Si piange, e si piange ancora di più se tuo fratello se n'è andato - a un'età comunque ben diversa - in un modo simile a quello di Humphrey. Comunque, siamo di fronte all'ennesimo caso di libro spacciato per ragazzi quando invece l'autrice stessa ribadì che NON si tratta di un libro per ragazzi. Io l'ho letto in un paio d'ore, in una bella quanto vecchia edizione illustrata, e alla fine avevo gli occhi pieni di lacrime. Perché quel che viene narrato in questo libro sono sentimenti veri, convincenti, garbati ma crudeli. Malgrado l'allegria di certe parti, la solarità stessa dell'adorabile Humphrey, la morte e l'incompletezza aleggiando fin dall'inizio, fin dalla mancanza della madre, fin dal suo ricordo che riempie la mente del figlio maggiore. L'amore dei due fratellini Humphrey e Miles è meravigliosamente puro e sincero, ed è proprio per bocca di Miles che il romanzo si conclude. Il padre, poi, nella sua cecità è una figura estremamente umana. Non è che non volesse bene ad Humphrey, semplicemente, come da titolo, non lo comprendeva, non comprendeva un dolore forse troppo nascosto, mascherato da un sorriso sempre allegro. Alla fine, quando se ne renderà conto, sarà troppo tardi ed è proprio questa consapevolezza, questa crudeltà, a scatenare nel lettore le lacrime - prima ancora del triste destino del bambino. Alla fine, è probabilmente proprio il padre ad aver pagato più di tutti. Almeno, Humphrey ha avuto la consolazione - vera o fittizia che sia - di rivedere l'amata madre in Paradiso. Un romanzo, in sostanza, che io non farei leggere a un bambino per via del tanto amaro che lascia dentro, ma che "da grandi" può esser letto a qualsiasi età, con la sicurezza che non lascerà indifferenti.