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مکتب دیکتاتورها
اینیاتسیو سیلونه مکتب دیکتاتورها را در سال ۱۹۳۸، همزمان با نان و شراب، نوشت. ترجمهٔ آلمانی این رمان در ۱۹۳۸ در زوریخ منتشر شد، اما نسخهٔ ایتالیایی آن بیستوچهار سال بعد، یعنی سال ۱۹۶۲، انتشار یافت. این رمانِ استعاری داستان دو امریکایی مشکوک است؛ یک جوجهدیکتاتور و دیگری مشاور ایدئولوژیک او. این دو برای آموختن شگردها و رموز دیکتاتوری به اروپا، سرزمینی که در زمینهٔ دیکتاتوری تجربههایی غنی دارد، سفر کردهاند. در سفر خود با یک تبعیدی ایتالیایی آشنا میشوند که عمر خود را در راه مبارزه با دیکتاتوری گذرانده است. گفتوگوی سهنفرهٔ طنزآمیزی میان این دو امریکایی و تومازو در میگیرد. رشتهٔ این گفتوگو در دست تومازو است که بیشک خودِ سیلونه است. این واقعیت به گفتههای تومازو اعتباری قابل ملاحظه میبخشد، زیرا برآمده از تجربههای عملی سیلونه در راه مبارزه با دیکتاتوری است.
250 pages, Paperback
First published January 1, 1938
About the author
Ignazio Silone
85 books127 followersFiglio di una tessitrice e di un piccolo proprietario terriero, perde assai presto il padre e la madre, nel terremoto che nel gennaio del ‘15 distrugge gran parte della Marsica. Interrotti gli studi liceali, si dà alla politica quale socialista attivo e prende parte alle lotte contro la guerra e al movimento operaio rivoluzionario; nel 1921 partecipa a Livorno alla fondazione del Partito Comunista (che rappresenta a Mosca, con Togliatti, nel Komintern), ma se ne stacca nel 1930, in disaccordo con le purghe staliniane. Antifascista, resta in esilio in Svizzera dal 1930 al 1945, anni durante i quali matura la sua vocazione di scrittore. Pubblicato in traduzione tedesca a Zurigo nel 1933, “Fontamara” è il suo romanzo d’esordio, che lo impone all’ attenzione generale: oltre ad essere una straordinaria analisi della cultura centro-meridionale, “un documento su una civiltà ormai definitivamente morta” (Fofi), è pure con ogni probabilità il più bel libro sui contadini italiani che sia mai stato scritto. Il successivo “Pane e vino” del ‘36 riprende, in una chiave più sentimentale, meno ironica, i temi del fortunato predecessore, laddove “Il seme sotto la neve” (1942) sembra stazionare tra manierismo e ritualità. Frattanto, nel periodo 1932-'34 egli è redattore del mensile in lingua tedesca, edito a Zurigo, «Information», cui collaborano artisti ed intellettuali del calibro di Thomas Mann, Bertolt Brecht, Robert Musil. Fiorente, pure, la sua attività saggistico-culturale, che annovera il saggio “Il fascismo, le sue origini e il suo sviluppo” (1934) ed il trattato di filosofia politica “La scuola dei dittatori” (1938). Nel 1944, rientrato in Italia, si stabilisce a Roma, ove aderisce al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. La sua produzione letteraria continua con il lavoro teatrale “Ed egli si nascose” (1944) e con i romanzi “Una manciata di more” (1952), “Il segreto di Luca” (1956), “La volpe e le camelie” (1960): meno originali dei precedenti, più legati ad un modello di letteratura tardo-ottocentesca, esprimono una sorta di conversione del nostro, che approda qui ai lidi di un socialismo ibridato col cristianesimo. Di grandissimo interesse, invece, “Uscita di sicurezza” (1965), raccolta di saggi politici in cui egli racconta il doloroso travaglio che lo condusse infine a distaccarsi dall’ ideologia comunista, e “L’avventura di un povero cristiano” (1968), sua ultima fatica apparsa in vita, un intrigante romanzo - saggio incentrato sulla figura di papa Celestino V, in seguito trasformato in testo teatrale. Ebbe a dire di lui Albert Camus: "Guardate Silone. Egli è radicalmente legato alla sua terra, eppure è talmente europeo".
