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We Are Family
Al Santamaria è un bambino prodigio, probabilmente il più grande genio del ventesimo secolo, colui che salverà il genere umano appena avrà risolto un problema più urgente: trovare una casa per la sua famiglia. Perché la vita dei Santamaria non è sempre facile, per la verità: uno specchio dell'Italia degli ultimi quarant'anni, sospesa tra voglia di riscatto e illusioni di grandezza, immobilizzata dall'incapacità di credere veramente in ciò che sogna. Al invece, tra mille difficoltà e prove potenzialmente distruttive, non ha cedimenti e costruisce pezzo dopo pezzo il suo mondo, con l'aiuto della sorella Vittoria, serial killer di animali domestici, e delle risorse della sua età. Risorse che sono illimitate perché lui, nemmeno lo sa, resterà bambino per tutta la vita.
279 pages, Paperback
First published January 23, 2013
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Displaying 1 - 30 of 60 reviews
January 18, 2013
WE FLY JUST LIKE BIRDS OF A FEATHER

Fabio Bartolomei mi colpisce per la grazia e il garbo che infonde nei suoi personaggi: grazia e garbo che usa per crearli, descriverli, svilupparli, farli agire.
E mi colpisce per la leggerezza che sa raggiungere: pur trattando materie dolorose come la vecchiaia, l’handicap, il crimine organizzato, la disoccupazione, il mix di ironia e profondità è notevole, è dono raro.

C’erano una volta i quarantenni alla svolta di una vita (Giulia 1300), poi abbiamo conosciuto i vecchietti ardimentosi (La banda degli invisibili) e adesso siamo di fronte all’infanzia, che diventa adolescenza e infine maturità.
Ma Al Santamaria è il bambino più divertente e fuori dal comune che io abbia conosciuto, così speciale da mantenersi divertente e fuori dal comune anche durante l’adolescenza, la giovinezza e infine la maturità.

Le Sister Sledge
Nel corso delle pagine ci sono un paio di svolte che mi hanno lasciato a bocca aperta.
Non ne parlo, niente spoiler: rimane il fatto che la trama si muove anche sotto forma di magnifici salti.
Ho riso leggendolo: ma non sono sicuro che gli occhi umidi fossero sempre a causa delle risate.
http://www.youtube.com/watch?v=eBpYgp...


Fabio Bartolomei mi colpisce per la grazia e il garbo che infonde nei suoi personaggi: grazia e garbo che usa per crearli, descriverli, svilupparli, farli agire.
E mi colpisce per la leggerezza che sa raggiungere: pur trattando materie dolorose come la vecchiaia, l’handicap, il crimine organizzato, la disoccupazione, il mix di ironia e profondità è notevole, è dono raro.

C’erano una volta i quarantenni alla svolta di una vita (Giulia 1300), poi abbiamo conosciuto i vecchietti ardimentosi (La banda degli invisibili) e adesso siamo di fronte all’infanzia, che diventa adolescenza e infine maturità.
Ma Al Santamaria è il bambino più divertente e fuori dal comune che io abbia conosciuto, così speciale da mantenersi divertente e fuori dal comune anche durante l’adolescenza, la giovinezza e infine la maturità.

Le Sister Sledge
Nel corso delle pagine ci sono un paio di svolte che mi hanno lasciato a bocca aperta.
Non ne parlo, niente spoiler: rimane il fatto che la trama si muove anche sotto forma di magnifici salti.
Ho riso leggendolo: ma non sono sicuro che gli occhi umidi fossero sempre a causa delle risate.
http://www.youtube.com/watch?v=eBpYgp...

November 10, 2014
Dove c'è famiglia c'è casa.
(*)
Fabio Bartolomei ha un dono, un dono grande, quello di saper scrivere con grazia, quasi in punta di penna.
Le sue storie sono lievi ma profonde, timide come lui, garbate tanto quanto riescono, ma sempre con levità e ironia, a ritrarre la povera nazione in cui viviamo attraverso i suoi cambiamenti arraffazzonati e le sue promesse mai mantenute, le sue incongruenze storiche e i suoi tradimenti sociali.
E lo fa ogni volta cambiando punto di osservazione: una volta è il punto di vista del quarantenne insoddisfatto della propria vita, un'altra quello dell'ultraottantenne che si sente truffato dal governo, quest'ultima addirittura attraverso gli occhi spalancati di un bambino quattrenne che con la curiosità propria dell'età osserva e descrive il mondo che lo circonda.
