Círculo de Lectores. Barcelona. 2004. 22 cm. 171 p. Encuadernación en tapa dura de editorial con sobrecubierta ilustrada. Grandes, Almudena 1960- .. Este libro es de segunda mano y tiene o puede tener marcas y señales de su anterior propietario. Sobrecubierta deslucida. ISBN: 84-672-0516-4
She studied Geography and History at the Universidad Complutense de Madrid. She was married to the poet Luis García Montero. In 1989 she won the La Sonrisa Vertical prize with her erotic novel Las edades de Lulú, which has been translated into several languages. Bigas Luna made a movie based on this book, as did Gerardo Herrero with Malena es un nombre de tango and Juan Vicente Córdoba with El lenguaje de los balcones in his film Aunque tú no lo sepas.
As Emilie L. Bergmann said, her novel Las edades de Lulú (1989) "represented a breakthrough for eroticism in women's writing".
Her books speak about the Spanish people in the last quarter of the 20th century and the first years of the 21st century. She shows in them a great realism and an intense psychological introspection.
«Era demasiado amor. Demasiado grande, demasiado complicado, demasiado confuso, y arriesgado, y fecundo, y doloroso. Tanto como yo podía dar, más del que me convenía. Por eso se rompió. No se agotó, no se acabó, no se murió, sólo se rompió, se vino abajo como una torre demasiado alta, como una apuesta demasiado alta, como una esperanza demasiado alta.»
«Era troppo amore. Troppo grande, troppo complicato, troppo confuso, e azzardato e fecondo e doloroso. Era tutto quello che potevo dare, più di quanto mi convenisse. Per questo s'infranse. Non si esaurì, non finì, non morì, semplicemente s'infranse, crollò come una torre troppo alta, come una scommessa troppo alta, come un'aspettativa troppo ambiziosa.
[…] Era stato troppo amore, tutto quello che potevo dare, più di quanto fosse logico. Era stato troppo amore. Poi, il nulla.»
Storia di loro tre, María José - solo José per Jaime e Marcos, tutti e tre studenti dell’Accademia delle Belle Arti a Madrid nel 1984 - che lei ama e loro amano; di un numero ambiguo - il tre non è neanche un numero - dei loro vent’anni e dell’arte che ciascuno di loro ha dentro di sé in modo completamente diverso dall’altro, la stessa arte con la quale costruiscono, alta, ma destinata a infrangersi, la torre in cui custodire il loro pensiero di amore.
Quattro stelle di stupore, più che per il valore reale del romanzo, per la capacità di Almudena Grandes (che finora non avevo ancora mai letto) di affabulare e costringere a una lettura ininterrotta, e per quella torre, troppo alta, che sin dall’inizio si sapeva che sarebbe crollata, ma che fino alla fine ho sperato riuscisse a sfidare ogni conflitto, ogni legge di gravità e ogni legge morale.
Del perché, invece, Guanda abbia deciso di modificare il titolo originale del romanzo (che è, appunto Castillos de cartón, Castelli di carta) svilendo così titolo e romanzo, e di catalogarlo come romanzo erotico, resterà il mistero.
É sempre tão saboroso regressar ao mundo da minha Almudena! Esta obra está bastante distante daquilo que, hoje em dia, é a literatura que sai das mãos geniais da minha autora espanhola favorita, mas, mesmo assim, soube mesmo bem conhecer este trio amoroso e ir até a uma Madrid dos anos 80.
Es la primera novela que leo de Almudena Grandes y me ha sorprendido. El tema del amor representado en la complejidad del número 3, es un deslumbramiento que nos relata la pérdida de la inocencia. La época es el Madrid exaltado y chispeante d elos años 80, de la "movida" y los excesos. Los personajes crecen y evolucionan, se lee muy rápido, pero sobre todo la autora nos ofrece algo, no te vas de vacío. Es una lectura muy recomendable
El libro más bonito que he leído este año y ha pasado a ser uno de mis favoritos. Lo he cogido de la biblioteca pero creo que lo voy a comprar para poder tenerlo siempre, marcarlo, subrayar frases y poder revivir la historia las veces que quiera. 💘
4 años más tarde y me lo he acabado en dos días. Sigue siendo de mis libros favoritos y leyéndolo siendo más mayor me produce todavía más ternura.
