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191 pages, Paperback
First published January 1, 2002
Quando a scuola si presenta una nuova insegnante giovane, bella, alta, bionda e ricca la professoressa Camilla Baudino - che è meno giovane, meno bella, meno alta, meno bionda e decisamente meno ricca - matura fin da subito una certa antipatia nei suoi confronti. Sensazione che aumenta ancor di più quando la sente esprimere del disprezzo nei confronti dei cani, che lei invece vede come creature notevolmente più affidabili degli esseri umani, per il semplice fatto che "non parlano non scrivono non rilasciano interviste alla tivù - non ancora". E quando pochi giorni dopo l'inizio del nuovo anno scolastico la nuova insegnante viene trovata morta, lei non sceglie la via dell'ipocrisia che fa sì che qualunque persona che in vita non ci va a genio, da morta "era proprio una bella persona". Al contrario, rimane ferma nella sua convinzione, salvo poi ammorbidire la sua opinione pian piano, man mano che impara a conoscerla attraverso ciò che viene a sapere della sua vita. E lo viene a sapere perché da brava amante dei gialli non sa resistere alla tentazione di indagare un po' sul suo conto, per scoprire chi l'ha uccisa e perché. Questa sua incontrollabile curiosità la porta a conoscere Gaetano, il poliziotto che si sta occupando del caso, e che è attratto da lei, il che non guasta. E tra informatori inaspettati e l'infrangimento del segreto professionale, vengono a galla a una a una tutte le tessere di un puzzle che rivela un'immagine molto diversa da quella che Camilla si era figurata.
Il romanzo rientra nella categoria dei gialli perché è incentrato sulla risoluzione di un caso di omicidio, ma si tratta di una lettura molto leggera, il classico poliziesco all'italiana della televisione (non a caso ne hanno fatto un telefilm), ben farcito di ironia di dubbio gusto e personaggi al limite dell'ordinario. Lo stile è a tratti indefinibile, confusionario, certamente voluto per dare al lettore l'impressione di trovarsi dentro la mente della professoressa e di assistere ai suoi continui flussi di coscienza. Ma nonostante io ne capisca lo scopo, l'ho trovato comunque irritante. Decisamente troppi elenchi per lo più privi di punteggiatura (sempre per dare l'impressione di pensieri a ruota libera), troppi riferimenti letterari inseriti solo per dare un tono al personaggio. Ma come ho detto, si tratta di scelte stilistiche giustificabili, e che semplicemente non incontrano il mio gusto personale.
La scelta che invece non ho proprio capito, e che mi ha irritata di più durante la lettura, è stata quella di saltare di continuo dalla prima alla terza persona e viceversa. Penso che l'unico effetto che possa avere sul lettore è di creare confusione. Oltretutto lo trovo totalmente innecessario, dal momento che come ho scritto prima i pensieri della protagonista erano già ampiamente presentati al lettore sottoforma di elenchi. C'era davvero bisogno di inserire anche la prima persona tra una frase e l'altra? La storia in sé non è neanche male, ma non mi sono goduta la lettura come avrei voluto, e di conseguenza non posso dare più di due stelle, che per me sta per "ok".