Sarebbe un'impresa quasi impossibile, quella di osservare il mondo con gli occhi di un bambino, ci hanno provato in molti e spesso i risultati sono stati deludenti, se non fosse che Bartolomei ha quello che secondo me è un piccolo colpo di genio.
Eh sì, proprio così: Al Santamaria, quattro anni nel 1971, è proprio un piccolo genio, un bambino prodigio, e allora le sue riflessioni, i suoi pensieri acuti e brillanti, la sua spensieratezza e il candore che lo accompagnano durante la crescita, e in tutte le pagine del romanzo, attraverso l'Italia degli ultimi quarant'anni fino ai nostri giorni, per cercare di creare un mondo magico che sembrerebbe essere fatto solo di pirati e isole da conquistare (e cito non a caso Peter Pan, perché secondo me in qualche modo Bartolomei gli è debitore), possono diventare un mondo possibile, anche per un adulto bambino, e riuscire a trovare una casa per la sua famiglia, che è il centro della sua vita, nessuno più si sognerà di pensare che è una missione impossibile.
Poi imparo una serie di altre cose che mi danno le esatte coordinate della collocazione dell'anima. Me lo sono sempre chiesto, gli organi importanti sono sempre ben riparati, il cervello nella scatola cranica, il cuore nella cassa toracica, ma l'anima? Dove l'hanno nascosta? Scrivo nel mio diario in pelle umana che l'anima è nello stomaco. Perché quando mamma ha detto che finiremo in mezzo a una strada, papà le ha risposto che poteva sposarsi un altro e lei ha replicato che sarebbe stato meglio, i frammenti è lì che li ho sentiti cadere.
[agosto 2013]
(*) Va ora in onda la pubblicità.
E Fabio non me ne vorrà se ho pasticciato con la headline di Barilla :-)
(il commento al ritorno dalle vacanze)
(*)
Fabio Bartolomei ha un dono, un dono grande, quello di saper scrivere con grazia, quasi in punta di penna.
Le sue storie sono lievi ma profonde, timide come lui, garbate tanto quanto riescono, ma sempre con levità e ironia, a ritrarre la povera nazione in cui viviamo attraverso i suoi cambiamenti arraffazzonati e le sue promesse mai mantenute, le sue incongruenze storiche e i suoi tradimenti sociali.
E lo fa ogni volta cambiando punto di osservazione: una volta è il punto di vista del quarantenne insoddisfatto della propria vita, un'altra quello dell'ultraottantenne che si sente truffato dal governo, quest'ultima addirittura attraverso gli occhi spalancati di un bambino quattrenne che con la curiosità propria dell'età osserva e descrive il mondo che lo circonda.
Sarebbe un'impresa quasi impossibile, quella di osservare il mondo con gli occhi di un bambino, ci hanno provato in molti e spesso i risultati sono stati deludenti, se non fosse che Bartolomei ha quello che secondo me è un piccolo colpo di genio.
Eh sì, proprio così: Al Santamaria, quattro anni nel 1971, è proprio un piccolo genio, un bambino prodigio, e allora le sue riflessioni, i suoi pensieri acuti e brillanti, la sua spensieratezza e il candore che lo accompagnano durante la crescita, e in tutte le pagine del romanzo, attraverso l'Italia degli ultimi quarant'anni fino ai nostri giorni, per cercare di creare un mondo magico che sembrerebbe essere fatto solo di pirati e isole da conquistare (e cito non a caso Peter Pan, perché secondo me in qualche modo Bartolomei gli è debitore), possono diventare un mondo possibile, anche per un adulto bambino, e riuscire a trovare una casa per la sua famiglia, che è il centro della sua vita, nessuno più si sognerà di pensare che è una missione impossibile.
Poi imparo una serie di altre cose che mi danno le esatte coordinate della collocazione dell'anima. Me lo sono sempre chiesto, gli organi importanti sono sempre ben riparati, il cervello nella scatola cranica, il cuore nella cassa toracica, ma l'anima? Dove l'hanno nascosta? Scrivo nel mio diario in pelle umana che l'anima è nello stomaco. Perché quando mamma ha detto che finiremo in mezzo a una strada, papà le ha risposto che poteva sposarsi un altro e lei ha replicato che sarebbe stato meglio, i frammenti è lì che li ho sentiti cadere.
