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Camulod Chronicles #7 (2/2)
La donna di Avalon
Da quando la corte di Camelot risuonava dei loro giochi da bambini, Uther e Merlino sono stati amici e compagni inseparabili. Una volta cresciuti, c'è stata solo una persona che Merlino abbia amato più del cugino: sua moglie Cassandra. Alla morte di lei, avvenuta per mano di un assassino sconosciuto, i sentimenti di Merlino verso il cugino, che egli ritiene colpevole dell'omicidio, si sono tramutati in un odio tanto profondo quanto era stato forte il suo affetto. Oltre a questo episodio, che lo segnerà profondamente, Uther, salito al trono della Cambria, deve affrontare altre difficili prove.
444 pages, Paperback
First published January 1, 2001
About the author
Jack Whyte
62 books779 followersJack Whyte is an author and writer born and raised in Scotland, but has been living in western Canada since 1967, and in Kelowna, British Columbia, since 1996.
Whyte's major work to date is the A Dream of Eagles series (as it is titled in Canada, but known as The Camulod Chronicles in the United States and elsewhere). This series of historical novels presents the tale of King Arthur set against the backdrop of Roman Britain. This retelling of the popular legend eschews the use of magic (as in T. H. White’s The Sword in the Stone) to explain Arthur’s ascent to power and instead relies on the historical condition (with some artistic license) of post-Roman Britain to support the theory that Arthur was meant to counter the anarchy left by the Roman departure from Britain in 410 AD and the subsequent colonization and invasion of Britain by various peoples from Northwestern Europe, including the Saxons, Jutes, Franks, and Angles). Whyte incorporates both traditional Arthurian names, places and events (albeit in gaelic or Latin form) as well as the names of various historical figures that have been suggested as being the possible basis for the original King Arthur legend. The tacit implication is that Whyte's version of history is the true story that has become distorted over time to become the legend and stories of magic that we know today.
Jack Whyte served as the official bard of The Calgary Highlanders and performed several tracks of poetry and song on the 1990 recording by the Regimental Pipes and Drums of The Calgary Highlanders entitled Eighty Years of Glory: The Regimental Pipes, Drums and Bard of The Calgary Highlanders.
Whyte's major work to date is the A Dream of Eagles series (as it is titled in Canada, but known as The Camulod Chronicles in the United States and elsewhere). This series of historical novels presents the tale of King Arthur set against the backdrop of Roman Britain. This retelling of the popular legend eschews the use of magic (as in T. H. White’s The Sword in the Stone) to explain Arthur’s ascent to power and instead relies on the historical condition (with some artistic license) of post-Roman Britain to support the theory that Arthur was meant to counter the anarchy left by the Roman departure from Britain in 410 AD and the subsequent colonization and invasion of Britain by various peoples from Northwestern Europe, including the Saxons, Jutes, Franks, and Angles). Whyte incorporates both traditional Arthurian names, places and events (albeit in gaelic or Latin form) as well as the names of various historical figures that have been suggested as being the possible basis for the original King Arthur legend. The tacit implication is that Whyte's version of history is the true story that has become distorted over time to become the legend and stories of magic that we know today.
Jack Whyte served as the official bard of The Calgary Highlanders and performed several tracks of poetry and song on the 1990 recording by the Regimental Pipes and Drums of The Calgary Highlanders entitled Eighty Years of Glory: The Regimental Pipes, Drums and Bard of The Calgary Highlanders.
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Community Reviews
Displaying 1 - 7 of 7 reviews
July 20, 2017
La recensione riguarda contemporaneamente sia un giudizio generale sull’intero ciclo di romanzi arturiani di Jack Whyte, sia questo ottavo volume.
L’ottavo volume è stato forse molto più gradevole rispetto agli ultimi che lo hanno preceduto (“Il forte sul fiume” e “Il segno di Excalibur”), visto che si è presentato in maniera più dinamica, con descrizioni molto più fluide quando servivano, e particolareggiate nell’ambito delle strategie e degli spostamenti militari delle truppe di Camelot e della Cambria.
Anche il soggetto ha dato prova di essere malleabile e adatto a una storia eroica, come ci si aspetterebbe da una qualsiasi storia che tragga ispirazione dal ciclo arturiano, tanto che l’immedesimazione del lettore con il protagonista e i suoi gregari è stato molto più sentito rispetto alle ultime avventure di Caio Merlino Britannico.
In effetti, questo romanzo, insieme al suo predecessore “Le porte di Camelot”, costituisce un approfondimento della storia di Uther Pendragon compresa tra “La stirpe dell’aquila” e “Il sogno di Merlino”. Un salto indietro rispetto a “Il forte sul fiume” e “Il segno di Excalibur”, ma che permette di analizzare meglio la situazione politica, sociale e militare degli alleati naturali della leggendaria Camelot, oltre che permettere di far luce su alcuni misteri irrisolti del ciclo di romanzi di Whyte, che tormenterebbero altrimenti il lettore.
Il concentrarsi sulle vicende legate ad Uther permette anche di osservare da un altro punto di vista le vicende che hanno sconvolto la zona sud-occidentale della Britannia nel corso del V secolo d.C., sconvolto dalle invasioni barbariche dopo il crollo delle istituzioni dell’Impero Romano d’Occidente e dalla frammentazione in piccoli domini di quello che un tempo era un’unità indissolubile sotto il giogo imperiale.
