Non avendo letto a fondo la mini-biografia dell'autore riportata nel risvolto della copertina quando ho comprato il libro, appena ho letto che Jorge Semprùn è stato Ministro della Cultura per il governo spagnolo ho pensato "oddio, ho preso il libro del Franceschini spagnolo!". Potete quindi capire che mi ci sono approcciato con parecchio timore.
Oltre a questo pregiudizio (che poi, paragonarlo a Franceschini è veramente ingeneroso nei confronti suoi e di quello che ha passato) ci sono però altri motivi per procedere con cautela.
Innanzitutto, è un romanzo che si promette di spionaggio che parte con una lunga e intricata di un quadro: la Veduta di Delft, di Vermeer. La pagina suona quasi respingente, per chi vorrebbe godersi gli inseguimenti, le sparatorie e i tradimenti. Il secondo motivo è l'incedere molto tortuoso della trama, che si svolge attraverso molteplici punti di vista: il protagonista, Ramon Mercader, che è un agente spagnolo del KGB, gli agenti della CIA che lo inseguono, gli agenti DDR che monitorano la situazione, la moglie di Mercader, il suo mentore russo, e perfino qualche personaggio ancora meno importante. Il terzo è la sottotrama provocatoria: Ramon Mercader è anche il nome, vero, dell'assassino di Trockij, e questo elemento si intreccia ulteriormente.
Attraverso le strade di Amsterdam, con i suoi ristoranti, le vetrine e i canali, Mercader è braccato dalla CIA e non sa nemmeno lui esattamente il perchè. I servizi del blocco comunista lo conoscono relativamente, è un pesce piccolo (ma con un nome che non può non destare sospetti), e quasi si sorprendono a tutto questo interesse degli americani. Può essere tutto: che vogliano smantellare la rete comunista nella Spagna franchista, che in realtà Mercader stia tradendo e passando agli occidentali, o chissà che.
Su questo mistero, in cui si fatica a mettere assieme i pezzi, si innestano i temi del romanzo. Siamo negli anni '60, nell'URSS di Breznev che cerca di dimenticare il passato stalinista (assassinio di Trockij compreso) con una burocrazia che ormai va col pilota automatico ma che ha su di sè le cicatrici della repressione. Siamo nella Spagna franchista, e la guerra civile ha lasciato parecchi morti. Siamo nel periodo in cui molti intellettuali occidentali (Semprùn compreso, a quanto pare) realizzano che il "comunismo" ha preso una piega imprevista.
In una delle scene più esplicite del romanzo, il figlio di un agente della DDR passa a Berlino Ovest. Ma ci passa da comunista convinto, e che intende dare battaglia in occidente perchè, in Germania Est e nell'Europa orientale quella che è stata la rivoluzione ormai è diventata solo la conservazione di se stessi. In questa situazione, anche il nome di chi ricorda il passato sanguinoso dell'assassinio di Trockij e di Stalin può solo dare fastidio.
Nonostante tutte le complicazioni, quindi, questo romanzo mantiene le promesse. Non si ha l'impressione di qualcosa di montato ad arte per dare profondità a una storia banale di gente che si dà la caccia (come, tanto per dire una cattiveria, "Il veleno perfetto" di Sergej Lebedev), ma di qualcosa di profondamente sentito. E Franceschini, per fortuna di chi legge, non c'entra nulla.