Questo libro inizia rammentando non come si è svolta la crisi finanziaria (si possono trovare eccellenti presentazioni altrove), ma quali sono alle origini, le cause che la rendono fatale (prevedibile e correttamente prevista da alcuni), che io ho trovato nel passaggio al capitalismo degli oligopoli generalizzati e all’imperialismo collettivo, e non nell’espansione del credito (conseguenza e non causa).
Seguono due capitoli dedicati a una lettura del capitalismo sul lungo termine. All’inizio con un richiamo alla diversità delle risposte alle crescenti contraddizioni dei vecchi sistemi che si aprivano breccia qua e là (attraverso il contrasto Europa-Mediterraneo-Medio Oriente e il mondo cinese). Poi una presentazione del capitalismo storico (atlantico) destinato ad affermarsi come forma definitiva della risposta, basata sulla sua caratteristica più importante: l’accumulazione per esproprio. Il contrasto fra centro e periferie generato da questa forma storica permanente dell’accumulazione nel capitalismo storico determina a sua volta la contraddizione dominante che accompagna il capitalismo nel suo sviluppo e, su quella base, le lotte ingaggiate dalle sue vittime. La lotta dei popoli delle periferie ha determinato la prima ondata (nel XX secolo) e probabilmente determinerà per le stesse ragioni una seconda ondata nel XXI secolo.
Il richiamo ai progressi e regressi registrati dalle lotte per l’emancipazione dei lavoratori e dei popoli nel XX secolo (ma solo un richiamo) si impone oggi più che mai, all’alba della possibile apertura di una seconda ondata di quelle lotte.
Non è un caso se ho posto la “nuova questione agraria” (oggetto del capitolo seguente) al centro della sfida per il XXI secolo. Qui non si tratta di una scelta fra altre possibili. La mia tesi è che lo sviluppo delle lotte in questo campo e le risposte che saranno date al futuro delle società contadine del Sud (circa la metà dell’umanità) determineranno ampiamente la capacità o meno dei lavoratori e dei popoli di avanzare sulla via del socialismo.
La sfida è quella della costruzione/ricostruzione permanente dell’internazionalismo dei lavoratori e dei popoli contro il cosmopolitismo del capitale oligarchico. Nel capitolo dedicato a questa materia tento di dimostrare come e perché il discorso “umanista” proposto, e accettato dalla maggior parte delle sinistre quali sono oggi, esclude dalle sue considerazioni il confronto con questa sfida. L’ultimo capitolo tratta di Marx e del marxismo, del comunismo e dell’internazionalismo. Marx non è mai stato così utile e necessario per capire e trasformare il mondo, oggi come e più di ieri.
Samir Amin (Il Cairo 1931) dirige il Forum du Tiers Monde a Dakar ed è presidente del Forum Mondiale delle Alternative.
Ha insegnato in varie università ed è stato consigliere economico di alcuni paesi africani. Presso le Edizioni Punto Rosso sono stati pubblicati: La gestione capitalistica della crisi (1995), Le sfide della mondializzazione (1996), Le fiabe del capitale (1997, in co-edizione con La meridiana), Il sistema mondiale del secondo Novecento. Un itinerario intellettuale (1997), Fermare la Nato (1999), Il capitalismo del nuovo millennio (2001), Oltre il capitalismo senile. Per un XXI secolo non americano (2002), Il mondo arabo (2004, con Ali El Kenz), Per un mondo multipolare (2006), Altermondialista. Delegittimare il capitalismo. Ricostruire la speranza. Per la “Quinta Internazionale” (2007, con François Houtart).
Samir Amin (Arabic: سمير أمين) (3 September 1931 – 12 August 2018) was an Egyptian-French Marxian economist, political scientist and world-systems analyst. He is noted for his introduction of the term Eurocentrism in 1988 and considered a pioneer of Dependency Theory.
I thought his arguments about the industrialization of agriculture in the 'peripheral' countries was cogent: industrial agriculture = genocide. (That is, where are the people displaced by this transition to go? The economy can't grow fast enough to absorb them all).
I also agreed with his conclusions that various social movements are necessary but not sufficient to end capitalism: "One needs to be really naïve and extraordinarily optimistic to think that these forces [social movements] acting in very different fields could give the necessary coherence to a movement that would help societies move towards greater justice and democracy" (p.171). In other words, a unified class is required to end capitalism ... say, some notion like the 'proletariat'?
On the negative side, the prose was often opaque. (And Samir Amin has a bad habit of referring to his other books without explication, leaving the reader of the current book in the dark).
Samir Amin condense his life's work of fifty years into this gem of 192 pages. This is an important contribution to the body of knowledge of the crisis of capitalism that would either plunge humanity and the planet into barbarism or emancipation. This book lucidly analyze the origin of capitalism's current crisis and questions the theoretical foundations of both left and right oriented scholars. In fact he goes further in arguing that the foundation upon which these analysis are build are indubitably eurocentrism.
For Amin the current crisis is more than just a financial crisis but a "systemic crisis of the capitalism of the oligopolies". The concentration of power in the hands of the oligopolies have lead to a decline in democracy. The rule by plutocracies, oligarchs and the collective triad of imperialism (USA, Europe and Japan) presents a novel view of explaining the crisis. A Marxist at heart the book presents us with more then a cogent analysis of the current crisis but is in essence a call to action for the people of the centre and the periphery. In this regard Amin has concrete proposals on how to take the oppressed people of the world out of this historical impasse.
The solution which capitalism of the oligopolies (plutocracies) offer is accumulation by dispossession (pauperization, dispossession of land of the peasantries, plundering the resources of the South) which is a central feature of capitalism throughout its development. This new wave of restructuring leaves humanity either with a choice of "revolution or decadence", lucid transition or chaos or what Rosa Luxemburg called for socialism or barbarism. Anyone interested to understand the current crisis of capitalism this book presents an integrated analysis and calls for a new system based on solidarity and cooperation between the people of the South and North
Me pareció un libro bastante malo. Entiendo que es un recopilado de artículos sueltos, o eso parece. Es hiper autoreferencial, mucho más que Zizek. Al parecer el centro de la discusión está en quien merece más el rol de "la voz de Marx en la actualidad". Cuesta por momentos darse cuenta que es un libro relativamente nuevo, y no uno escrito en los 60´s (se pone re obsesivo con Bandung). Ignora la crítica posmoderna durante todo el libro, y solo le dedica un palo al pasar a Tony Negri (sin explicación) en la anteúltima página.
Si me resultó interesante algunos comentarios sobre África o Asia. Me hace pensar en cuantas cosas uno desconoce justamente porque hay toda una maquinaria destinada a que aprendas tal o cual cosa y no tal otra, o que no aprendas nada en su defecto.