So bene che mi mancherà tantissimo il suo Montalbano, ammaliatore, brusco, amatore incallito, siciliano molecolare. Ad alleviare il distacco ci ha pensato Gabriella Genisi con la sua Lolita Lobosco, commissaria di Bari.
Nelle pagine mi sono accorta di come sia la sorella di Salvo: lei è più giovane ea differenza del collega siciliano, che fa del profumo femminile il suo ritornello, Lolita ha nel passato una dolorosa separazione ed è quindi più cauta; mentre Salvo ha sempre in bocca il sapore ricco e salato degli arancini di Adelina, questa giovane investigatrice ha una vera ossessione per le arance, declinate in tutta la loro dolcezza, quasi una coperta di Linus, una coccola per i momenti in cui la quotidianità si fa più complessa.
Nel commissariato di Bari non ci sono le porte che sbattono per la foga di Catarella, ma c’è la curiosità ed il piglio pettegolo di Forte Antonio, poliziotto con il ruolo di assistente di Lolita, segretamente innamorato di lei da sempre. Litigano, battibeccano, si scontrano, ma poi tutto si riduce ad una risata e a quell’affezionarsi cameratesco tipico di chi condivide tante ore di lavoro. Questa donna meridionale, dai sentimenti accesi, dalla dialettica asciutta, di primo acchito quasi scontrosa, ma affezionata ai suoi collaboratori, tanto da concedergli di appellarla con il diminutivo “Lolì” che la rende più vicina al lettore, più simpatica. In lei ti immedesimi da subito, le cammini a fianco senza difficoltà, ascolti le sue parole con le orecchie di una vecchia amica e ti ritrovi all’ultima pagina senza esserti accorta di aver iniziato a leggere.
La circonferenza delle arance è il primo libro di una serie dedicata alla commissaria barese.
La sua melodia? Leggera, scorrevole, perfetta per una pausa rilassante, per accompagnare un tè caldo di metà pomeriggio o un gelato estivo, compagnia piacevolissima per una lettura serale. Valore aggiunto? Il dialetto: prezioso ed unico retaggio Italiano.