Mi sono sorpresa di come questo romanzo fosse simile a "Va' dove ti porta il cuore", anche se siamo di fronte a un protagonista maschile, invecchiato, che ha trovato la serenità dopo una vita sconquassata da una tragedia che definire “grande” è riduttivo: ha perso la moglie e il figlio in un incidente d’auto che ha tutta l’aria di essere un suicidio-omicidio. Poi la discesa, le scelte sbagliate e quelle meschine. L’odio verso la vita. L’improvvisa luce nel buio e la faticosa risalita.
"Per sempre" è un romanzo-viaggio alla scoperta non solo di se stessi, ma delle radici più nascoste dell’uomo, degli abissi in cui può precipitare e della scintilla della consapevolezza che può accendersi, se solo lo volessimo. Infine, è un viaggio alla ricerca di Dio, avulso da dogmi e dottrine estremamente negativi e fuorvianti. La tematica di Dio e della spiritualità è molto presente, ma non per questo il romanzo assume connotati “religiosi”, anzi, sono presenti considerazioni molto interessanti, che invitano a riflettere il lettore e, ammettiamolo, strizzano l’occhio al bambino che c’è in noi, lo stesso bambino che andava a messa e a catechismo senza sapere bene perché. La storia di ogni bambino italiano, in pratica: "«Che senso ha fare una buona azione?» continuavo. «E allora tutte le altre azioni che faccio, cosa sono? O sono buono sempre – e vivo il bene – o non lo sono mai. O tutto è amore, oppure niente è amore. Non può esistere l’amore a comando, l’amore a pezzetti. Non può essere un vestito che indosso quando mi fa comodo.» […]
L’anno dopo, decisi che avrei studiato medicina, come mio nonno. Dato che non potevo capire Dio, potevo almeno cercare di capire l’uomo; e se il dolore del mondo continuava a restare per me incomprensibile, potevo almeno tentare di lenirlo."
Matteo è diventato medico, ma non era quella la sua strada. Anche in questo romanzo, l’autrice ribadisce l’importanza del ritorno alla natura e a una visione innocente, pura, come quella di un bambino che ancora non sa nulla del mondo e si meraviglia di ogni cosa. Questa è la via per capire la realtà e chi siamo davvero: "Una volta liberata la mente, mi sono reso conto che, fino ad allora, non avevo mai visto la realtà, ma soltanto quella che io volevo fosse la realtà. A tre mesi, il velo davanti agli occhi dei neonati comincia a dissolversi. Io mi sentivo così – un piccolo bambino di tre mesi. Vedevo le cose e mi meravigliavo della loro bellezza. Questa è una foglia, mi dicevo, questa è una ghianda, e questo capolavoro di morbidezza e di calore è il nido di un codibugnolo. Non finivo mai di stupirmi. Mi chiedevo dove erano state tutte quelle cose fino ad allora e subito mi rispondevo con un’altra domanda – dov'ero stato io?"