Questo romanzo di Massimo Carlotto - terzo della serie dell'Alligatore - racconta dall'interno le trasformazioni del panorama criminale del nostro paese, i mezzi e le strategie dei soggetti di questa battaglia sanguinosa che si svolge sotto i nostri occhi. Si parla della mafia del Brenta, della mafia russa, della nuova criminalità albanese, dell'uso spregiudicato dei criminali pentiti da parte della magistratura. L'Alligatore è entrato nel mondo degli investigatori e della giustizia dalla porta di servizio (la galera). Usa mezzi illegali, lavora assieme a un contrabbandiere piuttosto violento e a un reduce (però sempre in gamba) della controinformazione degli anni Settanta. Ma il suo obiettivo resta sempre alto: la giustizia.
Massimo Carlotto began his literary career in 1995 with the noir novel The Fugitive, a fictionalized account of his time on the run. In 1998 he published Le irregolari, the semi-autobiographical novel on the Argentine military regime of the Seventies. In 2001 he released Arrivederci, amore ciao, which was adapted into a movie in 2005. In 2004 he published Death's Dark Abyss, a nihilistic noir on the theme of revenge.
Felice Maniero, detto Faccia d’Angelo, con il suo immancabile foulard al collo.
Terza avventura dell’Alligatore, e, questa mia, una rilettura, dopo quella all'uscita del romanzo. Sono amico di Marco Buratti, alias Alligatore, dalla sua prima apparizione, da sempre. Lo sono da più di vent’anni anni e nove storie.
Marostica, la piazza degli Scacchi davanti al palazzo di Cangrande della Scala: sul lato i portici sotto i quali si conclude il percorso di Marielita.
Rileggendo ho avuto la sensazione che di tutte e nove questa potrebbe essere la migliore, la più ghiotta: perché accanto alla solita trama à la Carlotto ben congegnata e ottimamente documentata, presa dalla cronaca ed elaborata in narrazione, c’è anche molto spazio per i personaggi, i tre protagonisti (l’Alligatore, Beniamino Rossini e Max la Memoria) e le loro vicende personali. Fa la sua prima apparizione Virna, cameriera alla Cuccia, il locale dell’Alligatore inaugurato proprio in queste pagine. E purtroppo, ci lascia Marielita, magnifica presenza femminile, uccisa sotto i portici di Marostica. Il Nordest è un altro personaggio centrale, che Carlotto ha saputo raccontare nella sua trasformazione. In Nessuna cortesia all'uscita (che è un proverbio yiddish), la criminalità locale (Felice Maniero e la mala del Brenta) esce di scena per lasciare la leadership a bande straniere, albanesi e russe in testa, in quella fine del secondo millennio.
Punta Sabbioni dove Beniamino Rossini vive e ormeggia il suo potente motoscafo.
L’Alligatore ondeggia tra malinconia e inconfessabile romanticismo, tra il cattivo sortilegio di non poter più credere a niente e l'incantesimo che lo condanna a indossare comunque i panni del cavaliere errante, diventa l'ultimo eroe che oggi è possibile immaginare. Un eroe anarchico con qualche macchia e con molte paure, che si rifugia nel suo blues e nell'alcool per non dar troppo peso alla realtà e a sé stesso, ma nonostante tutto ancora in sella: certo non per cambiare il mondo, ma almeno per non svendere del tutto i propri principi..
Il romanzo è scandito da brani presi direttamente dalla sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Venezia del 14 dicembre 1996 e dalle udienze che a quella sentenza hanno condotto. Gli estratti scelti da Carlotto, col tipico linguaggio dei tribunali, mettono letteralmente i brividi.
La villa che Roberto Mengardo si stava facendo costruire a Brugine al momento del suo arresto due anni fa. Mengardo è stato membro della banda di Maniero, e si ritiene ne sia diventato il nuovo capo all’uscita di scena di Maniero.
