9 november 1989, Berlijn. De Muur wordt geslecht. De germanofoob Robert Darnton, zojuist gearriveerd in West-Berlijn, besluit een Berlijns dagboek bij te houden. Vanaf dat moment tot de verkiezingen in de DDR in maart, houdt hij de gebeurtenissen nauwlettend in de gaten. Niet alleen in Berlijn ten oosten van Berlijn maar in het hele land ten oosten van Helmsted. Hij wil weten wat er gebeurt met een volk waarvan de grenswachten voor 9 november 1989 met scherp schoten op iedereen die in de buurt van hun wachttorens kwam, en na die datum vriendelijk lachend ieder mens behulpzaam waren. In Bitterfeld, de meest verontreinigde gemeente van Duitsland, spreekt hij met verantwoordelijke SED-functionaris. Hij spreekt met een trabi-handelaar, met een jood die zijn eigen bestaan als een vergissing van de geschiedenis beschouwt, en met een voormalig censor. Deze geeft hem het geheime dossier waarin de gehele boekenproduktie van de DDR voor 1990 vooraf geprogrammeerd werd, en door hun onderlinge gesprekken krijgt hij in de geest van de censor. Het Stasi-dossier van Leipzig komt aan de orde, en levert materiaal om te begrijpen hoe het op angst gebaseerde systeem functioneerde. De lezer krijgt een goed overzicht van een historische gebeurtenis, en begrip voor de mensen die aan de oostkant de Muur zagen vallen.
Interesting outsider’s account of the 1989 Berlin Revolution. Darnton makes some pertinent observations and his accounts of every lives across East Germany is fascinating.
This was the second or third time I've read this - it's a unique, up-close perspective of the months surrounding the opening of eastern Europe. Primarily focused on Germany and Berlin, but it is loaded with background political information as well as ethnographic interviews with ordinary citizens.
The writing style is a bit awkward at times, but otherwise a decent read. Definitely worth looking into if you like German History, or interested in the Berlin Wall.
Dai balconi delle case affaccianti il Muro, si sentiva udire che esso, solido e letale, si trovasse lì da sempre. In effetti, per poco più di ventotto anni si pensò che non sarebbe mai venuto giù, così protetto da quella cortina di ferro permanente nel panorama politico europeo del secondo novecento. Eppure ci fu un graduale cambiamento di mare in Oriente accompagnato da una mancanza di volontà dell’egemonia moribonda della Repubblica Democratica Tedesca. All’improvviso, il 9 novembre 1989, i punti di controllo nel muro vennero aperti per il libero passaggio. Poi? Un carnevale in battere e levaretra mazze e scalpelli. Nell’atmosfera frenetica di una città all’ombra delle recenti macerie vendute a poco prezzo tra i banchi di confine delle due Germania, vaga uno studioso americano, Robert Darnton storico specializzato nello studio degli eventi inerenti alla rivoluzione francese. Egli animato da una tendenza occasionale a parlare della coscienza collettiva, appunta aspetti vivaci di vite individuali che illuminano la stupefacente inversione di tendenza in cui abbiamo visto capovolto un mondo che era apparso congelato dal termine della Seconda Guerra Mondiale. Nel Diario Berlinese viene fornita una cronologia pratica del periodo tra il maggio 1989 ed il luglio 1990. L’autore sostiene di aver provato a coniugare due generi noti come la storia degli eventi e la storia delle mentalità ovvero, leggere il significato di fatti oggettivi così come sono stati vissuti dai protagonisti per analizzare la dimensione simbolica delle loro azioni, evocando i giorni del crollo dal punto di vista di censori disoccupati, accademici confusi, meccanici di automobili Trabant e ricercatori negli archivi della polizia segreta. La forma giornaliera di Diari Berlinesi, non è priva di ripetizioni temporali, presentando vecchi pregiudizi quale ad esempio, quello dei tedeschi irreggimentati che si sarebbero assicurati di acquistare i biglietti della piattaforma prima di prendere d’assalto una stazione ferroviaria o che il tempo non avesse un grande valore quantitativo e qualitativo nella Germania dell’Est sino al giungere dell’unione con i capitalistici Länder occidentali. L’approccio giornalistico di Darnton sebbene appaia comprensivo e libero dalla pressione del giungere a conclusioni forzate, manca di coesione leggendosi spesso come un ripensamento, con l’ulteriore difetto di mettere il ruolo dello storico in conflitto con quello del giornalista. Secondo le stesse parole dell’autore, il suo più grande svantaggio è stata l’ignoranza in materia politica o di cultura tedesca. Egli è certo di non sapere nulla, il che è un vantaggio in un certo senso, ma non quando le barriere linguistiche o gli errori di lettura culturali ostacolano la comprensione. Darnton manca molto del battito del cuore nella rivoluzione tedesca. A Berlino, ad esempio, ha difficoltà a cogliere il paradossale marchio canzonatorio della città, che si diletta nell’umorismo orgogliosamente autoironico. Inoltre, pochissima attenzione viene data alla lenta propaganda del sentimento anticomunista e alla frequenza delle manifestazioni in città diverse dalle più note Berlino e Lipsia, come Chemnitz e Rostock. Diario Berlinese, si rivela un’operazione di salvataggio intenta a riconquistare le voci native, prima che vengano dimenticate nell’imminente acquisizione della Germania dell’Est da parte dell’Occidente, un processo unilaterale generalmente chiamato riunificazione, pur non trovando nel suo libro alcuna indicazione sui pensieri essenziali e sulla pratica genuina dei credo politici e sociali, ma solo l’ironia di mostrare uno studioso dell’Illuminismo sotto assedio delle forze del suo stesso irragionevole preconcetto.