To know a city is to become intimately intertwined with its nooks, crevices, secret passageways, and dark places where its lifeblood flows—and what city has more of those than Venice? In The Other Venice, Predrag Matvejevic ventures past the infamous canals and cobblestone streets of the tourist’s Venice to find the heart of the ancient Italian metropolis.
A lyric re-imagining of the City of Romance, The Other Venice utterly reconfigures the Venetian landscape, as Matvejevic follows both real and imaginary maps, contemporary and historical, to trace out the details of this sensuous city. He probes into what the ancient metropolis means to its people, the nation, and global culture. But he also finds hints of life in the smallest and most mundane details—ancient bridges, rust-flecked boats, wall sculptures, rivers, and piazzas scattered throughout the city. Each has a little-known story and with Matvejevic as our guide, he reveals the stories behind them all.
The book carries readers to a Venice that has escaped the eyes of writers, artists, and photographers through the centuries, and Matejevic by turns plays a historian, cartographer, anthropologist, and philologist as he unravels elusive artifacts of time past. Arresting black-and-white photographs by renowned photographer Sarah Quill accompany the text, offering a silent testament to Matvejevic’s pilgrimage. A fascinating and beautifully written guide, The Other Venice reminds us that there is always another mystery to uncover in the city of water and stone.
Predrag Matvejević was born in Mostar (Bosnia and Herzegovina, at the time part of The Kingdom of Yugoslavia) to a Croatian mother and a Ukrainian father. He was a writer and scholar who taught at universities in Zagreb, Paris and Rome. He is best known for his 1987 non-fiction book Mediterranean: A Cultural Landscape, a seminal work of cultural history of the Mediterranean region.
Entrambi i titoli rispecchiano il metodo adottato dall’autore; come spiega La Capria nella prefazione, una “accurata archeologia della mente, che scava e scopre frammenti e reperti pulendo delicatamente con un pennello la realtà sepolta sotto la polvere delle rappresentazioni, è la strategia di Predrag Matvejević per avvicinarsi a Venezia”. Emblemi di questo modus operandi, ad esempio, sono i capitoli dedicati all’erba di Venezia, alla “flora murale”, che immagino abbiano infastidito altri lettori. Eppure la scelta stilistica di Matvejević è tutt’altro che pretestuosa; è anzi altamente simbolica e quasi inevitabile. Scrivendo di una città di cui ogni singola pietra è stata già cantata, infatti, non resta forse che infilarsi nelle fessure come fanno i fili d’erba fra i masegni, “là dove nessuno se li aspetta e dove —si direbbe— non servono a niente”.
“Una storia diversa, più giusta, darà a questa prole erbacea, a questo proletariato murale, un posto più importante. Senza di esso l’immagine del mondo accanto a noi —e quella della stessa Venezia— sarebbe più disadorna e scialba”.
Quando poi arriva a parlare delle pietre, l’autore non si concentra sulla statuaria quanto su pàtere e formelle: sculture modeste, eseguite non da maestri di scalpello ma da intagliatori improvvisati, “esposte al vento e alla pioggia, al caldo e al freddo (…). Il tempo e le intemperie ne corrodono e raschiano la superficie, incidono su di esse rughe e solchi simili a quelli del volto umano”. Da qui il nome di sculture esterne o anche erratiche, “per caratterizzare un destino randagio”. Matvejević inanella dettagli generalmente ignorati dalla letteratura su Venezia. Prende la via d’acqua, facendosi accompagnare su isole poco note e pressoché disabitate; visita una sorta di cimitero dei gabbiani; dedica un capitolo alla misconosciuta Chioggia. Snocciola lunghe liste di nomi: erbe, venti, imbarcazioni. Menziona San Marco in Boccalama, una delle isole “affondate, scomparse, dimenticate”: sede di un convento di benedettini, venne ingoiata dalla laguna e se ne perse anche il mero ricordo. I recenti lavori di scavo sul sito dell’isola, cui Matvejević ebbe occasione di assistere, riesumarono tra i molti reperti l’unico esemplare esistente di un certo modello di galea medioevale.
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Nato a Mostar da madre croata e padre russo, Predrag Matvejević è figlio di quel Mediterraneo che, come lui stesso ricorda, “un tempo era detto golfo di Venezia”. Non stupisce quindi il suo interesse per la Serenissima. Si sofferma sulla Riva degli Schiavoni, che prende il nome dagli Sciavuni o Morlacchi suoi conterranei. Descrive, in una pagina in cui etimo e poesia si fondono, ciò che unisce e distingue le due sponde dell'Adriatico: il sole, che a occidente scompare tra i monti (tramonta), mentre a oriente affonda nel mare.
“Quelli che arrivano a Venezia dai vari centri dell'Europa vi incontrano l'Oriente. Per le popolazioni dei Balcani e del Vicino Oriente, invece, Venezia è al tempo stesso Europa e Occidente! Gli uni vedono in essa le origini di Bisanzio, gli altri la fine. Venetiae quasi alterum Bysantium ― sono le parole del celebre cardinale Bessarione, che a suo tempo arricchì la Biblioteca di San Marco con i tesori librari della bizantina Costantinopoli. Nella sua saggezza, Venezia non volle sul proprio territorio lo scontro fra bizantinità e romanità che invece ha dilaniato alcune regioni dei Balcani. Qui sta una delle caratteristiche di questa città. Il «divano orientale-occidentale» non è in nessun luogo così largo e soffice come in questo spazio esiguo e scomodo”.
