunque, un senso di angoscia generale pervade il romanzo nella sua interezza, visti i temi trattati: illusioni, rimpianti e frammenti di una vita che poteva essere.
Figlia di contadini, Caterina vive in un paesino di montagna, e coltiva un grande sogno. Continuare la scuola per crearsi un futuro migliore, indipendente. Condivide questo sogno, con il suo compagno di giochi, Mario. Lui però avrà più fortuna. La sua famiglia gli permetterà di continuare gli studi. A Caterina invece, viene imposto di lasciare la scuola e aiutare la famiglia nella loro attività contadina.
Anche se il legame con Mario è forte, verrà continuamente messo alla prova da guerre, distanze e tappe della vita.
La scrittura della Carollo è intensa e raffinata, richiama i classici del Novecento ma con una sensibilità moderna: così la vita di Caterina diventa specchio di un intero secolo di trasformazioni.
Il Filo Rosso di questo romanzo è la resilienza della protagonista. Caterina è spesso scontrosa, amareggiata. Ma anche una donna caparbia che reagisce alle sconfitte, con una grande forza vitale.
Dal nostro primo incontro con la Caterina bambina del 1918 fino agli anni Ottanta, tra fame, fascismo, guerra e boom economico, seguiamo la sua odissea interiore ed esteriore: una storia che parla di identità, amore ostinato, desiderio di fuga e sopravvivenza al femminile. Un esordio riuscitissimo!
Quattro stelle generose. Nel senso che la prima parte le meritava assolutamente, mentre la seconda si perde in un brodo allungato fine a se stesso. La vita di Caterina ha un prima e un dopo. Il dopo è un coagulo di nostalgia e rimpianti senza soluzione di continuità, che alla lunga stanca e fa perdere tutto il pathos accumulato nella prima parte. Detto ció, vale assolutamente la pena. Bello il racconto dell’infanzia, affascinante sia la figura del nonno che del padre risorto dalla guerra. Il rapporto con Mario e poi col fratellino. Le ambizioni di una bambina nata in un’epoca sbagliata.
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„W cieniu starych cyprusów” autorstwa Mara Carollo to powieść, która zostaje w czytelniku na długo po zamknięciu ostatniej strony. To historia całego życia, pełna wyrzeczeń, niespełnionych pragnień i cichej, upartej walki o własne miejsce w świecie.
Caterina, zwana Niną, jest córką rolników i dorasta w górskiej wiosce w Wenecji Euganejskiej. Od najmłodszych lat wie, czym jest ciężka praca i bieda. W jej świecie życie oznacza pastwiska, las i obowiązki, które nie pozostawiają przestrzeni na marzenia. A jednak w niej to marzenie dojrzewa bardzo wcześnie. Chce się uczyć, zdobyć wykształcenie i stworzyć sobie przyszłość inną niż ta, która została jej narzucona. To pragnienie dzieli z przyjacielem z dzieciństwa, Mario. Jemu jednak los sprzyja bardziej. Rodzina pozwala mu kontynuować naukę i wyjechać do miasta. Caterina musi zrezygnować ze szkoły i pomagać w gospodarstwie.
Ich więź, silna i pełna młodzieńczej nadziei, zostaje poddana wielu próbom. Wojny, odległość i kolejne etapy życia sprawiają, że uczucie zmienia się, dojrzewa i boli. Relacja z Mario jest jednym z najbardziej przejmujących elementów tej powieści. To nie jest prosta historia miłosna. To uczucie, które staje się obsesją, wspomnieniem, wyobrażeniem szczęścia, które nigdy nie jest w pełni osiągalne. Mario potrafi irytować swoją postawą, co tylko wzmacnia realizm tej opowieści.
Najbardziej poruszyła mnie jednak sama Caterina. Od pierwszego spotkania z kilkuletnią dziewczynką w 1918 roku aż po lata osiemdziesiąte obserwujemy jej długą, wewnętrzną i zewnętrzną drogę. Przez głód, faszyzm, wojnę i powojenny rozwój gospodarczy przechodzi z uporem, który staje się osią całej historii. Bywa zgorzkniała, surowa, momentami zamknięta w sobie. Jednocześnie jest niezwykle silna. Każdą porażkę przyjmuje jak cios, ale potrafi się podnieść i iść dalej z nową determinacją.
Tło historyczne nie jest jedynie dekoracją. Przemiany XX wieku bezpośrednio wpływają na losy bohaterów i kształtują ich wybory. Życie Cateriny staje się zwierciadłem całego stulecia pełnego napięć, zmian społecznych i walki o niezależność. To opowieść o tożsamości, o uporczywej miłości, o pragnieniu ucieczki i o kobiecej wytrwałości w świecie, który nie sprzyja marzycielkom.
