Non sempre è una buona idea, durante un viaggio, fare una deviazione per poter andare a trovare un amico che non si vedeva da anni.
C’è il rischio di rimanere invischiati in faccende da cui sarebbe preferibile rimanere lontani.
Ed è così che Maigret, suo malgrado, si trova coinvolto in una serie di omicidi in apparenza commessi da un pazzo, circondato dagli abitanti di una cittadina, molti dei quali piuttosto spocchiosi (i notabili), altri invece, seppure umili e modesti, un tantino bellicosi (il volgo), ma tutti - proprio tutti - desiderosi di aiuto.
L’atmosfera della città restava inquietante. La gente sbrigava le faccende di sempre, ma nello sguardo dei passanti si coglieva una certa angoscia: sembrava che camminassero più in fretta, come per paura di veder spuntare di colpo l’assassino. [...] Tutti lo seguivano con lo sguardo e a lui sembrava di leggere sui visi una domanda silenziosa. Avrebbe fatto qualcosa? O lo sconosciuto avrebbe potuto continuare a uccidere impunemente?
Ho riscontrato molti tratti in comune con l’altro romanzo appena letto, L’ombra cinese: il circolo dei parenti, il comportamento delle donne della famiglia, un’amante segreta, la ricchezza che con il tempo di sgretola, quelli che vivono sulle spalle degli altri... e altro ancora. Storia di vite solitarie, di denaro e di arrivismo; storia triste, ammantata da un velo di pazzia, vera o meno che sia.
Nonostante ciò, anche questo racconto mi è piaciuto; come sempre Simenon ha dato voce alle debolezze umane, sebbene il suo Maigret sia stato costretto a rimanere leggermente defilato.
⛓ RC 2020 - Catena luglio (5)
✍️ G.S./Maigret