What do you think?
Rate this book


Paperback
First published January 1, 1977
Gli omosessuali sono talmente indotti da sempre a considerarsi malati che a volte capita che si percepiscano come tali: in ciò consiste la nostra vera malattia, l'illusione di malattia che può anche arrivare a farci ammalare veramente. In modo analogo, chi è stato a lungo rinchiuso in manicomio può finire col recare sul volto i segni stereotipati della "follia", ovvero le tracce della persecuzione subita e della prigionia, la "terapia" interiorizzata sotto forma di malattia. I medici (psichiatri e antipsichiatri) sono i veri untori, la vera malattia è la "cura".
Spesso, l'illusione di essere in qualche modo malato affligge l'omosessuale a tal punto da spingerlo a tentare di mascherare (deformare) il proprio essere, la cui difformità è costretto a vivere come deformità. Se noi omosessuali appariamo a volte ridicoli, pietosi, grotteschi, ciò avviene perché non ci è concessa l'alternativa di sentirci esseri umani. I "pazzi", i negri, i poveri fanno paura: l'oppresso reca sul viso il marchio dell'oppressione subita.
Ma questo marchio può trasformarsi in annuncio della nuova vita che sorge: sul volto di un travestito può ormai brillare la gaiezza del desiderio che si sta liberando, l'energia pro-positiva che volge alla creazione del comunismo. La guerra contro il capitale non è stata perduta: sempre più omosessuali, oggi, invece di lottare ciecamente contro di sé nell'angustia dell'individualismo, al chiuso del ghetto, imparano a (com)battere gaiamente a occhi aperti, a corpo aperto, per la rivoluzione.