Styl autorki jest intensywny i dopracowany. Widać inspirację klasyką XX wieku, ale jednocześnie narracja ma współczesną wrażliwość. To książka wymagająca skupienia i emocjonalnego zaangażowania. Nie czyta się jej w pośpiechu. Każdy etap życia bohaterki zostawia ślad.
Dla mnie to przede wszystkim historia o odporności i sile charakteru. O kobiecie, która mimo rozczarowań nie przestaje pragnąć czegoś więcej. To bardzo udany debiut i powieść, która naprawdę potrafi poruszyć.
Caterina è una bambina che vive sulle montagne venete agli inizi del Novecento, fra povertà e fatica. La ragazzina sogna un’esistenza diversa dal lavoro nei pascoli, desidera studiare e andarsene, così come può fare il suo amico Mario. Tuttavia crescendo si rende conto che dovrà fare molte rinunce per poter avere anche soltanto un istante di felicità. Per tutta la sua vita sarà condizionata dall’amore per Mario, che idealizza e la tormenta. La storia di Caterina mi ha appassionata soprattutto perché nemmeno una pagina sembra romanzata. La protagonista è tenace, resiliente, trascorre l’intera giovinezza a faticare senza sosta nella speranza, un giorno, di vedere realizzati i suoi desideri. E anche quando la vita disattende ogni speranza, torna sempre a nutrire la sua ambizione con nuovi progetti. C’è grande attenzione e accuratezza nel delineare i personaggi secondari, fra i quali mi sono rimasti nel cuore Quintilio, Valentino e Lucia. Mario, al contrario, è il personaggio che mi ha più irritata, egoista e poco empatico, così come l’autrice, probabilmente, voleva caratterizzarlo. Anche l’ambientazione e il contrasto fra montagna e città e fra i loro abitanti vengono descritti dettagliatamente, sottolineando la fatica e la dignità di coloro che lavorano con tenacia per sopravvivere con qualcosa da mangiare e poco altro, senza le comodità e il progresso cittadino che semplifica la quotidianità. La prosa tratteggia un Novecento e una donna che tentano di emanciparsi , di evolversi, di progredire con ogni sforzo, anche in contrasto con il pensiero della società dell’epoca. La figura di Caterina rappresenta ogni donna che non si è voluta uniformare al ruolo tradizionale di moglie e madre, ma ha osato, a volte pagando sulla propria pelle. Un’opera di grande valore, intensa ed emozionante.
Un percorso lungo ottant’anni per raccontarci due storie inevitabilmente intrecciate: quella personale di Caterina e quella nazionale dell’Italia. Caterina attraversa due guerre mondiali, ma c’è una battaglia ben più dura che combatterà per tutta la vita: quella con sé stessa, con le sue speranze disattese, con i suoi sogni infranti, con un’esistenza di cui non riesce mai a godere perché le sembra sempre di non avere abbastanza, di non aver ottenuto le cose giuste, di non giungere mai al traguardo tanto ambìto. È una protagonista difficile da amare, Caterina, perché è troppo umana: troppo capace di provare sentimenti di rabbia, rancore, invidia; troppo prigioniera di desideri che non confesserà mai; troppo schiava di un amore perlopiù immaginato e alla fine, forse, idealizzato. Non fa simpatia perché appare inerme, in balìa di un destino ineluttabile, incapace di superare i propri traumi e di avere un po’ di quel sano egoismo che le permetterebbe di avere qualche sprazzo di sincera felicità. E invece no. Caterina è una donna forte, figlia del suo tempo: una donna instancabile che riesce ad ottenere tanto con i pochi mezzi che ha a disposizione, che riesce a garantire ai suoi affetti la vita che avrebbe desiderato per sé e che alla fine impara a vivere davvero. Perché nonostante tutto è sopravvissuta.
“Promettimi che non moriremo” è un libro che mi ha colpito molto, soprattutto nella sua parte ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale. L’autrice riesce a trasmettere attraverso il vissuto della protagonista le emozioni che devono aver caratterizzato quel periodo storico: la sofferenza, la paura, ma anche la forza della speranza e della resilienza. I momenti più drammatici sono descritti con una scrittura evocativa che rende vivo il dolore e la lotta per la sopravvivenza dei personaggi. Nella fase in questione, il libro è risultato molto coinvolgente e mi ha tenuto incollato alle pagine. Tuttavia, quando la storia si sposta in città e si allontana dal contesto bellico, il romanzo perde parte della sua intensità. La narrazione diventa più lenta e, a tratti, banale, con eventi e sviluppi più prevedibili. Anche i personaggi, pur restando ben costruiti, sembrano meno interessanti e la trama meno avvincente. Nonostante questo, trovo che il libro meriti comunque di essere letto, soprattutto per la parte dedicata alla guerra, che è davvero ben riuscita. La seconda parte, purtroppo, non riesce a mantenere lo stesso livello di emozione, ma resta comunque una lettura che offre spunti di riflessione.
