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Il copista

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Il ritratto di Francesco Petrarca tracciato attraverso l'intenso legame con il suo copista.Marco Santagata è l'autore di questa circostanziata, impietosa, malinconica fantasia di una giornata nella vecchiaia del poeta laureato, ritratto mentre compone un'opera da cui traluce un'immagine di distacco e serenità, ma è assediato dai ricordi, esasperato da una sensualità malsana, roso da un dolore egocentrico per le perdite della sua in un contrasto che spiega l'ambiguo che filtra e dona inquieta modernità alla sua opera.

144 pages, Paperback

First published January 1, 2000

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Marco Santagata

46 books11 followers

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Displaying 1 - 9 of 9 reviews
Profile Image for Elena.
121 reviews
June 15, 2020
Un divertissement narrativo sulla figura del grande poeta, che troviamo alle prese con le disillusioni e gli acciacchi della vecchiaia. L'autore insiste con precisione chirurgica - e un certo compiacimento - sui secondi, mentre le prime travolgono ogni aspetto della vita del poeta. Non si salva davvero nulla: neppure Laura, descritta nel modo più impietoso, sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista morale. E' pur vero che Petrarca stesso aveva constatato "veggio ’l meglio, et al peggior m’appiglio"; l'autore, che di Petrarca è fine studioso, porta alle estreme conseguenze questa considerazione, delineandone un ritratto interessante e umano, forse anche troppo. Opere successive di Santagata, condotte con il medesimo intento narrativo, hanno sortito risultati decisamente più incisivi.
Profile Image for Anto_s1977.
823 reviews36 followers
December 29, 2024
“Il copista. Un venerdì di Francesco Petrarca” è un romanzo breve dello scrittore e critico letterario italiano Marco Santagata, edito dalla casa editrice Guanda nel 2020.

Come afferma l’autore stesso nella nota a fine testo, egli si è affidato alla forma compositiva del romanzo, che “non ricerca la verità storica”, per cercare di conciliare la propria fantasia con le informazioni derivanti dagli studi sul poeta trecentesco. Santagata ricostruisce in questo modo tutta la giornata di venerdì 13 ottobre 1368 e in particolare i momenti in cui il vate ultimò la composizione della canzone 323 dei Rerum vulgarium fragmenta, la canzone delle visioni.

“Il 13 ottobre del 1368 Francesco Petrarca si era dunque svegliato di pessimo umore. Da molti anni i suoi risvegli si erano fatti difficili. Non era sempre stato così. Anzi. Fin verso i quaranta, puntualmente, apriva gli occhi due ore prima dell’alba e si buttava di slancio giù dal letto: alacre e voglioso si precipitava al tavolo di lavoro. Allora il tempo non gli bastava mai. Lo divorava un desiderio bruciante di gloria. Era capace, in quegli anni, di restare seduto al tavolo da una notte all’altra”.

Il testo di Santagata è incentrato sulla figura silenziosa, ma presenza costante e affidabile, del copista Giovanni Malpaghini, che, rinunciando improvvisamente al lavoro presso la casa del Petrarca, lasciò un vuoto anche nel cuore del poeta.
Qui, per stessa ammissione dell’autore, egli si spinge al di là della verità storica, ma ritrae in modo perfetto la solitudine di un uomo ormai anziano, che non ha più il controllo del proprio corpo. Cosa è rimasto del grande poeta?
Un fisico in decadimento a causa dei problemi di salute, un carattere ombroso che sfiora il limite dell'insolenza, un cuore in preda ai rimpianti, ma una mente ancora perfettamente agile e in grado di mettere insieme i versi solenni di sei visioni di morte, tra le quali quella dell’amata Laura.

L’ambientazione in una città avvolta dalla nebbia, all'interno di una casa buia, cupa e umida si combina perfettamente con l’animo del poeta colmo di tanta disperazione da fargli sembrare appetibile la morte.

Canzon, tu puoi ben dire:
Queste sei visioni al signor mio
Àn fatto un dolce di morir desio.

Un romanzo molto breve e d’atmosfera, che ci restituisce la dimensione umana del poeta laureato, coronato d’alloro e la cui fama sopravvive nei secoli.