Avevo ritrovato la donna in grado di scrivere con la fluidità dimostrata in quel racconto che mi portò fino alle lacrime. Almudena in quel caso non fece niente di diverso da ciò che aveva fatto nel resto della raccolta (Il ragazzo che apriva la fila), un passaggio della sua muleta però mi sfiorò un occhio, diciamo che fu questo il motivo per il quale… Brava, al di là dell’attendibilità della storia. Scrive senza smancerie ha ritmo e grazia, quando accelera diventa coinvolgente. Poi però le smancerie hanno iniziato a farsi strada, poi, nonostante il romanzo fosse breve, di misura consona ad Almudena, sono cominciate le ripetizioni e nell’ultimo quarto, tutto è diventato troppo anche l’inattendibilità.
«Era il 1984, e noi avevamo vent'anni, Madrid aveva vent'anni, la Spagna aveva vent'anni, e ogni cosa era al suo posto».
Prima che raggiungessi i miei mi interrogavo sul verso di quel tale che cantava “Perché a vent' anni è tutto ancora intero, perché a vent' anni è tutto un po’ più vero…”(*1). E’ dopo averli superati, magari doppiati, che ci si illude che tutto fosse più vero solo perché eravamo più puri, più ingenui, e ahimè, più spietati. Nel 1984 a Madrid tre artisti in erba (in realtà consumano hascisc) mescolano la loro arte e le loro vite: due sono uomini, una è una donna. Finiranno tutti e tre in un letto singolo, poi per avere più spazio ne acquisteranno uno matrimoniale. La coppia sono due batterie destinate ad esaurirsi,
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quando le batterie sono tre, il circuito va in corto prima ancora che si esaurisca la carica.
Arte, sesso, amore sono i titoli delle prime tre parti del libro. L’ultima scopritela leggendolo.
(*1) Si tratta di una delle mie numerose storpiature, l’originale recita: Perché a vent' anni è tutto ancora intero, perché a vent' anni è tutto chi lo sa, a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età...
3.5 -Una Novela que huele a melancolía, a juventud desmedida, a arte, a primer amor y sus consecuencias. Pese a que sea una historia sin sobresaltos no te deja indiferente. Lo que más me ha llamado la atención no ha sido ese 'threesome' de amistad/sexo y el erotismo que lo envuelve. Ha sido la forma de ser contada que me ha parecido triste pero con sentimientos muy profundos, humanos, honestos y coherentes.
“Era troppo amore. Troppo grande, troppo complicato, troppo confuso, e azzardato e doloroso. Era tutto quello che potevo dare, più di quanto mi convenisse. Per questo si infranse. Non si esaurì, non finì, non morì, semplicemente si infranse, crollò come una torre troppo alta, come una scommessa troppo alta, come un’ aspettativa troppo ambiziosa.”
“Una solitudine irreparabile ci univa, ci avrebbe fatto restare uniti e soli per sempre.”
Me gusta mucho la narrativa de Almudena Grandes y me ha maravillado en concreto este libro. La historia de un amor diferente, de un enamoramiento a tres bandas y del paso del tiempo. El lenguaje es maravilloso (entran ganas de subrayar la novela entera) y las reflexiones dejan con un regusto agridulce pero muy real. Vamos... que me ha encantado.
Jose (Maria José), Jaime e Marcos: un triangolo “amoroso” nella Madrid degli anni ottanta. Passione, desiderio, sesso, ossessione, voglia di trasgredire. Una storia che per me non si è mai accesa; ben lungi dal coinvolgermi, a tratti mi ha annoiata per la pochezza della trama, l’inconsistenza dei personaggi e, come se non bastasse, anche il tasso erotico è pari allo zero virgola zero zero zero… percento. “Castelli di carta” è il titolo originale ed è perfetto per la storia che racconta, molto più del fuorviante “Troppo amore” con cui è stato pubblicato in Italia: in questo romanzo l’amore è uno straniero.