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È questo il libro che mi ha accompagnato a febbraio tutte le sere prima di andare a letto. Racconta una vita intera, quella di Caterina che vive principalmente all'interno di una piccola contrada di montagna dell'alto Vicentino. La narrazione copre un arco temporale che va dalla fine della grande guerra fino al 1998. Tratta dei due principali conflitti bellici, dell'evoluzione e della caduta del fascismo, di emigrazione, crudeltà, delle lotte studentesche del '68, ma parla soprattutto di fame, miseria, sacrificio, ossessione, resilienza e ricerca di riscatto. Lo stile è abbastanza scorrevole ed i capitoli brevi, ma per il mio gusto personale l'autrice poteva tagliare almeno 100 pagine perché si ferma troppo spesso su dettagli poco significativi e descrive con troppa dovizia cose banali. Troppi anche i personaggi marginali. Mi è piaciuto? Non saprei...a caldo posso solo dire che mi ha lasciato un vuoto dentro non indifferente. Fa rabbia l'insegnamento che questo scritto vuole trasmettere: passiamo una vita intera a correre dietro a delle mere illusioni dimenticandoci che non dobbiamo sprecare il tempo prezioso dietro alle chimere. 📚📚📚/5 #booklover #booktok #bookstagram #promettimichenonmoriremo #maracarollo
Caterina, una bambina nata alle soglie della prima guerra mondiale in un paesino veneto di montagna, che nel 1918 quando suo padre torno' nemmeno lo riconobbe, che voleva imparare le parole per poter descrivere le cose, che con Mario giocava tra i prati per sollevarsi dalle fatiche. Caterina, la ragazzina orgogliosa che vedendo Mario partire per la città volle allontanarsi da casa per poter imparare a vivere e a conoscere il mondo come lui. Caterina, la ragazza costretta a tornare al paesino per prendersi cura del padre , a tirare avanti la famiglia con il lavoro duro dei campi , a sopravvivere alla disumanita' della seconda guerra mondiale che le portò via anche l' innocenza di un istante di felicità. Caterina, la donna che sopravvissuta lotto' per dare ai suoi figli una vita migliore, una vita di speranza, una vita piena di sogni ...una vita che a lei non fu concessa che però forse non era la vita che le nuove generazioni cercavano. Caterina, l' anziana che capi che era bello da bambina, credere che il mondo fosse solo quello davanti agli occhi e che con le parole giuste si potesse dire ogni cosa.
Dwoje dzieci wspina się po drabinie do stodoły. W słomie robią przejście, kładą się na drewnianej podłodze i przez szczeliny podglądają świat. Marzą o wspólnej przyszłości w Mediolanie, o innym życiu, które kiedyś będzie należeć do nich. Wtedy wszystko wydaje się możliwe. „W cieniu starych cyprysów” Mary Carollo zaczyna się właśnie od takiej niewinnej obietnicy. A potem prowadzi nas przez całe życie Cateriny, nazywanej od dziecka Niną. Przez głód, faszyzm, wojnę i powojenne przemiany Włoch. Przez ciężką pracę, kilometry do szkoły pokonywane w śniegu i upale, przez upór, który z czasem staje się jej największą siłą. Mała Caterina widzi przed sobą „wszystkie słowa świata”, potrzebne, by nazwać rzeczy i być szczęśliwą. A potem dorasta i w najważniejszych momentach milczy. Jakby zabrakło jej właśnie tych słów. Jakby niewypowiedziane zdania zmieniły bieg całego życia. To nie jest prosta historia o miłości. To opowieść o dziewczynie, która latami żyła iluzją nieskończonych możliwości, czekając na jednego mężczyznę. Mario nie jest czarnym charakterem. Jest marzeniem, ideą, wielką miłością i obsesją. On podąża za swoimi przekonaniami, ona za nim. A życie płynie i szanse nie wracają. Ta powieść jest monumentalna, niemal siedemset stron drobiazgowo opisanego życia. Wymaga skupienia i cierpliwości, ale dzięki tej uważności czułam, jakbym naprawdę szła obok Niny przez wszystkie jej lata. Ogromny ukłon należy się tłumaczce. Język jest gęsty, chwilami surowy, a jednocześnie plastyczny. Czuć zapach siana i chłód śniegu. To przekład z wyczuciem. Dzięki temu debiut Mary Carollo robi ogromne wrażenie i zaskakuje dojrzałością. Po zamknięciu książki zostały we mnie dwie emocje. Podziw dla siły Cateriny i smutek, że tak wiele przeszła w cieniu jednego marzenia. I ciche pytanie, kim stałaby się, gdyby pozwoliła sobie mówić głośniej. Pełna recenzja na blogu – link w bio.
