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352 pages, Paperback
First published January 1, 1964
Italian life is gay, effervescent, intoxicating. The dolce vita looks now more dolce than it ever was. Very few travellers see the ugliness underneath, the humiliation, the suffering. Not one in a hundred perceives the fundamental dreariness of everything under the glittering ormolu, the bitter fate of men who are condemned perennially to amuse themselves and the world, to hide their innermost feelings, to be simpatici at all costs in order to make a living. ... 'I think that there has never been a race of men so fundamentally desolate and desperate as these gay Italians.'The mind of one somewhat deracinated Irish-American struggles mightily for corresponding Hibernian texts. O'Flaherty's The Informer? Ó Faoláin's The Irish? If anybody knows, please give a holler.
Questo libro è un saggio, non "saggio" nel senso di prova compiuta di perizia in un'arte o una disciplina, ma "saggio" nel senso di essay, tentativo o ricerca. Non è quindi una storia d'Italia né un trattato sul contributo del genio italiano alla civiltà del mondo. Il lettore non vi troverà argomenti che egli forse pensa vi dovrebbero essere, un elenco dei nostri innumerevoli meriti, fortune, vittorie, che lusingano la nostra vanità e ci tranquillizzano, cose che si trovano in molti altri libri. Si suppone che il lettore le conosca. E neppure vi troverà le vite dei grandi italiani, perché come si è detto, non è in loro che si ritrovano piú chiaramente quelle tendenze che determinano il corso di molti inspiegabili eventi. Ciò che il lettore vi troverà è una dissertazione attorno ad alcuni temi. Questi: per quale ragione l'Italia ha attirato, fin dai tempi della preistoria, pellegrini stranieri che cercavano tra noi il sollievo e la consolazione per oscure angoscie? Qual è la qualità della nostra vita che ha fatto del nostro paese un rifugio ideale per gli infelici? E quale legame è tra il fascino dell'Italia e le sue sfortune? Il legame è stato intuito dai poeti. Il Filicaia gli ha dedicato un celebre sonetto, in cui deplorava che la sorte avesse fatto all'Italia un "dono infelice di bellezza " e chiedeva: "Deh fossi tu men bella e almen piú forte!". Noi aggiungeremmo: piú prospera, giusta, generosa con tutti i suoi figli. Il saggio è condotto, malgrado le apparenze, come un lungo ragionamento concatenato. Non è una collana di capitoli indipendenti. Non si può leggere e giudicare che di seguito. Infine è onesto aggiungere che è stato scritto per gli stranieri, per gli americani in particolare. Si dilunga qua e là a spiegare cose che sappiamo e ne tace altre che dovremmo sapere.
Tutti continuano ad essere vagamente lodati da ogni altro. A un uomo decrepito si dice sempre che dimostra parecchi anni di meno; a una vecchia megera si dice che è bella, piú bella quest'anno dell'anno prima, piú bella oggi di ieri, piú bella questa sera di stamane; a un malato che è il ritratto della salute. V'è adulazione quasi impercettibile nella prontezza con cui i tuoi ordini vengono eseguiti, o nell'ossequiosità con cui ti si chiede un consiglio in questioni nelle quali non hai alcuna particolare esperienza. L'adulazione è nell'impiego dei titoli accademici o d'altro genere; la gente li appiccica al tuo nome come per dimostrare che meriti tanto palesemente tali onori da sembrare impossibile che non ti siano stati conferiti. Un uomo dall'apparenza borghese viene chiamato dottore in gioventú e diviene commendatore quando supera i quarant'anni. Le buste vengono indirizzate all' esimio ", "egregio ", " illustre ", " chiarissimo ", " illustrissimo " signore, o semplicemente al "Nobil Uomo". I sarti lodano la tua figura. I dentisti esclamano: "Lei ha i denti di un antico romano! ". Il medico non può fare a meno di osservare che non ha mai visto una grippe ingannevole e difficile come la tua. Il mercante di oggetti d'antiquariato, il gioielliere, il cameriere, il macellaio, tutti esclameranno che hai gusti squisiti, che è un piacere servirti, che non venderebbero a nessuno quanto stai acquistando, e senz'altro non al prezzo ridicolo che ti è stato chiesto.
In pratica, fu sconfitto da un solo uomo: se stesso. Si trovò impotente di fronte alla forza schiacciante dei nemici che aveva evocato, e all'alleato arrogante che aveva incoraggiato e coltivato, con le scarse risorse predisposte da lui stesso, le modeste industrie arretrate che aveva protetto soffocandole e le armi che aveva progettato e costruito. Fu lui a porsi in questa situazione senza speranza come ministro degli Esteri (il suo giudizio della situazione mondiale era stato pericolosamente ultra-ottimista), come ministro delle Forze Armate (aveva sbagliato nella scelta dei comandanti, delle strategie e delle armi), come ministro degli Interni (aveva sopravvalutato la volontà del popolo italiano di soffrire e morire per una guerra che non capiva), come ministro della Propaganda (aveva creduto ai suoi stessi giornali) e come capo del Partito fascista (si era disinvoltamente persuaso di aver trovato la soluzione di tutti i problemi contemporanei).