Profile Image for Dalla carta allo schermo.
223 reviews14 followers
August 11, 2020
📚 IL COPISTA - MARCO SANTAGATA

👉 Recensione
Petrarca vive i suoi ultimi giorni tormentato nel corpo da un male all’intestino e dall’incontinenza e angosciato dal ricordo dalle persone care che ha perso. Nella sua mente ogni essere umano che ha avuto un ruolo importante nella sua vita viene ricordato quasi deformato, come se la memoria volesse allontanare i pregi per far sentire meno forte il senso di perdita. Così Laura non è più la sublime fanciulla vagheggiata nel Canzoniere, ma una donna grassa, con il corpo devastato dai numerosi parti. Anche Giovanni Malpaghini, il suo copista, non appare più come il giovane che lo ha, per anni, stimato, ma viene ricordato nell’attimo in cui se ne andò a cercare di intraprendere carriera universitaria. E infine il figlio Giovannino, morto, in solitudine, di peste, senza che il padre potesse mai dirgli l’affetto che provava per lui. Una vita piena di dolore, di solitudine, in cui, nemmeno lo scrivere agisce da lenitivo.
Anche per un esperto di Petrarca come Santagata, confrontarsi con il Poeta non è impresa da poco, soprattutto quando si abbandona la pagina saggistica e lo si rende protagonista di una sorta di biografia degli ultimi giorni. L’esperimento riesce bene nel mescolare l’aspetto biografico e letterario, ma lascia perplessi nella descrizione del Petrarca umano. Se è vero che dei Maestri della letteratura italiana si rischia di avere un’immagine idealizzata, come se non fossero stati uomini ma semi dei, la scelta di indugiare sui problemi intestinali di Petrarca non ci restituisce l’umanità più vera del poeta, ma scade nella nella banalità. Al di là di questa critica, che comunque riguarda solo poche pagine, il testo scorre piacevolmente, intrecciando con abilità il mondo letterario di Petrarca e la cultura a lui contemporanea.
Romanzo piacevole, in cui le citazioni diventano veri e propri rebus da scoprire; per chi è digiuno del Poeta può diventare uno stimolo a scoprire chi siano i personaggi che vengono richiamanti.
Profile Image for Connie Carella.
25 reviews4 followers
October 3, 2023
Un giorno con Petrarca nel freddo inverno padovano. Il poeta, nella sua solitudine, si ritrova a fare i conti con la sua esistenza, con le sue scelte e le sue contraddizioni, a ragionare tra sé e sé sulla fragilità della vita, nella certezza che la morte può colpire in qualsiasi momento. È tormentato dai ricordi ed è afflitto da quei dolori fisici che sempre la vecchiaia porta con sé. Contrariamente a quanto si potrebbe credere però, non è quello di Laura il più doloroso dei ricordi, non è il pensiero della donna vestita di bianco che, prima d’essere devastata dal tempo, con il suo sorriso aveva illuminato il paesaggio provenzale e la vita del poeta. Nell’immaginazione del vecchio Petrarca, Laura è una donna peritura, comunque già sfiorita prima che la peste la ghermisse. È una donna morta, tenuta in vita da una necessità poetica, in un continuo oscillare tra terreno e divino, tra immanente e trascendente. È lo stesso nome che ce lo ricorda. Chi è Laura? Da una parte è l’aura che si dissolve in un istante come nebbia, dall’altra è la pianta del poeta laureato, che garantisce l’immortalità della gloria e della fama aere perennius. Il ritratto della donna amata, così come viene evocato, è necessario al poeta per trionfare sulla morte, ma non è il più doloroso. I ricordi più taglienti sono quelli di un uomo che, perdendo figli e nipoti, ha perso tutto: ha perso l’amore, ha perso la speranza, ha perso il senso dei giorni. La poesia, allora, forse non salva: la forma di espressione che Petrarca ha scelto per dare un senso alla sua vita, non è in grado di colmare il vuoto che sente dilagare dentro. La malattia intestinale diventa metafora di una sofferenza esistenziale e la stesura della canzone che impegna il poeta in queste pagine, canzone destinata a confluire nella nota raccolta di sciocchezze (nugae aveva chiamato quei versi d’amore), si trasforma ben presto nella personale e tormentata via crucis di un uomo ormai prossimo alla fine. È un ritratto intimo e impietoso quello che Santagata offre di Francesco Petrarca, un ritratto di certo umano, che sembra prendere forma direttamente dalle Epistole (che però, onestamente, sono tutta un’altra cosa).
Profile Image for Graziella.
249 reviews9 followers
August 17, 2020
L'umanità greve di Petrarca viene descritta in questo piccolo romanzo. Mi ha ricordato alcuni passaggi del Manzoni della Ginzburg, forse alcune atmosfere e soprattutto la miseria umana del sommo poeta.
Lettura gradevole.
Profile Image for Martina Moramarco.
165 reviews11 followers
July 22, 2021
Un breve racconto scritto da un grande studioso sull'anima tormentata di Petrarca!
Profile Image for t0mm0.
129 reviews1 follower
January 6, 2022
read this for school, it was ok, the mc had homoerotic subplot whit a guy who is revealed to be his son wich was weird and it talks in detail about how his poop looked one day
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