La Main gauche est l'avant-dernier recueil de contes publié du vivant de Guy de Maupassant. Il reprend des nouvelles parues de mai 1887 à mars 1889, annoncé à la Bibliographie de France du 23 février 1889 sous le titre Les Maîtresses1.
Le recueil est composé des onze nouvelles suivantes :
Allouma (1889) Hautot père et fils (1889) Boitelle (1889) L'Ordonnance (1887) Le Lapin (1887) Un soir (1889) Les Épingles (1888) Duchoux (1887) Le Rendez-vous (1889) Le Port (1889) La Morte (1887)
Henri René Albert Guy de Maupassant was a popular 19th-century French writer. He is one of the fathers of the modern short story. A protege of Flaubert, Maupassant's short stories are characterized by their economy of style and their efficient effortless dénouement. He also wrote six short novels. A number of his stories often denote the futility of war and the innocent civilians who get crushed in it - many are set during the Franco-Prussian War of the 1870s.
[Allouma] Ah! Voilà l'orientalisme littéraire du XIX siècle. Franchement, cela a été une nouvelle dégoûtante. Ce sont quelques extraits et passages de la nouvelles qui expriment à la fois la misogynie et le complexe de supériorité occidentale et masculine:
"Ses yeux allumés par le désire de séduire, par ce besoin de vaincre l'homme...l'eternelle lutte entre les deux brutes humaines, le mâle et la femelle, où le mâle est toujours vaincu."
"[La fille]..., j'en ferais une sorte de maîtresse, esclave, cachée dans le find de ma maison, à la façon des femmed des harems"
"Ces créateurs-là, sur le sol africain, nous appartenaient presque corps et âme."
"Je l'aimais [la fille] en effet, un peu comme on aime un animal très rare...., impossible à remplacer. C'était une bête admirable, une bête sensuelle, une bête à plaisir, qui avait un corps de femme". "elle avait fui avec ce gueux....Parce qu'elle était Allouma, une fille du sable. Une autre, à Paris, fille du trottoir, aurait fui avec mon coucher ou avec un rôdeur de barrière."
Après elle lui revins, il dit: "je la reprenais gaiement, sans jalousie, car pour moi la jalousie ne peut naître que de l'amoure, tel que nous le comprenons chez nous [en Europe ou peut-être précisément en France].
Mais, néanmoins, ce ne change point la littérairité de la texte.
Il primo di dieci volumi, che divennero quattro per scellerata scelta editoriale
La produzione letteraria di Guy de Maupassant si concentra nel periodo che va dal 1875 al 1891. All’inizio dell’anno successivo lo scrittore, affetto da sifilide – patologia che drammaticamente lo accomuna al suo maestro Flaubert - tenterà il suicidio e verrà quindi rinchiuso in una clinica psichiatrica da cui non uscirà più, morendo non ancora quarantatreenne nel luglio del 1893. Il corpus delle sue opere è formato da sei romanzi pubblicati oltre a due lasciati incompiuti, una decina di opere teatrali, alcuni saggi e diari di viaggio e ben 305 fra racconti e novelle, in gran parte pubblicati sui quotidiani Gil Blas e Le Gaulois e dallo stesso autore raccolti periodicamente in volume: solo tre di essi vennero ritrovati dopo la morte dello scrittore e pubblicati postumi. Se i romanzi sono sicuramente opere importanti - almeno un paio sono da considerarsi capisaldi della letteratura di ogni tempo - è tuttavia nei racconti e nelle novelle che Maupassant dà il meglio di sé, esprimendo al massimo grado le sue doti di scrittore impressionista e naturalista, in grado di tratteggiare ambientazioni, situazioni e personaggi indimenticabili anche in pochissime pagine. Sono racconti e novelle che restituiscono appieno al lettore i mondi della piccola borghesia impiegatizia, delle classi popolari e di quelle agiate che formavano il grande coacervo sociale della Parigi fin de siècle nonché il primitivo e crudele universo rurale della natia Normandia. La compattezza di tali opere brevi, pur tenendo conto delle diversità di tono, di soggetto e a volte di risultato artistico, è tale che possono essere considerate come i tasselli di una sola grande opera, quasi una Comédie humaine in piccolo, che possiede una forza analitica rispetto al reale paragonabile a quella delle opere di Balzac. Di conseguenza ho sempre ritenuto importante che nella mia biblioteca fossero presenti tutti i racconti e le novelle di Maupassant. Dopo aver acquisito nel tempo volumi nei quali alcuni di essi erano stati raggruppati per tematismo da varie case editrici, una quindicina di anni fa ho iniziato ad acquistare gli eleganti volumi degli Oscar Classici nei quali Mondadori si proponeva la loro pubblicazione integrale nella bellissima traduzione di Mario Picchi, sino ad allora disponibile solo nella costosa e poco maneggevole collana