“hai deciso di votarti al martirio per Marco,brava” dice Antonietta a Costanza. E mi immagino lo dica col tono che userei io,carico di ironia dato che a me Marco non “sfagiola” proprio per niente. Fin dal primo libro della serie ho avuto perplessità tanto su di lui quanti sulla relazione con Costanza.
Relazione, poi, che parolone. C’è qualcosa che proprio non ingrana e che non me li fa piacere. Qualcosa di stiracchiato ed estenuante, che finalmente qui trova una definizione. Con Marco c’è il solito tira e molla, quel fraintendersi continuamente per il non detto e per le accuse più o meno velate. Io davvero non l’ho capito lui, così ombroso e oscuro.
Quando è spuntato il figlio di Giovanna Almazàn per un millisecondo ho sperato che fosse un nuovo amore per Costanza, qualcuno con cui finalmente voltare pagina. Ma – come dice la minore delle Macallè- Costanza rasenta il martirio per quel ragazzo bello e dannato.
Ma un pochino più di verve, di introspezione,di spessore all’ “ussaro” glieli potevi dare cara la mia Gazzola?Che scrivere, scrivi così bene!
Mi piace il suo stile, si legge volentieri : perché non buttarsi direttamente su un bel giallo storico? Scommetto che verrebbe una bomba! E poi, sì, metterci una bella storia di passione!
E infatti le parti che mi sono piaciute di più sono quelle ambientate nel passato: intrighi, mistero, descrizioni bellissime che si affacciano al presente, al lavoro di Costanza e degli ex colleghi dell’istituto di Paleopatologia.
Le parti al presente, raccontate dalla Macallè, sono meno interessanti, anche se in certi momenti ho riso di gusto (quando, per dirne uno, Costanza va a prendere Flora all’asilo e lei ha fatto il disegno spiegando cosa piace e non piace a sua mamma… un Homer simpson al femminile,hahahaha).
Ma la trilogia di Costanza non mi ha convinto fino in fondo, come ho scritto ad Erica- che è una fan di Alice Allevi ( ma dopo che le ho fatto conoscere Vani Sarca mi ha detto: ma come facevo a leggere la Gazzola? Altro stile, questione di gusti). – Costanza con la sua fissa/ossessione per Marco e la loro situazione sempre nella “zona grigia” non mi ha mai entusiasmato! ( il messaggio era così sintetizzato: che palleeeeeeeeeeeeeee!)
E poi: vogliam spendere due parole su Melchiorre? Io avevo addirittura pensato che la lettera di raccomandazione (che non è stata tale) l’avesse scritta Diana per tenerla lì, a lavorare con Ans e Miss Foley.
E invece erano solo le parole di un uomo amareggiato. Che delusione!
In generale mi aspettavo più azione, ma mi sono piaciute da matti le parti legate all’indagine, quelle dove Ans e Costanza vanno per archivi. (gusto assolutamente soggettivo e personale) e i ringraziamenti e le curiosità a fine libro!
Ho trovato anche un po’ forzata la parte dedicata al padre di Andrea Almazàn: capisco che in qualche modo serva da legame, filo rosso tra passato e presente ( con Valentin che come lui era invischiato in cose poco lecite) però l’ho sentito com un di più.
Quindi complessivamente il voto per questo ultimo (?) libro della serie di Costanza è tre stelle.
Si legge anche senza i precendenti, ma li consiglio perché le storie ambientate nel passato sono bellissime!
E, anche, si capisce qualcosa di più su come ragiona Costanza. Marco no, è sempre uguale!
Buone letture e alla prossima!