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Nelle verde gola delle lupe è una breve novella distopica dal sapore acre, selvatico, pronta ad accogliere il lettore nelle profondità misteriose della selva.
🐺 Ci troviamo nell'italia del 1500, in una società completamente matriarcale regolata dai delicati ritmi del branco. C'è chi caccia, c'è chi raccoglie provviste, chi cucina, le anziane istruiscono le giovani, le giovani si prendono cura delle anziane, tutte insieme ci si prende cura delle cucciole, le nuove nate.
Figlie, madri, nonne, infinite declinazioni del femminile. Nel branco non c'è spazio per l'essere maschile, che è relegato a leggenda sotto il nome di esserebestia, storia perfetta per spaventare le più piccole e non farle uscire dalla sicurezza del bosco.
🐺 Durante la narrazione incontriamo una pluralità di voci che, tra leggende e ricordi, ci aiutano a costruire lentamente un quadro più completo della situazione. Frammento dopo frammento, pezzo dopo pezzo, le sonpei ci guidano per mano con maestria, componendo davanti ai nostri occhi un mosaico portatore di una triste verità: quanto questa novella si faccia metafora della condizione femminile.
Se al di fuori del bosco troviamo un mondo a misura d'uomo, che si muove secondo le regole e i ritmi maschili, alle donne non rimane altro che rintanarsi nel cuore della selva, e non c'è posto più adatto, perché solo qui si può dare sfogo alla vera natura femminile, quella più selvatica e ancestrale. Se la civiltà la soffoca, nella selva prospera. La maternità, il ciclo delle stagioni, il corpo che muta, il bosco che si trasforma: la donna è natura e la natura è donna, sono una lo specchio dell'altra. Persino i dogmi della religione cristiana, scolpiti nella misoginia, sono costretti a piegarsi alla sacralità della selva e al miracolo del femminile: ciò che adorano le Lupe è Nostradonna, Maria, che ha partorito il suo cucciolo.
🐺 La curiosità, però, si sa, è anch'essa donna, e Ana, giovane Lupa del branco, vuole sapere, non riesce a resistere al richiamo del mondo esterno. Il mondo esterno, a sua volta, non può che contaminare con le sue brutture tutto ciò che trova, per sua stessa natura.
E così Ana, di nascosto, inizia a vedere cose che non dovrebbe vedere.
Mi è dispiaciuto però che la sua presenza non abbia mutato in alcun modo il corso della narrazione: tutto ciò che accade sarebbe accaduto con o senza le scoperte della ragazza, che rimane semplice spettatrice. Avrei preferito vederla artefice del proprio destino. (Forse in un seguito?👀)
🐺 Le meravigliose illustrazioni di Marco Calvi accompagnano la narrazione, mitigando la crudezza di alcune scene. Il realismo della scrittura delle autrici, infatti, investe il lettore come una doccia fredda, ma d'altronde è giusto così: non c'è spazio per il lirismo nella selva, ci sono solo i freddi e oggettivi meccanismi della natura, che sa essere molto crudele, quando vuole.
🐺 In perfetta sintonia con il resto della storia abbiamo l'epilogo, che lascia l'amaro in bocca e ci spinge a chiederci se un finale diverso, per noi donne, sarà mai possibile in futuro. Vi invito a leggere questa novella e a cercare la risposta.
Grazie mille a Moscabianca per la copia e la fiducia 🖤