(...)
Anche se l'esperimento non si fosse concluso con una catastrofe, gli storici si sarebbero stupiti senza dubbio per la strana scarsità di realizzazioni concrete nei vent'anni del governo fascista. Che cosa aveva compiuto in realtà Mussolini durante il regime? Favorí i lavori pubblici, certo, costruí porti, ferrovie, strade, scuole, autostrade, monumenti, acquedotti, ospedali, reti di canali di irrigazione e di bonifica, edifici pubblici, ponti, e cosí via. Alcune di queste opere furono belle e utili: vennero ammirate e invidiate da amici e nemici. Eppure, in retrospettiva, il risultato di tutta questa attività sembra modesto. Per avere un'idea esatta delle realizzazioni del regime occorre, anzitutto, dedurre dal totale tutto ciò che sarebbe stato compiuto da qualsiasi altro governo. È difficile ritenere che, senza un dittatore, le strade di terra battuta non sarebbero state rivestite d'asfalto, come accadde in tutta Europa nello stesso periodo. Alcune paludi erano state bonificate, acquedotti e linee ferroviarie erano stati costruiti, industrie erano state favorite in Italia dai governi liberali prima del colpo di stato fascista, e ancor prima dai Borboni di Napoli e dagli inefficienti governi pontifici. Una volta sottratti dal totale tutti i lavori che, ipoteticamente, sarebbero stati realizzati ugualmente, il contributo di Mussolini, benché sempre importante, si riduce in misura percettibile. E si riduce ancora un poco di piú se si considera quanti progetti furono ovvi errori, decisi per ragioni politiche e spettacolari piú che per la speranza di risultati pratici, e il denaro che scomparve nelle tasche di qualche imprenditore disonesto. Il complesso delle realizzazioni fasciste in questo campo sembra sproporzionato al chiasso che le circondò, alla loro fama e al loro costo morale.
Occorre qui sottolineare un punto fondamentale che sfugge a quasi tutti gli osservatori stranieri. La maggior parte degli italiani ubbidisce ancora a un duplice codice morale. Vi sono norme valide nell'ambito della cerchia familiare, che comprende i parenti e i parenti onorari, gli intimi amici e i conoscenti piú stretti, diverse da quelle che regolano la vita fuori di casa. Nell'ambito familiare, gli italiani danno assiduamente prova di tutte quelle qualità che di solito non vengono loro attribuite dai forestieri superficiali: sono relativamente degni di fiducia, onesti, veritieri, giusti, leali, ubbidienti, generosi, disciplinati, coraggiosi e capaci di sacrifici. Esercitano cioè quelle virtú che gli altri uomini dedicano di solito al bene del loro paese; la lealtà degli italiani nei confronti della famiglia è il loro patriottismo piú forte. Nel mondo esterno, fuori di casa, nell'incertezza e nel disordine della società, essi si sentono spesso costretti a ricorrere alle astuzie dei combattenti clandestini nei territori occupati dal nemico. Ogni autorità ufficiale e legale viene considerata da loro ostile finché non abbia dimostrato di essere amichevole o innocua; se non la si può ignorare, la si deve aggirare, neutralizzare, o, se necessario, ingannare.
Ecco la formula. È stata efficace in passato e probabilmente continuerà ad essere valida ancora per anni. Si prenda una popolazione numerosa, laboriosa, duttile, umana, ingegnosa, preoccupata per il proprio pane quotidiano, capace a volte di accettare sacrifici inenarrabili, ma irrequieta e avida di novità. La si mantenga nell'ignoranza, fornendole il minor numero possibile di scuole. La si mantenga nel bisogno, inquadrandola burocraticamente in modo che solo con grandi difficoltà l'individuo riesce a migliorare la sua condizione; si perseguitino in tutti i modi l'agricoltura, l'industria e il commercio. Si mantenga il popolo nello smarrimento e nell'incertezza mediante l'arbitraria manipolazione di leggi formulate in modo vago. Ci si accerti che non esistano diritti e doveri ben definiti, ma sempre favori dall'alto o abusi di potere. Si mantenga la popolazione felice con un'incessante pioggia di miserabili elemosine, distratta con molte feste. Si spenda la maggior parte del denaro in cose vistose, superflue o dannose, le forze armate e le guerre in passato, ed oggi i lavori pubblici stupendi, le riforme dannose o inutili, i divertimenti, gli spettacoli, i giochi sportivi; si spenda il meno possibile per migliorare le condizioni morali e fisiche del popolo. Lo si mantenga sempre commosso da emozioni primitive, la paura del nemico, l'entusiasmo nazionalista, l'odio di classe, e via discorrendo.