Sobre el amor a los 20. Sobre la intensidad del amor. Sobre el pozo de la traición. Sobre Madrid en los 80/90. Sobre la dependencia. Sobre el olvido. Sobre la mediocridad. Sobre el arte y la locura. Sobre el sexo. Sobre la arrogancia y la soberbia de la juventud. Sobre lo inolvidable, lo remarcable y lo eterno. Sobre lo distinto y lo profundo.
“Era demasiado amor. Demasiado grande, demasiado complicado, demasiado confuso, y arriesgado, y fecundo, y doloroso. Tanto como yo podía dar, más del que me convenía.”
"Era demasiado amor. Demasiado grande, demasiado complicado,demasiado confuso, y arriesgado, y doloroso. Por eso se rompió. No se acabó, no se murió, solo se rompió, se vino abajo como una torre demasiado alta, como una apuesta demasiado alta, como una esperanza demasiado alta"
Esta historia gira en torno a la complejidad del número 3, 3 jóvenes estudiantes de bellas artes durante la movida madrileña que se conocen en la facultad y se enamoran. Lo que comienza como un amor juvenil que aspira a superar convencionalismos sociales acaba derrumbándose por la inmadurez, los celos y las inseguridades. Casi como si la historia de ese 3 fuese una metáfora de la propia movida madrileña, que quiso ser demasiado para acabar siendo nada.
Almudena Grandes tiene una capacidad extraordinaria para desmenuzar las emociones humanas en sus libros. Como si se tratase de un bisturí, la autora disecciona en apenas 200 páginas la compleja relación a tres de los protagonistas: Los celos, las inseguridades, la envidia, el miedo, el amor, el sexo, la muerte.
Quizás podría calificárselo como una obra menor dentro de la obra de Almudena Grandes... pero eso ya lo pone por encima de la mayor parte de los libros que se publican cada año. Una historia corta, que se lee de forma ágil y rápida, y que retrata los años de la movida madrileña, aquellos 'felices 80' a través de la historia de una universitaria y sus dos amantes. Un libro que a muchos nos hará recordar nuestra juventud, no ya por lo que cuenta (al fin y al cabo supongo que pocos hemos tenido una relación en trío) sino por los sentimientos que consigue transmitir, una de las especialidades de la autora. Merece la pena leerlo. Y además, se lee tan rápido...
“Era demasiado amor, y ya no sabíamos qué hacer con él, excepto apurar aquel veneno hasta los posos.”
Per fi puc entendre per què l’Almudena és de les millors escriptores espanyoles. M’ha agradat molt, sobretot la forma com escriu i la manera de veure les relacions entre persones. La tornaré a llegir sens dubte!!
Me ha gustado mucho! No sabia que me iba a encontrar, porque es mi primer libro sobre esta autora y por fin entiendo porque todo el mundo habla de ella. Escribe taaaan bien
La prosa de Almudena te atrapa y no te suelta. He de decir que Jaime me ha caído fatal desde el principio hasta el final y que a Marcos le daría un abrazo fortísimo y ojalá ser su amigo.
¿Cuánto amor es demasiado amor? ¿Y si en el medio estuvieran el talento, el arte y la ambición? La historia de Jaime, Marcos y Jose: tres estudiantes de arte que se encuentran, se descubren, se enamoran. De su arte y de ellos mismos. Pero no ser un número par no es fácil. A pesar de que la historia de amor es el centro y la depresión podría ocupar una reflexión un poco más interesante pero solo se queda como mención al pasar, lo más logrado de la escritura de Almudena Grandes son las descripciones de las pinturas y de los sentimientos de un artista frente a su obra. A veces los juegos de repeticiones me parecían interesantes y a veces un poco cursis. Como un recurso que se agota muy rápidamente.