Sarà per questo che a Venezia gli slavi si sentono a casa. sebbene Matvejević, al contrario di Brodskij, sia appunto uno slavo mediterraneo. Pare quasi di vederli entrambi, a prendere appunti... esiste un equivalente slavo delle moleskine?
Il libro è arricchito da una serie di xilografie, in buona parte del XVI-XVII secolo, dalla collezione del Museo Correr. http://correr.visitmuve.it/
D'una ciutat de la qual se n'ha dit tot, possiblement només té sentit redescobrir-la des de mirades totalment personals com la de Matvejević. Que, tal i com diu el traductor Pau Sanchis, et parla d'una Venècia d'allò que és ben visible, però que ningú mira: les plantes, les escultures humils, els terres..
Per a enamorats d'aquesta ciutat que no en tenim mai prou.
Per una innamorata cronica di una città, era doveroso leggere il libro di Matvejević. E scoprire sempre qualcosa che non conosco, metterli sulla mia mappa per andare a vedere con i miei occhi. Chissà se alcune cose contenute nel libro ci sono ancora, è stato scritto tanti anni fa. Non mi resta che andare a vedere.
Depois de "Marca de Água - Sobre Veneza" de Joseph Brodsky, "A Outra Veneza" é o melhor livro que li sobre a "Sereníssima". Voltarei a lê-lo nas vésperas de uma próxima viagem a Veneza. Predrag Matvejevic fala-nos da outra Veneza fora da visão panorâmica dos principais monumentos/pontos turísticos. Das plantas e das flores, das cores e das sombras, do pão e da ferrugem que ao longo dos tempos fizeram a história da cidade.
"Veneza, as tuas sombras foram as guardiãs dos teus primeiros tesouros: palácios e sua opulência, igrejas e seu fasto, Arsenale e seu orgulho. Elas salvaram-te de ti mesma e da inveja das outras. Os amantes vieram ao encontro da cidade sobre água - uma cidade no ar não fora ainda erigida. Nenhum poder, nem sequer o dos doges, iguala o do teu passado. E os leões de São Marcos não se prosternaram perante os outros santos. No teu seio germinou a semente de Roma i Bizâncio, da Europa e do Levante, de um Ocidente sem repouso e de um Oriente lânguido."
“M’he imaginat com seria una antologia de fragments dels diaris dels nois i noies desconeguts que hi han passejat agafats de les mans. Devien escriure més sobre el seu amor a Venècia que sobre Venècia mateixa. Ella els ho perdonaria. “ ❤️
Ilginc bir kitap, Venedik hakkinda bir deneme. Yazar zaten Venedik hakkinda hersey yazilmistir diye basliyor kitabina. Begendim. Hasta oldugum bugun bana iyi geldi. "Venedik, gölgelerin ilk hazinelerinin bekçileri oldu: Saraylar ve büyük zenginlikleri, kiliseler satafatları, Tersane ve gururu, Bunlar hem kendinden hem de dikerlerinin ihtirasından kurtardi, duran bir şehir henüz âşıklar geldi sular üzerindeki şehri tanumaya. Eski Venedik dukalarmmki dahil, hiçbir iktidar geçmişinle boy ölçüşemedi. Ve Aziz Markos'un aslanları hiçbir azizin önünde boyun eğmedi. Göğsünde filizlendi Roma'nin ve Bizans'in, Avrupa'nin ve Asya'nın, dinlenmek nedir bilmeyen bir Batinin ve canliligini yitirmiş bir Dogu'nun tohumları."
Piccoli capitoli che la raccontano da un punto di vista non usuale, scatti con messa a fuoco diversa dalle classiche guide turistiche. A me sono piaciuti.
Nella sua saggezza, Venezia non volle sul proprio territorio lo scontro fra bizantinità e romanità, che invece ha dilaniato alcune regioni dei Balcani. Qui sta una della caratteristiche di questa città. Il «divano orientale-occidentale» non è in nessun luogo così largo e soffice come in questo spazio esiguo e scomodo.
I am definitely not the guy for Predrag. This is the second book that I read from him that has all the elements for me to like it but it really doesn't. It is very similar to Mediterranean: a cultural landscape
Sometimes I can glimpse the beauty of Pedrag's observations, like when he mentions about all the anonymous people who writes about their trip to Venice and how the city forgives them. Unfortunately, most of the times I think that the author just do list of things: taverns, materials, sculptures, islands, etc. without going any deeper.
The VBZ edition of the book has a subtitle that says "looking a Venice from the Croatian side of the Adriatic". Don't fall for that. I wouldn't say there is a Croatian, or Balkan, perspective on this essay. The book has a lot of maps, but one cannot appreciate them very much.