I meridiani. In quarta di copertina veniva annunciato il piano dell’opera, che sarebbe stata composta da ben dieci volumi. Purtroppo non avevo fatto i conti con la galoppante berlusconizzazione di Mondadori e con l’attenzione al mercato che caratterizza l’editoria contemporanea: sta di fatto che dopo i primi quattro volumi la pubblicazione integrale si è misteriosamente interrotta, e oggi nel catalogo dell’editore non ne è rimasta traccia: chi volesse acquistare tutti i racconti di Maupassant ha quindi solamente la possibilità di spendere oltre 150 euro per i due volumi de I meridiani. Segnalo però che sul mercato dell’usato è ancora possibile reperire a prezzi accessibili – sia pur con qualche difficoltà – i sei volumi editi da Sansoni negli anni ‘60, nella traduzione di Picchi e altri. Il piano di pubblicazione negli Oscar seguiva probabilmente l’ordine di redazione dei racconti, che per buona parte corrisponde anche a quello di pubblicazione originale: i diciotto racconti di questo primo volume sono quindi i primi scritti da Maupassant, e furono tutti editi tra il 1875 e i primi mesi del 1881, tranne Il dottor Héraclius Gloss, che sarà pubblicato solo nel 1921. Il volume si apre con il racconto eponimo, il primo pubblicato dall’autore, nel 1875. Il breve testo risente palesemente dell’influsso che sul giovane Maupassant ebbero i racconti di Edgar Allan Poe ed in generale la letteratura del mistero, ma già vi si possono intravedere alcuni degli elementi che caratterizzeranno la sua scrittura matura. In particolare sono da notare a mio avviso il breve passo nel quale la bella giornata tardo estiva nel paesino normanno richiama alla mente dell’io narrante la sua infanzia e, nonostante sia al funerale di un amico, istintivamente mangia una mora, ed inoltre l’indifferenza con la quale i becchini svolgono il loro lavoro. Si tratta di particolari che conferiscono ad un racconto di genere quel tocco di realismo cinico che costituirà la matrice dell’intera opera dello scrittore. Il dottor Héraclius Gloss è una gustosa novella, piuttosto lunga per gli standard dell’autore, pubblicata come detto quasi trent’anni dopo la sua morte, anche se – come annota l’utilissimo apparato critico che correda il volume - scritta probabilmente negli ultimi mesi del 1875 e nella quale, sin dall’evocativo nome del protagonista, è evidente l’influsso di E.T.A. Hoffmann. L’intento è decisamente satirico: ambientata nella immaginaria e dotta città di Balançon, simbolo probabilmente della provincia estrema, si avvale di un tono aulico che rende molto divertente le assurde e per molti versi drammatiche vicende narrate. Bersaglio specifico di Maupassant è l’erudizione superficiale ed autoreferenziale del protagonista, che lo porterà a credere nella teoria della metempsicosi e quindi alla follia. Racconto in qualche modo anomalo nella produzione maupassantiana, anche qui è però possibile riscontrare in nuce alcuni assi portanti delle prove più mature. Tra questi, a mio avviso sono da segnalare il riferimento esplicito alla relazione sessuale tra Gloss e la domestica e il cinismo con il quale le figure di contorno e la folla si rapportano al povero dottore. Probabilmente da approfondire sarebbe una lettura psicanalitica del rapporto uomo-animale, tema ricorrente nelle opere dell’autore, che qui assume tratti grotteschi e si connette, grazie alla figura di uno scimmione (esplicito il richiamo a Poe) al tema del doppio. Poco significativo è – a mio avviso - L’uomo dell’acqua santa, se non per il tono impersonale che lo caratterizza e che costituirà la forma stilistica fondante il naturalismo di Maupassant. È un breve racconto di maniera, nel quale compaiono alcuni luoghi comuni di taglio melodrammatico, probabilmente atti a suscitare l’interesse del lettore popolare, narrando di una famiglia povera cui viene rapito l’unico figlio: non manca il lieto fine con tanto di agnizione. Il lieto fine caratterizza anche Il matrimonio del Tenente Laré, racconto che si fa notare solo per essere una sorta di anteprima ambientale del ben più importante Boule de suif, e nel quale prevalgono toni patriottici sullo sfondo della guerra franco-prussiana del 1870-71. Ai racconti del mistero appartiene anche Cocco fresco, in cui gli episodi salienti della vita del protagonista, narrata brevemente in un manoscritto letto dopo la sua morte, sono segnati dall’apparizione di venditori di cocco. Il tono farsesco e l’assurdità della figura del deus ex machina fanno pensare ad un intento satirico nei confronti del genere. Pallina è il titolo con il quale Mario Picchi ha scelto di tradurre Boule de suif. L’origine della novella è nota: durante le serate di