Carlotto appartiene alla scuola classica dell’hard boiled americano. Ma a me ricorda tanto Fabio Montale. E la sua abilità di attingere a fatti presi dalla realtà, dalla cronaca, sia nera che politica, con tanto di sentenze passate in giudicato come dicevo prima, incrociando con la finzione letteraria mi pare unica in Italia, e mi sembra rappresentare la quintessenza del cosiddetto ‘Noir Mediterraneo’.
Il fiume Brenta dalle parti di Padova.
A seguire le motivazioni della giuria che gli assegnò il premio speciale del "Dessì" proprio per questo romanzo: Questo romanzo, il terzo della serie dell’Alligatore, racconta le trasformazioni della criminalità italiana e internazionale (mafia del Brenta, mafia russa, nuova criminalità albanese, ecc.) e le tecniche, i metodi, le strategie e le finalità criminali che ormai sono di casa in ogni regione italiana con la crescita spaventosa del numero delle vittime, mettendo in discussione pericolosamente la nostra sicurezza. La narrativa di questo giovane, ma già maturo scrittore, si avvale dei sofisticati strumenti dell’ironia, del sarcasmo tagliente, con un ritmo veloce da thriller americano. Le storie narrate riflettono vicende che tutti conoscono, più legate alla cronaca che alla storia; sfiorano il giornalismo, ma si fermano a riflettere sui fatti. Si entra nel mondo della giustizia, nei suoi infernali meccanismi burocratici e corporativi al limite della legalità, anche se l’obiettivo del protagonista di questi romanzi rimane sempre la ricerca della verità e della giustizia.
"Alzai le braccia al cielo esasperato. - Ma vi rendete conto che da quando è iniziata questa storia non facciamo altro che trattare e puntualmente va tutto a puttane? Invece di uscire da questo casino ci stiamo infognando sempre di più. -"
Un noir piuttosto forte, in cui l'Alligatore viene chiamato a fare da paciere da un affiliato della mafia del Brenta che è convinto di essere stato condannato a morte dal suo capo e viene coinvolto suo malgrado in un'operazione di pulizia/collaborazionismo con le forze dell'ordine/forze dell'ordine e magistratura corrotte/passaggio del testimone alle più spietate criminalità straniere in arrivo a ondate. Per salvare le chiappe, l'Alligatore e Beniamino Rossini dovranno agire d'astuzia, anche perché tra le vittime collaterali di tutto questo popò di ammazzatine c'è Marielita, la musicista di strada sudamericana compagna del loro amico latitante Max la Memoria, un analista che l'Alligatore consulta spesso e volentieri per cercare di sbrogliare le varie matasse che si trova tra le mani, che naturalmente Marco e Rossini vogliono vendicare.
Terzo libro della serie dell'Alligatore, non mi ha convinta molto...la conclusione mi é sembrata un po' affrettata. Ho come la sensazione peró che sia l'anteprima di un qualcosa di piú grande. Andró avanti perché voglio assolutamente sapere come andrà avanti la serie :)
Per fare un favore ad un conoscente malavitoso, l'Alligatore mette in moto una serie di situazioni che gli si ritorcono contro pesantemente.
Carlotto intrattiene bene ma non mi convince mai appieno. In questo terzo appuntamento con l'investigatore privato Buratti, l'Alligatore, l'aspetto più significativo è l'esplorazione delle macchinazioni della cosiddetta Mala del Brenta; il resto è Carlotto che vorrebbe essere Buratti.
sempre un ottimo Carlotto.. ho sempre paura che in una serie di romanzi noir con lo stesso protagonista si inizino a ripetere le solite situazioni, le solite meccaniche.. per fortuna no! qui anziché essere alle prese con un indagine, Buratti e Rossini sono alle prese con una trappola da parte della mafia del Brenta.. e non si faranno scrupoli a fare pulizia di tutto e tutti.. divertente soprattutto da metà in poi..
Al terzo appuntamento con l’Alligatore risulta ormai chiaro il metodo seguito da Carlotto nella costruzione dei suoi libri -per lo meno quelli di questa serie.
