I romanzi della Tavola Rotonda ripropongono il mito del Graal e le mirabili avventure di Artù e dei suoi cavalieri. Questa narrazione si ispira fedelmente ai testi originali in francese antico del ciclo bretone, del XII e XIII secolo, soprattutto alla vasta compilazione in prosa 'Lancelot-Graal'. Nell'"Infanzia di Lancillotto del Lago" il piccolo Lancillotto, figlio di re Ban e della regina Elena, è rapito dalla Dama del Lago e allevato nel castello della fata con i cugini Lionello e Bohor, e i tre fanciulli sono istruiti ai precetti della cavalleria. "Merlino l'incantatore" è il mago artefice della grandezza di Artù. Alla sua storia e ai prodigi da lui compiuti si intrecciano le vicende della giovinezza di re Artù, del suo amore per Ginevra, delle sue vittoriose imprese, con l'istituzione della Tavola Rotonda e il racconto delle origini del Santo Graal. Negli "Amori di Lancillotto del Lago" assistiamo all'investiture e alle prime avventure del giovane cavaliere. Grazie alla mediazione di Galeotto, che egli è riuscito a riconciliare con Artù, Lancillotto incontra in segreto la regina Ginevra e conosce le dolci gioie dell'amore corrisposto.
Racconta molto bene le vicende dei cavalieri della Tavola Rotonda, di Merlino e Artù. Molto interessante e ricco di contenuti spiegati con un linguaggio adeguato all'epoca di cui si parla.
Mi sono fatta comprare questo e gli altri due libri della serie quando ero una ragazzina. Gli ho adorati! Sono uno dei rari casi in cui ho letto più volte lo stesso libro.
Cuore leale non mente "Si, qualche volta: Nostro Signore Iddio ha fatto gli uni più valenti degli altri, più prodi e più cortese." "Signora sarebbe ben timido colui che non osasse ricevere la cavalleria. Chè tutti, se non possono avere le virtuù del corpo, possono almeno possedere quelle del cuore. Le prime, come la statura, la forza, la beltà, l'uomo le riceve nascendo. Ma la cortesia, la gentilezza, l'indulgenza, la lealtà, la prodezza, la generosità, l'arditezza, solo la pigrizia può impedirle di possederle, chè esse dipendono dalla volontà. E spesso v'ho sentito ch'è il cuore a far il valent'uomo."
Nonostante la prosa, a dir poco, datata, questi "romanzi" si distinguono per la scorrevolezza e l'iperbolica fantasiosità delle vicende narrate. Esaltanti.
Sull'argomento non ho nulla da dire: quando si tratta di Artù, Merlino, i Cavalieri della Tavola Rotonda e tutto il resto ho una vera adorazione. Sono racconti e storie d'altri tempi che, nonostante i secoli che ci separano dalla cavalleria cortese e dalle gesta (vere o presunte) di quegli uomini, non invecchiano mai. In questo romanzo, poi, Jacques Boulenger ha cercato di attingere il più possibile alle versioni "originali" del mito, basandosi sugli scritti più vicini al periodo di Artù, e si vede.
Due note, però, mi sento di farle. La prima è una grossa, grossissima perplessità riguardo delle notizie storiche. Pagina 109:
Ora, al tempo in cui Gesù Cristo fu crocifisso, l'impero di Roma era retto da Tiberio Cesare, che lo resse ancora per i dieci anni seguenti. Dopo di lui venne Gaio, suo figlio, che visse sette anni. Poi Claudio, che regnò quattordici anni; poi Tito. Nel terzo anno del regno di Tito, suo figlio Vespasiano si ammalò [...].
No, no e poi no. Va bene che è un romanzo, ma nemmeno nei romanzi posso sentirmi dire che Vespasiano è figlio di Tito l'imperatore, tanto per citarne una. Ecco.
Poi un altro passaggio che mi ha lasciata perplessa l'ho trovato a pagina 139:
[...] Alano gli somministrò il santo battesimo dandogli il nome di Alfasem; poi fece portare il Graal, e, appena l'ebbe veduto, il re si sentì perfettamente sano. E inoltre divenne un uomo così probo che fece uccidere tutti coloro che non vollero diventare cristiani come lui, così che tutto il paese fu convertito in meno d'un mese.
Conoscendo la storia (i tempi delle Crociate e non solo), non dovrei stupirmi più di tanto. Ma sentir lodare come probità l'aver ucciso delle persone a causa della loro fede mi fa accapponare la pelle.