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311 pages, Paperback
First published January 1, 1987
Colto in fallo, Lilandt gli diede uno sguardo di commiserazione e si spinse con la schiena all’indietro a sdraiarsi sulla sabbia. Come in una prospettiva del Mantegna, il corpo si appiattì, incassato nelle membra; spiccava il braccio alto, piegato nel gomito, la cui mano portava alle labbra i rossi frutti che egli sprizzava fra i denti. Eugenio s’incantò a fissare l’ascella appena ombrata: i peli dentro, iscuriti dal buio, emergevano in filature d’oro, un gomitolo imbrogliato di fili ritorti leggerissimi che si accendeva in quei tratti di luce che riuscivano a penetrarvi, e guizzava; la vena che partiva dall’incavo, si azzurrava sul bicipite e vi scompariva affondandovi. Malgrado il diffuso odore della salsedine, Eugenio riconobbe il profumo celato in quel segreto alveo che nelle ore d’amore lo inebriava, e come sempre gli accadeva, d’impulso, amò Lilandt con percezione fisica intollerabile.Ed è bello anche il piacere che si danno l’un l’altro. Torna di frequente il paragone con le rose e in generale con la natura, a elevare la materia trattata in un modo quasi banale nella sua semplicità:
«Fatti da solo… voglio assistere… mi piace… ti prego…», e se ne stava, torbido, presente, accanto a lui, e appena la fioritura sbocciava dal ramo, vi appoggiava sopra le labbra, a gustarsi il tocco dei nuovi petali, e se vedeva Lilandt riverso nei suoi succhi, irrefrenabili le mani vi correvano a bagnarsi, ad accarezzarlo.La morte della bellezza incastona l’amore della coppia protagonista e l’amore per Napoli in tutte le contraddizioni della nostalgia per un’epoca passata, per una gioventù perduta, per l’amore assoluto di un momento. “Com’era bella Napoli quarant’anni fa” comincia il romanzo e le descrizioni tornano a dipingerla di frequente con non meno passione di quella riservata per Eugenio e Lilandt:
La barca filava e Lilandt stava ai remi, la guerra non riusciva a offuscare lo splendore del golfo, le fortezze volanti potevano uccidere tutti i napoletani, non avrebbero potuto sopprimere il segno della bellezza che cifrava la città, esaltata dallo sfarzo estivo che la grande stagione vi profondeva a piene mani. Il profilo metropolitano assorbiva l’insulto delle armi, nascondeva allo sguardo le piaghe inferte, rimaneva schiuso al sorriso, imperterrito, senza accusare i colpi. Arrogante, la natura sfidava gli stupratori. Vista dal mare, Napoli commuoveva, adagiata nella sua ipocrita serenità.E ora, l’ennesimo mistero dell’editoria italiana: mi lascia di stucco che nessuno abbia rilanciato questo libro sull’onda del successo di Call Me by Your Name, visti gli svariati punti in comune (tra cui una scena che per quanto mi riguarda è l’equivalente della famosa scena della pesca: ). Ne è stato tratto un adattamento teatrale cinque anni fa, ma ci basta questo?