Svojevrstan vodič po Veneciji, odnosno esejistički putopis, ako ga se tako može nazvati. Poglavlja su tematski raspoređena, daju uvid u jedan aspekt grada koji bi inače bio zanemaren, opisi mjesta ili obilježja grada kojima se značaj ne pridodaje dovoljno, vizualne i gotovo olfaktivne te povijesne slike Venecije. Matvejević poziva da obratimo pozornost na ono što bi nam inače promaklo, na što ne bismo obraćali pozornost, oni gotovo nevidljivi detalji grada. Srodan Mediteranskom brevijaru.
Kao nedostatak Drugoj Veneciji izdvojila bih manjak ljudskih priča i anegdota, prikaz venecijanskog mentaliteta i identiteta. Sve u svemu, jedan malo drugačiji putopisni prikaz grada, životopisan prikaz Venecije.
Um livro que evidencia facetas não tão comuns para falar de Veneza, e que revelam e intensificam o fascínio ilimitado desta cidade. Os mapas, os ventos, os ancoradouros, os campanários são elementos de Veneza, e que são igualmente do Mediterrâneo, e fazem deste livro uma espécie de exercício do Breviário aplicado a Veneza, provavelmente uma das mais densas cidades porque sendo a sua definição política circunscrita a um território reduzido, a sua razão de existir concretizou-se no mar para chegar às margens do Mediterrâneo oriental, e neste livro essa dupla natureza é evocada e fascina. A escrita e rigorosa, muito acessível e nunca banal.
Para salvar Venecia hay que prestar atención a los últimos detalles que han sobrevivido a la masificación turística de la bella ciudad, mitad isla, mitad palafito, amenazada desde tantos frentes (la humedad, el turismo, el cambio climático, el abandono de sus propios moradores). Esos detalles son lo que permite intuir aún su personalidad, su autenticidad. Y a documentar y ponderar esos múltiples detalles es a lo que se dedica Matvejević, con una sensibilidad a prueba de bombas, tanto en el mirar como en el contar. Bonito homenaje.
Im not sure who this book would appeal to. I’ve been to Venice several times and though there are some small tidbits here that are somewhat interesting, I found the tone incredibly melancholic. Given the description I thought there would be more of a sense of the local people but its more about a sad recounting of small little physical things about the city. I would also hardly call the photos “arresting”.
Es podria dir que és com un apèndix del 'Breviari mediterrani', però no seria fer-li tota la justícia que es mereix: és un petit llibre preciós. Junt amb la 'Marca d'aigua' de Brodsky, un perfecte company de viatge i d'esperit.
To mój kolejny chorwacki, urlopowy książkowy nabytek. Ta krótka książeczka zainteresowała mnie podczas pobytu w mieście Pula. Zwiedzając półwysep Istria zwróciłem uwagę na to iż dziś należący do Chorwacji półwysep jest również powiązany historycznie z Włochami, przede wszystkim z Wenecją.
Autorek niniejszej książki jest Chorwat, który pracuje, wykłada na włoskiej uczelni. Postanowił on napisać książkę o Wenecji ze swojej chorwackiej perspektywy.
Dzięki tej lekturze poznajemy inną stronę Wenecji. Dowiadujemy się o tym iż spora część pali drewnianych na których wybudowano liczne budowle weneckie pochodzi z lasów z terenów dzisiejszej Chorwacji, Istrii oraz Dalmacji. Rzemieślnicy, robotnicy oraz wcześniej niewolnicy często byli Słowianami, pochodzili z terenów dzisiejszej Chorwacji. W Splicie, Dubrowniku, Zadarze działały jarmarki na których handlowano niewolnikami, ci trafiali do Wenecji.
Autor również zwraca uwagę na niektóre wyrażenia stosowane w weneckim dialekcie, które mają swoje korzenie w językach słowiańskich.
Książka nie tylko jednak poświęcona jest chorwackim czy też słowiańskim wpływom dziś widocznym w Wenecji. Autor opisuje pewne zapomniane fakty czy też tradycje Weneckie. Dowiadujemy się na przykład o tym jak ważną rolę w Wenecji odgrywali fryzjerzy.
Książka ozdobiona jest licznymi rycinami, często są to ryciny mające kilkaset lat.
Ciekawa pozycja. Zaskoczyło mnie to iż istnieje polski przekład tej książki. Ja miałem możliwość czytania książki po angielsku.
Matvejević ispisuje posvetu manje poznatoj Veneciji. Onoj daleko od bliceva fotoaparata, raskošnih palača, svečanih crkava i umjetničkih galerija, a opet, tako blizu. Jer takav je taj grad, vidljivo i nevidljivo stoje jedno uz drugo, pored svake predivne palače ili crkve stoji neugledna kuća jednako bogata prošlošću, uz svaku glavnu ulicu teče mnoštvo malih, neupadljivih, no ništa manje važnih. Govoreći o izgubljenim zanimanjima, skrivenim vrtovima i zanemarenom raslinju, Matvejević je uspješno prenio atmosferu skrivenu iza mravinjaka turista i s lakoćom mi prizvao u sjećanje odjek koraka u njenim uličicama i šum vode njenih kanala, te još jednom otvorio prazninu koju krijem u sebi a može ju ispuniti samo Venecija.