Ethan, un ragazzo tossicodipendente, scompare misteriosamente. Tutti sono convinti che la sua sia solo una fuga passeggera, tutti tranne Lucy, la sorella minore, la quale lo vede apparire e scomparire negli angoli della casa e nei prati circostanti sotto forma di presenza misteriosa, evanescente come un sogno, inquietante come uno degli incubi peggiori….e si convince dunque che Ethan sia morto. E’ così, difatti, e il suo cadavere non tarderà ad essere scoperto. Una tragedia famigliare, un incubo reale. Poco dopo, anche Rae, problematica sorella di Lucy ed Ethan, svanisce nel nulla e la storia sembra ripetersi. E i genitori, che oltre a Ethan, Rae e Lucy hanno anche altri 4 figli cui badare, da svaniti sembrano perdersi del tutto. Insomma, un romanzo come tanti, a tratti piacevole, a tratti mellifluo, che si è curiosi di leggere fino in fondo per capire dove l’autrice vuole arrivare. L’unica nota che in tutto questo stona è la dicitura, sulla copertina di “Vincitore dell’Horror Writers of America come migliore opera prima”. Horror?! Il romanzo non ha nulla di horror, comprese le (iniziali) apparizioni di Ethan a Lucy, ma che in tal senso di spaventoso, di raccapricciante, di pauroso, non hanno nulla. Più che horror definirei “Lucy” un romanzo sui rapporti malati e deviati fra ragazzi e adulti, con risvolti finali che scivolano sul thriller, dato che la scomparsa dei personaggi sarà opera di un brutto orco reale, una faccia insospettabile della vita di tutti i giorni. Ma si ha la sensazione che la storia resti sospesa in un limbo fumoso, dove i contorni delle vicenda, seppur alla fine comprensibili, non sono mai propriamente definiti…per questo non sono riuscita a sentire su di me grande trasporto e coinvolgimento man mano che giravo le pagine, anche se lo stile non ostico e la curiosità mi hanno portato comunque alla fine senza difficoltà.
A suo modo godibile. Ma l’horror è un’altra cosa.