[agosto 2013]
(*) Va ora in onda la pubblicità.
E Fabio non me ne vorrà se ho pasticciato con la headline di Barilla :-)
(il commento al ritorno dalle vacanze)
April 4, 2020
Un libro che si legge benissimo, senza alcuna difficoltà e che è capace di farti ridere mentre ti spinge a pensare. Il bello del racconto è che il protagonista resta sempre bambino anche quando cresce e così ti trovi a seguire i suoi pensieri da adulto che nella loro semplicità e tenerezza affrontano i grandi temi della vita. E' come un supereroe che affronta e risolve le sfide che la vita gli oppone, sempre con il cuore di un bambino.
November 2, 2018
Il libro prima fa ridere, poi fa sorridere e poi lascia un senso strano di vuoto e di vertigine. Forse a tratti un po' troppo onirico mantiene quel senso di magia che spesso nella vita di tutti i giorni si perde. Un bel modo per fermarsi a pensare perché perdiamo l'entusiasmo per le cose che ci piacciono.
October 5, 2021
Lettura fantasmagorica, dalla voce narrante di Al Santamaria, genio bambino, originale e "diverso", che reinterpreta in maniera vivace e personale le vicende della sua squinternata famiglia.
A prima vista sembra facile e divertente, ma i momenti agri non mancano: chi non si conforma subisce il destino dei diversi, e sopravvivere diventa una sfida, dove ironia e amore si trasformano in armi preziose per andare avanti, anche se gli altri sembrano volerti lasciare indietro.
"Tutti i bambini corrono al centro del prato. Michele, che ha già il pallone sotto il braccio, inizia a fare le squadre. Dentro di me sento una cosa brutta che non conosco, cresce nello stomaco, raggiunge la gola e riscalda le guance. Anche lei deve avere un nome come tutte le altre cose del mondo, come si dice quando non vuoi uscire dal nascondiglio perché altrimenti tutti ti guardano e capiscono che sei stato dimenticato?".
Ma sono proprio l'attenzione, l'amore e la dedizione familiare che rendono bello e poetico il quotidiano: lo stare insieme e dare importanza alle piccole cose sprigiona poesia e rasserena.
Sono queste le riflessioni che ho fatto nel corso di questa lettura, Fabio Bartolomei si riconferma un ritrattista abile e geniale.
A prima vista sembra facile e divertente, ma i momenti agri non mancano: chi non si conforma subisce il destino dei diversi, e sopravvivere diventa una sfida, dove ironia e amore si trasformano in armi preziose per andare avanti, anche se gli altri sembrano volerti lasciare indietro.
"Tutti i bambini corrono al centro del prato. Michele, che ha già il pallone sotto il braccio, inizia a fare le squadre. Dentro di me sento una cosa brutta che non conosco, cresce nello stomaco, raggiunge la gola e riscalda le guance. Anche lei deve avere un nome come tutte le altre cose del mondo, come si dice quando non vuoi uscire dal nascondiglio perché altrimenti tutti ti guardano e capiscono che sei stato dimenticato?".
Ma sono proprio l'attenzione, l'amore e la dedizione familiare che rendono bello e poetico il quotidiano: lo stare insieme e dare importanza alle piccole cose sprigiona poesia e rasserena.
Sono queste le riflessioni che ho fatto nel corso di questa lettura, Fabio Bartolomei si riconferma un ritrattista abile e geniale.
February 26, 2013
Bambini si nasce
Capita che a volte ci si lasci stupire dall’infanzia. A me è capitato. Qualche tempo fa, ero a casa di un’amica che ha un frugoletto di otto anni. Mi aveva condotto per mano sul suo tappeto-magico-volante-del-salotto, e lì eravamo rimasti a giocare per una mezz’oretta. Poi, io mi ero alzata, e nel farlo mi ero anche premurata di aggiustare le pieghe dei pantaloni.
-Adesso vado a chiacchierare un po’ con la mamma – gli avevo detto mentre mi assestavo su un più serio e austero divano.
- Ok, sei improvvisamente diventata adulta anche tu- aveva detto lui, guardandomi con un misto di rassegnazione e pena (per me). Poi si era nuovamente dedicato ad affari ben più importanti di una bambina cresciuta nel giro di mezz’ora. La sanguinolenta battaglia tra frange del tappeto e fughe delle piastrelle non poteva indugiare oltre. Mi lasciò quindi lì, con un palmo di naso, e due palmi di vergogna.