Su un primo livello, destinato al lettore meno esigente, ci sono Buratti e Rossini -ormai vecchia coppia battibeccante che reitera dinamiche note-, una trama intricata e non sempre necessariamente credibile, qualche gag, marginalità a iosa, malinconie blues, un po’ di splatter, un’ecatombe di morti ammazzati che serve solo ad accrescere la cultura del lettore in tema di armamenti e la collezione di braccialetti del vecchio Rossini. In quest’episodio si registra anche il ritorno di Max e la comparsa di un’improbabilissima (e già noiosa) fidanzata.
Su un secondo livello -quello della “narrativa d’inchiesta”, decisamente più interessante- ci sono invece gli spunti di cronaca e l’analisi più o meno sociale. Spunti che vengono in questo caso offerti dalle vicende storiche della “Mala del Brenta”, del suo boss Felice Maniero (“Tristano Castelli”) e dei suoi legami con l'impresa legale, dai patteggiamenti con la DIA e dalle massicce ristrutturazioni cui la “globalizzazione” e le nuove migrazioni hanno costretto, nell'ultimo quindicennio, (anche) la criminalità organizzata. A latere, si registra anche la definitiva archiviazione degli ultimi strascichi degli anni di piombo (Max).
L’originalità di Carlotto sembra consistere precisamente in questo, nell’intreccio del piano dell’azione con quello della “narrativa d’inchiesta”. Intreccio non sempre riuscito e felice, va detto, ché a volte le cuciture tra i livelli risultano forzate, l’azione è spesso eccessiva e quasi macchiettistica, la sottovalutazione del lettore “primo livello” urta un po’ e così via; ma comunque peculiare.
Decisamente troppi i morti per arrivare oltre le tre stellette (i morti sono effettivamente stati moltissimi in real life, ma sono troppi per un romanzo: una delle "scuciture" di cui si diceva, appunto).
"Ennesima avventura dell'Alligatore, ricamata su avvenimenti reali e con la solita traccia autobiogafica. Che dire, io Carlotto lo trovo assolutamente superbo, e questo libro ha confermato le mie impressioni. Una lettura non solo gradevole, ma anche accattivante."
Un Rossini al giorno leva i casini di torno, ma dato che non sono Buratti devo aspettare un suo caso per rivedere sia lui che Max La Memoria. Un’altra grande lettura, un altro grande applauso a Massimo Carlotto.
Che però ogni volta mi fa soffrire. Prima la Marielita, mannaggia. Poi mi vedo entrare in galera Max e mi manca il fiato.
Eppure, come si fa a non leggerlo? A Marco ormai mi ci sono affezionata, nonostante io detesti l’alcol, il suo idealismo pratico mi è molto congeniale.
Per non parlare di Rossini che permette al mio io vendicativo di venir fuori per un duecento pagine, prima di ritornare nell’ombra in cui lo tengo relegato. E le capacità di analisi di Max? Un mito, avercene, invidio quel suo rendere tutto semplice e lineare.
E come per i precedenti, grande plauso a Carlotto nel saper parlare di avvenimenti concreti. In questo romanzo affronta la questione dell’arrivo della criminalità organizzata estera e parla della mafia del Brenta. Come per gli altri due capitoli dell’Alligatore che ho letto fino ad ora, anche questo mi è piaciuto tantissimo anche per questo aspetto.
Saper creare una storia che è sì inventata, ma che ti mostra la realtà, non è facile, e Carlotto è molto bravo nel farlo.
Le sue storie si leggono con totale trasporto, curiosità, tensione, emozione.
Sono un piacere pure quando ti danno un dispiacere. Come sarà adesso senza Marielita?
Suppongo di dover andare al prossimo capitolo della saga, Il corriere colombiano.