Medan, il padrone di casa Émile Zola chiese ai suoi ospiti abituali di scrivere ciascuno un racconto, da raccogliere in un volume che avrebbe rappresentato il manifesto del naturalismo. Quando il trentenne Maupassant lesse Boule de suif ai convenuti ne suscitò l’entusiasmo generale, ed ancora oggi la novella è universalmente riconosciuta come uno dei suoi capolavori. Vari sono i fattori che giustificano tale attributo: la ormai acquisita maestria nel tratteggiare con poche ed evocative pennellate l’ambientazione fisica della vicenda, in questo caso il paesaggio nevoso dell’inverno del 1870; l’arditezza, per i tempi, del tema trattato, che vede come protagonista una prostituta, latrice di una moralità superiore rispetto ai nobili e borghesi che sono con lei; l’efficacia con la quale sferza il moralismo d’accatto di uomini e donne portatori del perbenismo ipocrita, attento solo alle apparenze e al denaro, che costituiva (ed ahimè in gran parte costituisce ancora) la sovrastruttura morale dell’ideologia delle classi agiate; infine, la capacità di condensare la critica ad un intero universo sociale in un episodio a suo modo piccolo e marginale, che testimonia l’acquisita importanza del reale nell’universo letterario dello scrittore. Per conto mio ritengo di dover mettere in evidenza alcuni aspetti particolari della novella. Il primo è il magnifico prologo, nel quale Maupassant presenta il quadro della disfatta francese in cui si inserisce l’episodio al centro della narrazione: sono poche pagine di grandissima letteratura, dalle quali è sparita ogni traccia del patriottismo che permeava il precedente Il matrimonio del Tenente Laré, di analoga ambientazione, e nelle quali fortissima è la critica all’inettitudine dei capi e alla codardia borghese. I passeggeri della diligenza che parte da Rouen sono un microcosmo in cui si riassume tutta la buona società del tempo: vi sono infatti, in ordine per così dire di classe, il conte e la contessa Hubert de Bréville, Il grande industriale del cotone Carré-Levadon con signora, molto più giovane di lui (della quale con meravigliosa perfidia Maupassant nota che ”era la consolazione degli ufficiali di buona famiglia mandati di guarnigione a Rouen”) ed il signor Loiseau, ricco e avido commerciante di vino, con la moglie. È degna di nota la balzachiana importanza che nella novella assume il tema del denaro e degli affari (anche loschi) quale elemento fondante la reputazione di questi personaggi, che ”per quanto fossero di diversa condizione si sentivano affratellati dal denaro, la grande massoneria di coloro che possiedono, di coloro che fanno tintinnare l’oro infilandosi la mano in tasca”. Altro personaggio molto interessante è il democratico Cornudet, politicamente nemico di nobili e borghesi ma umanamente meschino quasi quanto loro ed in fondo assimilato allo status quo: è un quadro sociale disperato e disperante quello che ci fornisce Maupassant, e il richiamo ad una sinistra che ormai si fatica a distinguere dalla destra mi pare di una angosciante attualità. Lascio ovviamente al lettore scoprire i particolari della trama, dalla quale emergerà la grandezza relativa di Pallina. Con Le domeniche di un borghese parigino, lungo racconto satirico suddiviso in dieci episodi, entra in scena un altro dei tipi umani che compariranno spesso in testi successivi: l’impiegato ministeriale, di cui Maupassant era stato per alcuni anni un rappresentante. Il Signor Patissot, cunquantaduenne, celibe, è il ritratto del conformismo più mediocre, simboleggiato dal tentativo di somigliare a Napoleone III, salvo poi doversi radere alla caduta dell’impero. Lo seguiamo soprattutto in spassose gite fuori porta dove appare anche la Senna dei canottieri e dei pescatori, luogo di molte altre opere del nostro. Nel racconto fanno la loro apparizione anche il pittore Jean-Louis-Ernest Meissonier ed Émile Zola, e viene dileggiato – ad uso dei lettori del conservatore Le Gaulois, dove fu pubblicato - il nascente movimento femminista. Seguono alcuni brevi racconti di minor interesse, tra i quali ne segnalo solo uno, il cui protagonista è un giovane Napoleone ancora in Corsica, sino a giungere a Il papà di Simon, il cui tono melodrammatico non meriterebbe più di tanta attenzione se non fosse che delinea la figura di un operaio sensibile e galantuomo, fatto raro in un autore che non risparmia nulla neppure alle classi subalterne. Non si può escludere che tale caratterizzazione si debba alla pubblicazione su La Réforme politique et littéraire, rivista di orientamento socialista, a riprova che si deve pur vivere. Tre piccoli capolavori della cattiveria di Maupassant sono In famiglia, dove una morte