Allora non lo sapevo, ma adesso mi è palesemente chiaro che quel bambino era amico di Bartolomei o di Al Santamaria, una delle due.
Il caso vuole che abbia letto e guardato la vita di Al contemporaneamente a quella di Skippy, che racconta la sua vita in un altro libro, e vive in un mondo molto più triste e adulto di quello di Al. Se è possibile, il libro di Paul Murray, tratta di uno stesso aspetto della vicenda all’inverso. Per comodità, vi riporto un passo che rende l’idea di ciò che intendo con “inverso”.
“Sapete com’è, passate l’infanzia a guardare la tv, dando per scontato che prima o poi nel futuro tutto quello che vedete succederà a voi: anche voi vincerete una corsa di Formula 1, salterete su un treno in corsa, metterete nel sacco un gruppo di terroristi, direte a qualcuno “metti giù la pistola” e così via. Poi cominciate la scuola superiore, e all’improvviso tutti cominciano a farvi domande sulle vostre prospettive di carriera e sul successo, e per successo non intendono quello che pensate di raggiungere vincendo lo scudetto. Pian piano comincia a balenarvi l’amara verità: Babbo Natale era solo la punta dell’iceberg, e il vostro futuro non sarà il giro sull’ottovolante che vi eravate immaginati, e il mondo dei vostri genitori - quel mondo dove si fa il bucato, si va dal dentista, e nel fine settimana si va al magazzino di articoli fai da te a comprare piastrelle nuove - è in realtà in buona parte quello che si intende per “vita”. E ora ogni giorno che passa un’altra porta sembra chiudervisi davanti, quella con sopra scritto STUNTMAN PROFESSIONISTA, o quella con scritto COMBATTI CON IL ROBOT MALVAGIO, fino a che, mentre passano le settimane e le porte - MORSO DA UN SERPENTE, SALVA IL MONDO DA UN ASTEROIDE, DISINNESCA LA BOMBA A POCHI SECONDI DAL BOTTO- continuano a chiudersi, voi cominciate a credere che quel suono di porta sbattuta sia una cosa buona in fondo, e anzi, cominciate a chiuderne qualcuna pure voi, anche qualcuna che magari non andava chiusa..”
Al e la sua famiglia avrebbero preso questo libro e l’avrebbero messo all’indice, tra le cose contrarie all’ortodossia e alla morale cosmica. Avrebbero aggiunto un articolo alla Costituzione del Principato Santamaria e avvertito che per una sana e corretta vita felice, nessuno avrebbe dovuto mai, ma poi mai, attenersi alle indicazioni di questo passo. E probabilmente avrebbero anche motivato la loro condanna. Forse avrebbero scritto qualcosa del genere:
“Il problema non sta nel crescere, né tantomeno nell’afferrare il vero senso della vita. Il problema sta nel ricordare chi sei. Puoi essere tante cose, ma di certo, innanzitutto sei stato un bambino. L’unico habitat da preservare è quello. Ciò che ti rendeva felice da piccolo, è ancora ciò che ti rende felice da grande. L’unico affetto che ti serviva da piccolo, era quello dei tuoi genitori e dei tuoi fratelli e sorelle, identico a quello che senti necessario da grande, anche se ci aggiungi qualche nome in più e ci fai stare a forza, pure quello del cane. Il nemico da combattere non è l’essere adulti, ma l’adultaggine, quell’impostazione scorretta della spina dorsale e dell’anima che ti fa chiudere le porte sbagliate, che non sono come spesso si crede, quelle del gioco e dell’assenza di responsabilità, ma quelle della leggerezza e del vivere con gentilezza, quelle dello stupore e della genuinità delle espressioni. Combattere contro un robot malvagio, disinnescare la bomba a pochi secondi dal botto, salvare il mondo da un asteroide, costruire un principato in mezzo al niente, cercare la casa perfetta, tutte cose possibili, se sei nell’habitat giusto, con gli affetti e col cuore in ordine, anche se sei in doppio petto e sei direttore di banca. Basta crederci. We can. Because we are family.”