Uhm... Rimando alla prossima lettura una recensione dettagliata. Arrivato al terzo della serie ho subodorato qualcosa, qualche ripetitività. Ma prima di metterlo per iscritto procedo con la lettura del 4 Alligatore. Comunque un ottima lettura indubbiamente.
Carlotto è una garanzia: noir classico, ritmo avvincente, rimandi storici convincenti. Immancabili i magistrati spregiudicati e gli sbirri corrotti, impagabile il criminale Beniamino. Da leggere per chi ama il genere.
Questo terzo episodio della serie dell'Alligatore è ..... spettacolare! Mi ha tenuto inchiodato davanti al libro come pochi altri sono stati capaci di farlo!
Sarà perché ho saltato i primi due episodi e mi manca qualche dettaglio sulla personalità dei personaggi principali, ma questo romanzo non è che mi abbia mozzato il fiato. Fiacco e ritrito
Una trama un po' troppo contorta - e in quanto tale diventa inverosimile - con tradimenti e doppio giochi continui, come al solito condita con ubriacature, donne, omicidi e ingiustizie.
Leggere un nuovo libro di Carlotto è come ritrovare un fidato amico. E anche stavolta, nelle avventure dell'Alligatore, possiamo dire che alla fine non ci sono nè vincitori né vinti. Anche i 'buoni' uccidono un po' troppa gente per vendetta... Resta il fatto che Carlotto ci dà un chiaro spaccato della mala del Nordest e chiarisce a modo suo episodi che avevo letto in cronaca solo 'en passant'. Già questo basta a rendere il suo libro un grande noir, molto interessante. E una prosa lucida ed essenziale che tuttavia riesce a farsi a tratti lirica: Rividi Marielita una notte di qualche anno prima sollevarsi sulla punta dei piedi e leccarmi la punta del naso. Pensai che mi sarebbe piaciuto ricordarla così, ma per il resto dei miei giorni l'avrei rivista distesa sul selciato di un portico di Marostica,con il sorriso impastato di sangue e una ferita slabbrata proprio sotto l'ombelico. Infine, una frase che l'autore mette in bocca all'Alligatore, ma che è emblematica di tutta la sua storia: "Il disgusto è reciproco, giudice. E' passato tanto tempo, ma intendo custodire per il resto della mia vita ostilità, ripugnanza e disprezzo verso la giustizia che mi ha condannato innocente."
Da un lato apprezzo l'escalation di violenza del duo Buratti - Rossini , con il milanese che ormai è diventato spietato con un numero di morti ammazzati in costante aumento rispetto agli episodi precedenti. Di contro Carlotto ha costruito una trama basandosi sulla mafia del Brenta, Felice Maniero è chiaramente identificabile in Tristano Castelli; così come sono identificabili alcuni complici dediti alla riscossione delle tangenti ai cambisti dei casinò ecc. Carlotto "romanza" attorno tutta una serie di episodi di cronaca degli anni novanta. Lo fa bene, intendiamoci, con tanto di critiche al sistema giudiziario legato ai collaboratori di giustizia. Certo è che preferisco quando c'è più trama ideata dall'autore rispetto a quando ci si basa su episodi di cronaca e si costruisce un romanzo.
Le dinamiche malavitose del nord Italia alla fine degli anni 90. Convincente il ritratto di Buratti e Rossini, appassionanti gli intrecci e le implicazioni di ogni mossa e contromossa. Una spy story senza buoni né cattivi: la differenza, come dev'essere, è data dall'onore.
Ultimo Alligatore letto, e sinceramente mi ha davvero entusiasmato, quasi come il primo (e l’ultimo, “Blues per fuorilegge”). Le due storie parallele - Buratti & Co. con le loro indagini, e le indagini sulla Mala del Brenta, di cui ricordo i notiziari regionali e i quotidiani locali - si intersecano e si sovrappongono, spingendo il lettore curioso a saperne di più su questa mafia in salsa veneta. Forse troppe scene splatter e troppi morti sparsi, però la realtà che ha ispirato il romanzo è stata ben peggiore...