Semplicemente un libro piatto. La storia in sé è anche carina e lascia dell’amaro in bocca per la figura di Caterina e per la sua poca voglia di rivincita personale. I temi trattati sono belli e importanti ma buttati in un romanzo che racconta semplicemente la vita di Caterina dalla sua infanzia alla sua vecchia senza empatia. Troppi personaggi e troppe figure banali. Mi rimane un romanzo sulla storia d’amore, mai vissuta, tra Caterina e Mario senza un motivo. Un grande punto positivo invece è la capacità di scrittura dell’autrice che é in grado di farti capire l’età di Caterina senza mai specificarlo veramente; il libro inizia con una scritturata acerba di una bambina di 4 anni e termina con una scrittura solida e ferma che fa intendere l’età adulta e avanzata della protagonista che ormai sa cosa vuole.
Finalmente ho trovato un libro a cui dare 5 stelline, dopo il Conte di Montecristo avevo perso ogni speranza. Ma che meraviglia!!! Cosa mi è piaciuto? Tutto a partire dalla scrittura, alla trama. L'autrice non ha usato né una parola di più che allungasse la trama né una di meno che lasciasse buchi di trama o superficialità degli eventi. La parte storica e la parte narrativa a mio avviso è stata ben calibrata, non c'è stato mai un momento in cui mi sono annoiata, considerando la mole del romanzo. Non ricordo più l'ultima volta in cui ho pianto tanto nel leggere una storia. Caterina mi rimarrà nel cuore per sempre.
non scrivo mai un commento sui libri perché credo che ognuno abbia qualcosa da regalare e ognuno di noi abbia una visione diversa ma su questo devo! fantastico come una storia che può essere a noi molto lontana ci porti comunque a riflettere sulle scelte fatte e non. su come non lasciare che la vita semplicemente accada. le cose, le persone, il mondo attorno a noi cambia e noi dobbiamo prendere quello che ci offre, dare il massimo e anche soffrire per ottenerlo, a volte non basta ma avere rimpianti è una tortura che non smetterà di tacere
Storia di Caterina, già nata nella 1 guerra vive la seconda da ragazza scopre l amore e rivive quei momenti con il suo amico Mario, sempre con lei fin da piccolo. La vita però la mette davanti all' arresto e alle violenze da parte degli SS che stavano sorvegliando Mario. la vita prosegue lei donna forte e orgogliosa si sposa, ma vuole restare indipendente, e la storia prosegue sino al 1998 . Bellissimo
Un libro che contiene molte storie, forse troppe, con descrizioni infinite (ma sempre diverse) di paesaggi, ambienti, personaggi. La parte ambientata in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale mi ha molto colpito per la descrizione minuziosa di cosa significhi perdere la libertà. Ogni giorno ho posato il libro pensando a tutti i paesi in guerra e a quanto sia stato semplice far saltare equilibri e alleanze internazionali.
bellissimo. avevo appena finito “i giorni di vetro” simile per argomento e ambientazione, che mi aveva irritato per la scarsa verosimiglianza della trama, nonostante la buona scrittura. questo romanzo invece è molto più realistico e quindi interessante. la protagonista è vera, forte, contraddittoria e consapevole del proprio destino, fin da piccola. un gioiellino, davvero.
La storia mi ha coinvolta molto, credo che l’autrice sia stata molto brava a descrivere i personaggi principali nel profondo. É il racconto di una vita tormentata dalle scelte per il futuro ma che rimane fortemente ancorata al passato. É una storia di rimpianti e occasioni mancate che permette di riflettere anche sulla nostra storia italiana.
Meraviglioso, uno dei più belli degli ultimi tempi. Un libro che si stratifica a più livelli di sentire, di soffrire, di amare, di arrendersi alla fine a quel che è la vita. L’ho amato tantissimo
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Romanzo molto interessante, si impara molto della storia delle guerre nell’alto vicentino. Anche se ha una lunghezza importante l’ho trovato molto scorrevole, mi piace molto la scrittura di Mara