Chi di voi pensa che Peter Pan fosse un personaggio serissimo, non può perdersi questo libro, chi di voi invece pensa che fosse un’eco di un qualcosa di cui non ricordate il nome, pure. Giusto per rinfrescarvi la memoria su chi siete e da dove venite.
Capita che a volte ci si lasci stupire dall’infanzia. A me è capitato. Qualche tempo fa, ero a casa di un’amica che ha un frugoletto di otto anni. Mi aveva condotto per mano sul suo tappeto-magico-volante-del-salotto, e lì eravamo rimasti a giocare per una mezz’oretta. Poi, io mi ero alzata, e nel farlo mi ero anche premurata di aggiustare le pieghe dei pantaloni.
-Adesso vado a chiacchierare un po’ con la mamma – gli avevo detto mentre mi assestavo su un più serio e austero divano.
- Ok, sei improvvisamente diventata adulta anche tu- aveva detto lui, guardandomi con un misto di rassegnazione e pena (per me). Poi si era nuovamente dedicato ad affari ben più importanti di una bambina cresciuta nel giro di mezz’ora. La sanguinolenta battaglia tra frange del tappeto e fughe delle piastrelle non poteva indugiare oltre. Mi lasciò quindi lì, con un palmo di naso, e due palmi di vergogna.
Allora non lo sapevo, ma adesso mi è palesemente chiaro che quel bambino era amico di Bartolomei o di Al Santamaria, una delle due.
Il caso vuole che abbia letto e guardato la vita di Al contemporaneamente a quella di Skippy, che racconta la sua vita in un altro libro, e vive in un mondo molto più triste e adulto di quello di Al. Se è possibile, il libro di Paul Murray, tratta di uno stesso aspetto della vicenda all’inverso. Per comodità, vi riporto un passo che rende l’idea di ciò che intendo con “inverso”.
“Sapete com’è, passate l’infanzia a guardare la tv, dando per scontato che prima o poi nel futuro tutto quello che vedete succederà a voi: anche voi vincerete una corsa di Formula 1, salterete su un treno in corsa, metterete nel sacco un gruppo di terroristi, direte a qualcuno “metti giù la pistola” e così via. Poi cominciate la scuola superiore, e all’improvviso tutti cominciano a farvi domande sulle vostre prospettive di carriera e sul successo, e per successo non intendono quello che pensate di raggiungere vincendo lo scudetto. Pian piano comincia a balenarvi l’amara verità: Babbo Natale era solo la punta dell’iceberg, e il vostro futuro non sarà il giro sull’ottovolante che vi eravate immaginati, e il mondo dei vostri genitori - quel mondo dove si fa il bucato, si va dal dentista, e nel fine settimana si va al magazzino di articoli fai da te a comprare piastrelle nuove - è in realtà in buona parte quello che si intende per “vita”. E ora ogni giorno che passa un’altra porta sembra chiudervisi davanti, quella con sopra scritto STUNTMAN PROFESSIONISTA, o quella con scritto COMBATTI CON IL ROBOT MALVAGIO, fino a che, mentre passano le settimane e le porte - MORSO DA UN SERPENTE, SALVA IL MONDO DA UN ASTEROIDE, DISINNESCA LA BOMBA A POCHI SECONDI DAL BOTTO- continuano a chiudersi, voi cominciate a credere che quel suono di porta sbattuta sia una cosa buona in fondo, e anzi, cominciate a chiuderne qualcuna pure voi, anche qualcuna che magari non andava chiusa..”
Al e la sua famiglia avrebbero preso questo libro e l’avrebbero messo all’indice, tra le cose contrarie all’ortodossia e alla morale cosmica. Avrebbero aggiunto un articolo alla Costituzione del Principato Santamaria e avvertito che per una sana e corretta vita felice, nessuno avrebbe dovuto mai, ma poi mai, attenersi alle indicazioni di questo passo. E probabilmente avrebbero anche motivato la loro condanna. Forse avrebbero scritto qualcosa del genere:
“Il problema non sta nel crescere, né tantomeno nell’afferrare il vero senso della vita. Il problema sta nel ricordare chi sei. Puoi essere tante cose, ma di certo, innanzitutto sei stato un bambino. L’unico habitat da preservare è quello. Ciò che ti rendeva felice da piccolo, è ancora ciò che ti rende felice da grande. L’unico affetto che ti serviva da piccolo, era quello dei tuoi genitori e dei tuoi fratelli e sorelle, identico a quello che senti necessario da grande, anche se ci aggiungi qualche nome in più e ci fai stare a forza, pure quello del cane. Il nemico da combattere non è l’essere adulti, ma l’adultaggine, quell’impostazione scorretta della spina dorsale e dell’anima che ti fa chiudere le porte sbagliate, che non sono come spesso si crede, quelle del gioco e dell’assenza di responsabilità, ma quelle della leggerezza e del vivere con gentilezza, quelle dello stupore e della genuinità delle espressioni. Combattere contro un robot malvagio, disinnescare la bomba a pochi secondi dal botto, salvare il mondo da un asteroide, costruire un principato in mezzo al niente, cercare la casa perfetta, tutte cose possibili, se sei nell’habitat giusto, con gli affetti e col cuore in ordine, anche se sei in doppio petto e sei direttore di banca. Basta crederci. We can. Because we are family.”
