Questo libro mi ha rapito e l'ho amato. Ha dei grossi problemi ma non mi sento di non dargli 5 stelle per quanto mi ha coinvolto.
Luraghi è un incredibile narratore: le descrizioni dei personaggi sono vivaci, drammatiche, profonde, appassionate. Arrivando alla fine del libro sembra davvero di arrivare a conoscere i protagonisti di questa grande storia: Lee, Grant, Lincoln, Davis, Sherman, Sheridan, Morgan, Hood, Longstreet, Pemberton, Beauregard... le loro azioni, per come sono descritte e per l'amore che l'autore mette nel ri-vificarle, sono nette, precise, distinte - ogni personaggi ha un suo carattere, ogni mossa o posa ha un suo peso ed un'implicazione profonda per chi siano davvero questi individui. Rilevante è che parallelamente alla storia degli individui alla sommità del potere, non viene tralasciata la storia ed il dramma degli individui a noi sconosciuti, coloro che sono stati dimenticati: i soldati, i civili - nel loro affrontare le condizioni della guerra, le devastazioni, la miseria, la vedovanza, il lutto. Senza parlare delle descrizioni delle manovre di guerra, e la tragedia di riviverle su pagine: le operazioni, gli assalti, le parate, l'affrontare la morte - l'onore del battersi per degli ideali, per la patria... In definitiva è tale l'amore per l'umanità e la passione storica che non credo avrei potuto farmi un'idea migliore degli uomini e donne che hanno vissuto in quella epoca se non da questo libro.
Sul lavoro storico non dico niente di importante: bellissimo, mi ha coinvolto, l'ho capito, me lo ricordo. La parte di dettaglio ed approfondimento della strategia e tattica militare (che è una delle cose che interessa di più a me) è eccellente: si capiscono ed imparano tantissime cose riguardo la nuova forma di guerra industriale che sorgeva nella seconda metà dell'800; si impara sulle operazioni e movimenti delle grandi unità; sulle strategie operazionali per come raggiungere un obiettivo militare nell'era dei primi fucili rigati. Risaltano molto i genii strategici dei due contendenti: Lee e Grant. Ma si apprezzano anche l'innovazione e le intuizioni degli altri generali che hanno fatto la storia delle armi: Sherman, Morgan, Sheridan, ecc...
Il libro arranca secondo me su due cose: non ha una sensibilità contemporanea sul problema della schiavitù; e tende a volte ad un riduzionismo ridicolo nell'elogiare o denigrare certi personaggi di cui si parla. Sulla schiavitù manca l'analisi: se questo è un lavoro di storia, allora lo storico deve esporsi, deve dare una teoria sociale del problema e una valutazione per come è stato affrontato storicamente; Luraghi è sospettosamente reticente al riguardo, e questo fa male. Ci si aspetterebbe una presa di posizione: come si risolve la schiavitù, di chi è la responsabilità storica, il sud ha fatto tutto quello che poteva per emancipare gli schiavi? Luraghi risponde nebulosamente, quasi come se la schiavitù fosse un problema accessorio alla Guerra Civile ed alle sue conseguenze. Seconda cosa: lo sperticarsi in lodi per Lincoln Grant o chicchessia; questo stile epidittico da lisciata di scarpe quando entrano in scena personaggi importanti; il riduzionismo nel parlare di "minorati mentali", ed altri esclusi che a Luraghi non piacevano... tutto questo fa un po' schifo. Ancora una volta, come nel caso della schiavitù: manca una parte analitica che sostenga; non si può ridurre tutto a grandi uomini dai grandi sentimenti, e minorati e fecce senza dignità. Per fortuna queste cose sono la minima parte del libro: umanamente io non credo sarei andato d'accordo con Luraghi...