Per quanto riguarda il lessico e lo stile narrativo, anche ne “La Donna di Avalon” si è caratterizzato per essere asciutto, senza costruzioni o virtuosismi stilistici di troppo. Scarseggiano anche le grandi citazioni che colpiscono il lettore per il loro acume e per la loro profondità, ma la forza che trasuda la materia trattata e la concitazione con cui sono stati presentati alcuni passaggi, permettono di godere comunque dell’atmosfera epico-cavalleresca di questo prodotto dell’età contemporanea. Jack Whyte ha saputo mischiare tra loro il carattere eroico e leggendario degli scritti medievali riguardanti la materia di Britannia con un gusto dell’avventura tutto contemporaneo, trattandoli come materiale storico e dando un taglio più “razionale” alla narrazione, scevro da qualsiasi intervento magico.
Questo libro ha colpito particolarmente per la portata emotiva che ha saputo conferire al lettore – secondo il mio gusto -, ponendosi una spanna più in alto, come detto, rispetto ai volumi che lo hanno preceduto e che si sono mantenuti sul gradevole, senza infamia e senza lode.
Cinque stelle ben meritate.
L’ottavo volume è stato forse molto più gradevole rispetto agli ultimi che lo hanno preceduto (“Il forte sul fiume” e “Il segno di Excalibur”), visto che si è presentato in maniera più dinamica, con descrizioni molto più fluide quando servivano, e particolareggiate nell’ambito delle strategie e degli spostamenti militari delle truppe di Camelot e della Cambria.
Anche il soggetto ha dato prova di essere malleabile e adatto a una storia eroica, come ci si aspetterebbe da una qualsiasi storia che tragga ispirazione dal ciclo arturiano, tanto che l’immedesimazione del lettore con il protagonista e i suoi gregari è stato molto più sentito rispetto alle ultime avventure di Caio Merlino Britannico.
In effetti, questo romanzo, insieme al suo predecessore “Le porte di Camelot”, costituisce un approfondimento della storia di Uther Pendragon compresa tra “La stirpe dell’aquila” e “Il sogno di Merlino”. Un salto indietro rispetto a “Il forte sul fiume” e “Il segno di Excalibur”, ma che permette di analizzare meglio la situazione politica, sociale e militare degli alleati naturali della leggendaria Camelot, oltre che permettere di far luce su alcuni misteri irrisolti del ciclo di romanzi di Whyte, che tormenterebbero altrimenti il lettore.
Il concentrarsi sulle vicende legate ad Uther permette anche di osservare da un altro punto di vista le vicende che hanno sconvolto la zona sud-occidentale della Britannia nel corso del V secolo d.C., sconvolto dalle invasioni barbariche dopo il crollo delle istituzioni dell’Impero Romano d’Occidente e dalla frammentazione in piccoli domini di quello che un tempo era un’unità indissolubile sotto il giogo imperiale.
Per quanto riguarda il lessico e lo stile narrativo, anche ne “La Donna di Avalon” si è caratterizzato per essere asciutto, senza costruzioni o virtuosismi stilistici di troppo. Scarseggiano anche le grandi citazioni che colpiscono il lettore per il loro acume e per la loro profondità, ma la forza che trasuda la materia trattata e la concitazione con cui sono stati presentati alcuni passaggi, permettono di godere comunque dell’atmosfera epico-cavalleresca di questo prodotto dell’età contemporanea. Jack Whyte ha saputo mischiare tra loro il carattere eroico e leggendario degli scritti medievali riguardanti la materia di Britannia con un gusto dell’avventura tutto contemporaneo, trattandoli come materiale storico e dando un taglio più “razionale” alla narrazione, scevro da qualsiasi intervento magico.
Questo libro ha colpito particolarmente per la portata emotiva che ha saputo conferire al lettore – secondo il mio gusto -, ponendosi una spanna più in alto, come detto, rispetto ai volumi che lo hanno preceduto e che si sono mantenuti sul gradevole, senza infamia e senza lode.
Cinque stelle ben meritate.
March 21, 2024
Ultimo libro dello spin-off dedicato ad Uther.
Meglio del primo, anche perchè si entra più nel vivo della storia e finalmente si fà chiarezza su alcuni punti lasciando apposta in ombra nei primi libri.
Nel complesso soddisfatto di entrambi i libri, utili per avere un'idea più chiara dei fatti, riuscendo a rischiarare la figura di Uther da idee deviate dal punto di vista del cugino.
Consigliati per completare correttamente tutto il ciclo.
Meglio del primo, anche perchè si entra più nel vivo della storia e finalmente si fà chiarezza su alcuni punti lasciando apposta in ombra nei primi libri.
Nel complesso soddisfatto di entrambi i libri, utili per avere un'idea più chiara dei fatti, riuscendo a rischiarare la figura di Uther da idee deviate dal punto di vista del cugino.
Consigliati per completare correttamente tutto il ciclo.
July 18, 2020
While it's interesting to know what happened while Merlyn was "absent", I was not expecting to go back to Uther after all the Arthur books. A lot of things happen, but nonetheless it feels a bit boring, as you already know almost all that happens, and the only real mistery left from the other books is revealed in the first couple of chapters.
July 21, 2017
Mi chiedo se, davvero, ci fosse bisogno di un libro su Uther dopo aver speso tanto tempo su Artù. Avrei, onestamente, preferito leggere le gesta del giovane re piuttosto che spiegazioni del genere. Specie nel momento in cui la trama di un romanzo così lungo si intuisce dalle prime cinque pagine...
June 24, 2019
A completamento della saga...bello, ma alcune cose dopo anni non le ricordavo per cui ho fatto fatica (ma questa è colpa mia). Un po’ cruento per i miei gusti ma particolare leggere la stessa storia da un altro punto di vista.
May 1, 2022
Letto sempre con grande interesse.
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May 24, 2011Copia Omaggio by Piemme
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