Chi di voi pensa che Peter Pan fosse un personaggio serissimo, non può perdersi questo libro, chi di voi invece pensa che fosse un’eco di un qualcosa di cui non ricordate il nome, pure. Giusto per rinfrescarvi la memoria su chi siete e da dove venite.
July 13, 2013
Quanto mi è piaciuto leggere questo libro!
La prima parte, quella con l’Al bambino, è geniale ed esilarante.
Mi sono ritrovata a sghignazzare in piena notte e in metropolitana in mezzo a gente che mi guardava incuriosita cercando di leggere il titolo del libro nelle mie mani.
Poi l’Al bambino cresce, è adolescente e quindi adulto, ma non perde mai lo spirito, la creatività, la spontaneità e la caparbietà dei suoi primi anni di vita. Agisce coerentemente con il proprio obiettivo e lo insegue in tutte le maniere usando un’immaginazione non offuscata da altre mille priorità, razionale nella sua irrazionalità.
A metà libro capisci già cosa sta succedendo e perché, ma non importa, arrivi all’ultima pagina con il sorriso sulle labbra e con la rara sensazione di aver letto una storia che è un inno alla vita e al saperla vivere, dove c’è ottimismo e speranza ma che non ostenta mai questi buoni sentimenti; anzi in realtà è una storia triste, a tratti anche cinica, che l’autore ci racconta con ironia e grande originalità divertendoci e incuriosendoci pagina dopo pagina.
La prima parte, quella con l’Al bambino, è geniale ed esilarante.
Mi sono ritrovata a sghignazzare in piena notte e in metropolitana in mezzo a gente che mi guardava incuriosita cercando di leggere il titolo del libro nelle mie mani.
Poi l’Al bambino cresce, è adolescente e quindi adulto, ma non perde mai lo spirito, la creatività, la spontaneità e la caparbietà dei suoi primi anni di vita. Agisce coerentemente con il proprio obiettivo e lo insegue in tutte le maniere usando un’immaginazione non offuscata da altre mille priorità, razionale nella sua irrazionalità.
A metà libro capisci già cosa sta succedendo e perché, ma non importa, arrivi all’ultima pagina con il sorriso sulle labbra e con la rara sensazione di aver letto una storia che è un inno alla vita e al saperla vivere, dove c’è ottimismo e speranza ma che non ostenta mai questi buoni sentimenti; anzi in realtà è una storia triste, a tratti anche cinica, che l’autore ci racconta con ironia e grande originalità divertendoci e incuriosendoci pagina dopo pagina.
November 30, 2018
È un romanzo spassoso, ma in modo intelligente che racconta la storia di una famiglia romana moolto speciale dagli anni '70 in poi, dal punto di vista di Al, ragazzino dalla fervida fantasia, dall'incredibile capacità di mettersi nei guai e anche tante altre cose che non vi voglio spoilerare. La storia é deliziosa, la scrittura scorrevole, il finale, lo ammetto, mi ha strappato una lacrimuccia. Bello bello
March 23, 2019
Dopo circa un terzo di libro ero un po' preoccupata: mi sembrava una storia improbabile, con una comicità amara, "fantozziana". Procedendo con la lettura però sono stata catturata dalla trama e soprattutto dal personaggio di Al. Mi sono divertita molto con le sue mirabolanti trovate. Mi sono commossa con la sua ingenuità e semplicità. Solo le ultime dieci pagine hanno dato un senso compiuto alla storia narrata, chiudendo il cerchio in maniera perfetta.
