Difficile trovare testi sul design editoriale dei libri scolastici, ma le riviste si avvicinano: complessità del layout, importanza delle immagini e degli elementi grafici, lavoro sulla doppia pagina, progetto a servizio della trasmissione di informazioni e conoscenze, attenzione alla leggibilità. Condividono problemi e sfide anche nel passaggio a formati digitali. (Differenza importante è la periodicità e la longevità di ciascuna uscita: le riviste furbe possono permettersi di sperimentare sul design spesso, con ciclo breve e con minime conseguenze; un libro di testo si tiene il suo design per cinque anni.)
La prima parte del libro è una buona sintesi, molto essenziale, su questioni e strumenti del design editoriale.
La seconda parte sono studi di casi e interviste. La prima manciata di casi sono approfonditi e interessanti (New York Times, Guardian, Business Week…). Fino a qui, è un libro che metterei in mano a un principiante curioso con tranquillità di fare del bene.
A metà percorso il libro comincia a trattare i casi in modo sempre più superficiale, e discute progetti minuti di nessun interesse se non per chi li fa: a volte gli stessi designer, nelle interviste, con candore e convinzione rivendicano di ignorare il lettore, di snobbare il digitale e di trovare soddisfazione tra di loro, all'interno dello studio, a darsi pacche sulle spalle tra le persone del gruppo che cura la rivista (mentre nei grandi giornali i designer non dimenticano mai di accennare a iterazioni veloci e test A/B). Metà del libro quindi è riempitivo, non solo inutile ma dannoso e diseducativo.