“Cari amici e parenti dell’estinto:…”
Occorre una certa dose di pazienza e di determinazione per ricomporre questa storia nella nostra mente, poiché Uwe Timm, attraverso la voce del suo narratore Thomas, non fa sconti e descrive gli eventi senza un ordine costituito, senza unità di tempo, di luogo o di azione ma anzi passando spesso da un avvenimento a una considerazione, da un racconto a un dialogo senza alcuna cesura, lasciando il lettore in un intervallo di sospensione, che varia da poche righe ad alcune pagine prima di poterne afferrare compiutamente il contesto e quindi il senso.
Il protagonista si guadagna da vivere scrivendo recensioni di musica jazz ma soprattutto orazioni funebri ed è da quest’ultima singolare attività che l’autore trae la maggior parte degli stimoli narrativi, dando vita a una gamma di personaggi e situazioni che costituiscono l’espressione peculiare del libro (che mai oserò definire “romanzo”); en passant e tanto per non privarci di un ulteriore strato di stravaganza, Thomas raccoglie materiale per la composizione di un saggio sulle accezioni e le implicazioni del colore e della parola “rosso”.
L’altro elemento forte del libro di Timm è costituito dai ricordi del passato di Thomas da giovane sovversivo, appartenente a gruppi di varia valenza rivoluzionaria. Ed è quando le due componenti finiscono per confluire, in occasione della richiesta di pronunciare l’orazione funebre di un apparente sconosciuto rivelatosi un vecchio compagno di lotta, che “Rosso” tende a deflagrare in direzione di svariati significati, così come la psiche dell’inquieto protagonista, soggetta ad altrettante oscillazioni non prive di implicazioni autodistruttive.
Per inciso, questo snodo principale del libro è alternato ad elementi meno interessanti, momenti salienti della vita sentimentale di Thomas, dal rapporto con la ex moglie all’attuale amante ad altre occasionali presenze femminili che affiorano fra le pagine all’improvviso.
Sono quindi molteplici e particolarmente variegati gli ingredienti del libro, del cui assemblaggio Uwe Timm sembra curarsi molto poco, lasciandosi andare a un flusso apparentemente improntato alla casualità del discorso in prima persona, con notevoli picchi di poesia e sorprendenti spunti di originalità, disseminati in un magma complessivo che lascia suggestioni contrastanti.