Romanzo impeccabile, commovente e divertente. Sicuramente fra i libri più belli che io abbia letto negli ultimi anni.
Romanzo impeccabile, commovente e divertente. Sicuramente fra i libri più belli che io abbia letto negli ultimi anni.
May 9, 2016
Más que entretenida, le cuesta coger ritmo, pero resuelve con limpieza y buen pulso las múltiples aventuras de Al... No llegará a clásico, pero si que nos hará pasar un buen rato.
May 22, 2020
Nessuno avrebbe potuto scrivere una storia del genere se non Fabio Bartolomei 💚
Popsugar reading challenge A book with the same title as a movie or TV show but is unrelated to it
Popsugar reading challenge A book with the same title as a movie or TV show but is unrelated to it
December 27, 2023
Divertido y entrañable. También, desde el humor, con puntos de crítica a la sociedad de los 80 ( italiana, aunque semejante a la nuestra) muchas cosas aún arrastradas hoy.
April 14, 2013
Fabio Bartolomei colpisce ancora nel segno con We are family (purtroppo non ho trovato il suo secondo romanzo in libreria). Anche se inizialmente ho faticato ad entrare nella storia (francamente non capivo dove l'autore volesse andare a parare, solo leggendo ho capito che in fin dei conti non mi importava) quando ci sono riuscita non ho potuto che provare tenerezza e amore per questi personaggi strampalati che a modo loro ci insegnano a prendere sul serio le cose più importanti (che ovviamente spesso se non sempre non coincidono per nulla con le cose che gli adulti standard ritengono importanti).
http://robertabookshelf.blogspot.it/2...
http://robertabookshelf.blogspot.it/2...
September 9, 2014
n due parole è riassumibile in: " per fortuna che fra le firme italiane si trovano ancora autori così". Non avevo letto niente di Bartolomei prima di questo libro e me ne pento amaramente ma del resto ciò significa che ho la fortuna di leggere gli altri suoi titoli: "Giulia 1300 e altri miracoli", "La banda degli invisibili" e non vedo l'ora di leggere anche il libro di prossima uscita "Lezioni in Paradiso" che sarà disponibile dal 17 settembre.
Al Santamaria è un personaggio fantastico, un bambino prodigio che ...
continua su http://silviadaveri-autorialblog.blog...
Al Santamaria è un personaggio fantastico, un bambino prodigio che ...
continua su http://silviadaveri-autorialblog.blog...
June 25, 2013
Dieci stelline si possono dare?
http://sololibribelli.wordpress.com/2...
http://sololibribelli.wordpress.com/2...
October 2, 2024
A family drama dressed in a sit-com’s clothing. It was a wonder to see life through Al’s eyes. He kind of reminded me of Young Sheldon in his peculiarity and singularity of perspective. His true genius was his innocence and imagination, that turned the world rose-colored even in the most dire and tragic circumstances.
January 30, 2021
Funny at the outset, repetitive and tedious towards the end.
August 26, 2024
Sometimes I come across books so special I can’t believe I get to read them. This is one of those books. ♥️
December 28, 2023
Divertido, ligero, alegre, entrañable, optimista, inocente... Muy recomendable para pasar un buen rato volviendo a sentir como un niño.
May 10, 2013
Come si può raccontare le sensazioni provate a leggere questo libro senza svelarne la costruzione, e togliere al prossimo lettore il piacere della scoperta? Dovrò essere necessariamente generico, e sperare di non rovinare a nessuno la sorpresa.
Questo è innanzitutto un libro divertente. Non umoristico, ma perfettamente coerente con la scrittura in prima persona di un bambino sereno. E un bambino sereno scrive di cose che lo divertono, ed è divertente anche quando parla delle contrarietà.
Ma questo è anche un libro complesso, che ha una costruzione ingegnosa, dove accadono cose che non si capiscono subito, perché un bambino spesso interpreta la realtà con i proprio occhi, e può trovare assurdo il nostro mondo di adulti.
E’ un libro per nulla banale, per nulla buonista. E’ un libro anche molto duro in certi tratti, ma le tragedie soccombono di fronte alla voglia di vivere di un bambino.