apparente espone tutta la meschinità dell’impiegato Caravan e della moglie, Storia di una serva di fattoria, il cui posticcio lieto fine non riesce ad oscurare l’ancestrale brutalità delle relazioni sociali nella campagna normanna, e Scampagnata, in cui la gita fuori porta di una famigliola parigina si trasforma in una occasione di trasgressione sessuale per madre e figlia, irresistibilmente attratte dai muscoli di due canottieri. Il successivo Casa Tellier costituisce, insieme a Pallina, il centro focale del volume. È la storia di una casa chiusa di provincia la cui tenutaria porta le ragazze in campagna, alla prima comunione di una nipote, dove suscitano curiosità per il loro essere cittadine e si conquistano l’affetto della comunità, tanto che il prete nell’omelia le considera mediatrici della presenza di dio. Racconto strepitoso, caratterizzato da splendide variazioni di tono e che meriterebbe un’analisi approfondita, nel quale le figure delle prostitute, nonostante bruttezza e volgarità esteriore, troneggiano moralmente sia rispetto ai borghesi incontrati in treno, sia nei confronti dei bravi contadini del villaggio. Anche le descrizioni ambientali raggiungono vertici di impressionismo scritto raramente superati dallo stesso Maupassant. A margine, mi permetto di dissentire da Mario Picchi, che vede nella pagina in cui il parroco santifica le ragazze un fraintendimento di grande comicità: a mio avviso invece il prete percepisce che la presenza delle ragazze ha elevato la spiritualità della cerimonia. Il volume termina con due racconti centrati sul tema dei pericoli dell’amore. Mentre A primavera è senza dubbio ascrivibile ai testi minori, il successivo La ragazza di Paul, un racconto della Senna, si fa notare per l’esplicita entrata in scena dell’amore lesbico e soprattutto per le forti tinte con cui l’autore tratteggia la fauna umana che frequentava i locali più o meno equivoci che sorgevano sulle sponde del fiume. Come già accennato, il volume è corredato da un apparato critico molto utile per capire il contesto in cui nascono i singoli racconti, ma soprattutto da una prefazione che riporta le pagine dedicate a Maupassant da Henry James nel 1888 in L’arte del romanzo. Sono sicuramente pagine divertenti, oltre che utili, in quanto James, pur dando atto del talento letterario di Maupassant, da bravo anglosassone e da maestro dell’elisione non si capacita di come esso si applichi a rappresentare esplicitamente la corporeità ed il sesso: i soliti francesi. All’inizio di queste note ho scritto che le novelle e i racconti di Maupassant potrebbero essere avvicinati alla Comédie balzachiana. Dopo la lettura di questo primo volume mi accorgo di una loro strana affinità con il cinema: molti di essi avrebbero potuto infatti essere trasportati di peso ne I mostri di Risi, mentre Casa Tellier sarebbe stato un ottimo soggetto per un film pasoliniano o felliniano (con Bocca di rosa nella colonna sonora); da Boule de suif sono ovviamente stati tratti almeno due film. Potenza della vera letteratura.
Bien écrire, ce n'est pas forcément être bon. Maupassant dévoile par certaines de ses nouvelles, dont la première, Allouma, sa vision archaïque d'une afrique colonisée et dont il contemple la beauté par ses yeux de colons. Les arabes étaient des inférieurs à ses yeux, il les aimait comme un maître aime ses bêtes, et hélas, je paraphrase. Ses phrases percutent mais sa vision du monde était petite, froide, dénuée de tendresse surtout pour tout ceux qui étaient étrangers.
Maupassant n'est, à mes yeux, bon que quand il écrit l'amour malsain. Et malheureusement, il n'y a que la dernière nouvelle qui fonctionne, ses dialogues sonnent creux en dehors de cela, les textes sont beaux, mais à quoi bon être beau si l'on est creux ?
J'ai rarement lu un livre dont j'ai méprisé l'auteur en le parcourant. Je n'en ressort pas sans rien, mais je ne peux pas dire que j'ai aimé, au contraire.
Recueil de nouvelles : c'est toujours un peu casse-gueules, car je suis peu friande de nouvelles, mais l'auteur s'en sort bien, ces nouvelles arrivent à raconter une histoire qui tient la route malgré leur brièveté, les personnages sont vite et bien croqués. Ça a toutefois quelque peu vieilli au niveau des valeurs, avec de bons vieux relents de colonialisme raciste, et de la misogynie caractérisée (notons que je laisse à l'auteur le bénéfice du doute en disant que ça a vieilli, c'est peut-être juste que Maupassant est un con).
Un relato que atrapa desde el inicio con el hallazgo del cadáver desnudo de una niña violada y estrangulada en medio de un bosque y a orillas de un río. Con ese comienzo no queda más que leer el cuento hasta el final.