. Aunque es un libro que no está mal, para mí, no es de los mejores de Almudena Grandes. No me ha dejado la huella que han dejado otros libros suyos. Es la historia de un triángulo amoroso, de un primer amor abocado al fracaso desde el principio pero que no quieren soltar porque representa todo su mundo. Un libro triste y un tanto melancólico con algunas pinceladas eróticas
sad & horny mi género favorito q voy a decir.. qué bonita la juventud, qué bonito el amor puro e inmaduro, qué bonito el cacao mental emocional y hormonal que tenemos todos cuando somos adolescentes y qué hostia te das cuando todo esto acaba…. moraleja haced un trío mientras podáis
QUINA DONA. Volia llegir Almudena abans que es llancés amb la novel·la històrica, i com no podia ser d’altra manera, m’ha tornat a sorprendre. No li puc posar un cinc perquè els Episodios són incomparables, però m’ha encantat de debó.
Para mí, siempre sería tan hermoso como un arcángel desarmado, sin alas y sin espada. A ese lloraba mi memoria, y lo lloraba sin pausa, sin consuelo...
Me ha gustado y es fácil de leer. Muestra con honestidad la complejidad de esa relación pero, sinceramente, ya hay que tener ganas para meterse en una relación de tres
"Era troppo amore. Troppo grande, troppo complicato, troppo confuso, e azzardato e fecondo e doloroso. Era tutto quello che potevo dare, più di quanto mi convenisse. Per questo s'infranse. Non si esaurì, non finì, non morì, semplicemente s'infranse, crollò come una torre troppo alta, come una scommessa troppo alta, come un'aspettativa troppo ambiziosa."
La citazione mi è arrivata su Facebook da una pagina di libri. Unico mio precedente con la Grandes era stato “Le età di Lulù” e mi aveva messo in fuga (fuga potrebbe essere tranquillamente un refuso). L'ho letto come a poker si va a vedere un bluff. Invece il punto c'era. Non era una scala reale: era un tris, ma c'era.
È la storia (breve: si legge in due ore) più che decorosamente narrata di un triangolo, di un amore a tre, tra giovani pittori che, in vario modo, si faranno (si, esatto). Una scrittura liscia, ma non senza una sua sobria eleganza. Tasso erotico tutto sommato controllato (forse anche troppo). Personaggi originali, ma credibili, ben disegnati. Qualche rimestatura di troppo, qualche caduta nel sentimentalismo, ma francamente temevo peggio. Di sicuro mi è parso meglio di "Jules e Jim", a cui fa pensare, che tanti vantano come un capolavoro e che a me è sembrato di una noia mortale (il film di Truffaut è un'altra cosa).
Lo primero que he hecho nada más terminar de leer esta novela ha sido buscar en internet alguna crítica o reseña, ya que lleva tanto tiempo en el mercado que imaginé tenía que haber unas cuantas y sí las hay y el 90% de ellas no buenas, sino buenísimas. Pues aquí vengo yo a decir que no me ha gustado casi nada. Si no fuera porque el estilo de Almudena Grandes sigue siendo impecable ni lo habría terminado. Desde luego no será una de las historias de Almudena que recomiende. Debe ser que me gustan más sus novelones que sus novelitas, me da la sensación de que tenía fecha de entrega y no tenía nada mejor a mano. Sigue siendo una de mis autoras favoritas en lengua española, así que hago borrón y cuenta nueva.
Demasiado vacío llenar una vida cuando no están las personas que te llenaban.
Siempre me ha dado una tremenda pereza los triángulos amorosos porque es un tropo muy manido y casi siempre tóxico, pero Almudena Grandes nos cuenta una historia de amistad, amor y también de necesidad, de explorar, de envidia, celos y cariño que jamás te abandona por mucho que pase el tiempo.
Yo creo que en la literatura siempre habrá ciertos momentos en que nos haga vibrar la piel ya sea por recuerdos o por sueños, este libro lo logró de las dos maneras, Almudena es de las pocas personas que sabe como hacerlo, admiro otra vez este libro y ¡bravo Almudena ! Lo lograste una vez más
Me ha encantado esta historia a tres, nunca me gustó leer sobre tríos pero es tan especial y tan bien escrito que me ha sorprendido mucho y lo he leído del tirón, es cortito pero lo tiene todo, que grande Almudena!