Mi ha ricordato “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” e anche i libri di Pennac, ma solo nel senso che ha attivato in me le stesse sensazioni, la libertà di pensiero, la “leggerezza” (in senso Calviniano…), il non prendersi mai troppo sul serio. Lo stile di Bartolomei è assolutamente personale, e sicuramente mentre scriveva lui avrà pensato ad altri riferimenti.
Originale, ben scritto, credibile pur nel suo essere poco realistico, a suo modo “politico”, questo libro mi ha donato alcune ore di assoluto e spensierato piacere della lettura.
Questo è innanzitutto un libro divertente. Non umoristico, ma perfettamente coerente con la scrittura in prima persona di un bambino sereno. E un bambino sereno scrive di cose che lo divertono, ed è divertente anche quando parla delle contrarietà.
Ma questo è anche un libro complesso, che ha una costruzione ingegnosa, dove accadono cose che non si capiscono subito, perché un bambino spesso interpreta la realtà con i proprio occhi, e può trovare assurdo il nostro mondo di adulti.
E’ un libro per nulla banale, per nulla buonista. E’ un libro anche molto duro in certi tratti, ma le tragedie soccombono di fronte alla voglia di vivere di un bambino.
Mi ha ricordato “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” e anche i libri di Pennac, ma solo nel senso che ha attivato in me le stesse sensazioni, la libertà di pensiero, la “leggerezza” (in senso Calviniano…), il non prendersi mai troppo sul serio. Lo stile di Bartolomei è assolutamente personale, e sicuramente mentre scriveva lui avrà pensato ad altri riferimenti.
Originale, ben scritto, credibile pur nel suo essere poco realistico, a suo modo “politico”, questo libro mi ha donato alcune ore di assoluto e spensierato piacere della lettura.
This entire review has been hidden because of spoilers.
January 9, 2020
I loved this book- It was a hilarious, heartwarming, and thought-provoking read. I appreciated journeying through Al Santamaria's life through the eyes, mind, and voice of a witty, intelligent, and socially unique child. Fabio's depiction of Al's growth and character development as Al grew up was impressive to say the least. I couldn't put the book down and now after finishing am left with a reminder of the value of looking at the world with a child's curiosity and hope, a great read for the new year!
March 2, 2016
We are family è la storia, raccontata con lo stile dolceamaro tipico di Bartolomei, di un eterno bambino (come tutti i bambini, a volte un po' odiosetto) in lotta contro il pensiero comune per il bene della sua famiglia. Più che un romanzo, una favola surreale che mi ha ricordato molto, per atmosfere e personaggi, Benni... e onestamente un complimento più bello di questo non riesco a pensarlo.
October 11, 2014
bellissima storia che ti coinvolge e ti porta in un principato fatato grazie a chi salverà il mondo.
ci sono tanti spunti per riflettere non solo sulla famiglia Santamaria, ma pure sulle nostre e per riguardare meglio a tante nostre convinzioni e comportamenti.
ci sono tanti spunti per riflettere non solo sulla famiglia Santamaria, ma pure sulle nostre e per riguardare meglio a tante nostre convinzioni e comportamenti.
March 15, 2013
Viaggio di sola andata nell'infanzia.
Al Santamaria è un bambino geniale. Crescendo resterà geniale. E bambino. Per sua e nostra fortuna.
Al Santamaria è un bambino geniale. Crescendo resterà geniale. E bambino. Per sua e nostra fortuna.
December 30, 2013
Come mangiare un pezzo di cioccolata quando si è giù di corda.
http://libri-letti.blogspot.it/2013/1...
http://libri-letti.blogspot.it/2013/1...
January 14, 2014
eccellente, geniale, sorprendente
March 27, 2014
A tratti esilarante e spassoso, a tratti invece affilato e tagliente come una lama, punteggiato qua e là di spensieratezza e lucidissimo cinismo.
Piacevole, malinconico e sorprendente.
Piacevole, malinconico e sorprendente.
October 16, 2014
Storia di una tenerezza e dolcezza di rara fattura.
Complimenti a Bartolomei! Terzo libro e ancora più bello dei due, bei, libri precedenti!
Complimenti a Bartolomei! Terzo libro e ancora più bello dei due, bei, libri precedenti!
January 15, 2016
La bellezza di questo romanzo sta nella bravura di Bartolomei a dare una voce autentica all'eterno bambino che fa da narratore, e di rendere divertenti certi passaggi.
May 26, 2021
A very involved novel. The story is brilliantly woven together. Its both funny and poignant.
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