Attratta dal titolo, ne sono rimasta delusa: è un romanzo un po' "sempliciotto" e semplicistico, sicuramente adatto per occupare un paio d'ore di viaggio, ma non adatto a me. È un romanzo che parla di libri, del piacere della lettura e del ritrovarsi con altri lettori e ha anche alcune considerazioni e frasi molto calzanti e interessanti, ma nel complesso rimane molto superficiale, a tratti banale, basilare, diventando, a volte, didascalico e patetico. È un romanzo buonista e perbenista, pieno di buoni sentimenti dove tutti sono carini e gentili (e anche chi non lo è, lo diventa con il tempo).
Non c'è un grande approfondimento dei personaggi, anche perché è difficile svilupparli in un centinaio di pagine, e per quanto l'autore si sforzi, non ci si riesce ad affezionare a loro: sono piatti e dimenticabili, senza una grande caratterizzazione, per quanto alcuni, soprattutto il protagonista, potessero risultare interessanti.
La trama è piuttosto semplice, ma il principio da cui parte è, a mio avviso, aberrante, e mi ha dato un fastidio tremendo: ero quasi tentata di chiudere il libro e lasciar perdere; lo sviluppo è più interessante e sarei soprasseduta alla cosa se non si ritornasse con insistenza a quel punto che ha dato il via al tutto. È scorrevole: si dipana facilmente anche se a volte tocca punte di ridicolo, no senso e confusione ed è chiaro che sia solo uno spunto per parlare di altro (libro e letteratura). È tutto ammantato da una calda luce rosata, quasi da favola, con uno sguardo un po' troppo "buono".
Anche lo stile non mi è piaciuto per niente e non so se sia un problema di traduzione o sia proprio dell'autore: troppo colloquiale e informale, in cui il narratore stesso coinvolge il lettore cercando di imitare altri ma senza un grande successo.
Un romanzo dimenticabile e mediocre, ma se volete qualcosa di poco impegnativo, leggero, che parli di libri e lettura e lettori con affetto, fa per voi.