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Community Reviews
Displaying 1 - 10 of 10 reviews
February 20, 2022
Ci sarà un girone all’inferno per chi non legge Silone
March 19, 2022
Saggio in forma di dialogo, pubblicato nel 1938. Mister Doppio-vu è un aspirante dittatore americano in cerca di consigli per sovvertire la democrazia nel suo paese e si aggira tra le culle dei movimenti totalitari europei insieme all'assistente, il professor Pickup, fondatore della pantautologia, la disciplina dell'ovvio. Ma i suoi modelli non riescono a dargli una mano ed egli trova invece un maestro nell'antifascista e dissidente Tommaso il Cinico, disposto a dischiudergli tutti i segreti del mestiere. Mister Doppio-vu dimostra il talento smaliziato del dittatore in erba, mentre Pickup, fedele al suo campo di studio, contraddice spesso il Cinico e polemizza con lui dando un'interpretazione superficiale e banale dei fatti; a Tommaso spetta invece il compito di sviscerare i meccanismi dello stato totalitario in tutti i suoi aspetti, come un vero teorico politico, dotato però anche di una profonda capacità di leggere l'esperienza contemporanea del potere. I referenti principali sono Fascismo e Nazismo, però non mancano cenni ai regimi comunisti, a dittature dalla facciata democratica, a movimenti religiosi e persino a dittatori del passato, come i tiranni greci, Cromwell e Napoleone. Tommaso individua la nascita della dittatura nello statalismo e nell'accentramento dei poteri in una democrazia in declino, che è incapace di risolvere i problemi delle masse e resta ancorata alle ideologie del passato e all'insufficiente lettura teorica della realtà attuale; a questo fattore devono accompagnarsi il fallimento dei movimenti socialisti, frammentati e incapaci di organizzarsi e far fronte ai problemi concreti, e le condizioni disastrose create dalla guerra, produttrice di masse disoccupate, affamate e incapaci di adattarsi alla vita ordinaria. Il totalitarismo sopperisce al tramonto degli ideali e delle tradizioni creando un loro surrogato e proponendo una soluzione apparente a tutti i problemi, però in concreto paralizza e nega le tensioni sociali e la possibilità di dibattito. I capi di tali movimenti hanno moltissimi lati in comune, sono uomini mediocri ma non ordinari, devoti al potere e tesi unicamente alla massima disponibilità di esso, capaci di subordinare le forme istituzionali dello Stato al dominio concreto, sagaci e volgari ma attenti alla realtà circostante, pronti a instaurare una identificazione totale con le masse e a diventare i loro idoli. Il dialogo funziona benissimo, è molto chiaro anche grazie alla divisione in capitoli, che permette all'autore di analizzare separatamente i vari aspetti dei fascismi, e brilla perché dà una visione fortemente dinamica del fenomeno totalitario, collocandolo perfettamente nell'atmosfera storica del prima dopoguerra e discutendo in modo sottile il suo sviluppo. Al di là della cornice narrativa è pieno di informazioni storiche e a mio avviso merita tantissimo il tracciamento dell'evoluzione ideologica di questi movimenti, che invece di esser vista come frutto di arbitrii e incoerenze furbesche di singoli uomini, appare connessa a una molteplicità di cause contingenti ed è dettata dalla necessità di far leva sui contrasti sociali per l'ascesa definitiva del movimento. E in effetti sono movimenti nuovi, che contraddicono sé stessi, sfruttano gli strumenti e i simboli rivoluzione per fare la controrivoluzione, fanno il gioco del capitalismo ammantandosi dell'apparenza di movimenti sociali, pescano nel torbido, seminano terrore e si infiltrano nei vuoti lasciati dall'organizzazione sociale e politica. Il dibattito fa spesso riferimento alla democrazia, che degenera e fallisce miseramente nel suo compito di rappresentanza; essa non fa che allontanarsi dal cittadino e assumere metodi e tendenze che hanno in sé il germe del totalitarismo, tanto che l'autore sottolinea decisamente la relativa correttezza istituzionale della presa di potere dei fascisti. La prospettiva di Silone è in effetti particolare, egli, da antifascista, si cala nel personaggio di un lucido analista, imparziale e freddo, e prende sul serio questi movimenti, sottolineando il loro significato sociale e politico, ma allarga allo stesso tempo la prospettiva oltre i miti e i luoghi comuni per permettere di cogliere la desolazione e l'abbandono dei cittadini nel dopoguerra, lo sfruttamento opportunistico della violenza, l'inadeguatezza delle istituzioni; l'autore è un democratico che deplora la crisi della democrazia, ridotta al formalismo e alla miopia, che forse avrebbe potuto trovare degli strumenti per rinnovarsi e prosperare, ma nei fatti-ed è questo che conta-non ne è capace e soccombe alla Storia. Per fortuna la profezia finale in merito alla caduta dei fascismi a causa di una guerra imminente si è avverata, ma l'amaro quadro di una democrazia remota e piena di contraddizioni resta attuale. Dopo che ha maieuticamente fatto emergere un nuovo dittatore, si potrebbe davvero incolpare Tommaso di cinismo, dato che invece di combattere il suo nemico fa propaganda a suo favore e sembra sottolineare la portata travolgente del totalitarismo; ma alla fine del dialogo chiarisce che combatterà contro il nuovo discepolo e afferma: "non credo che l'uomo onesto debba necessariamente sottomettersi alla Storia"; lottare per Tommaso e per Silone non significa coprirsi gli occhi e barricarsi dietro agli ideali, ma affrontare l'avversario alla luce del sole, con l'ausilio della ragione e della critica, anche se diventano, o vengono rese, obsolete. Traspare onestà intellettuale da ogni riga, è un elemento che mi fa amare molto questo autore. Lo stile è caustico e ironico, seppure in modo molto sobrio; risulta corrosivo più grazie al limpido contenuto intellettuale delle analisi che alla beffa linguistica. È una lettura piacevolissima e costruttiva.
December 23, 2021
Provo sempre una forte ammirazione per quei personaggi pubblici che sono riusciti a cambiare idea nel corso della propria vita e che hanno affrontano le dure conseguenze della loro scelta.
Non parlo di quei presunti intellettuali che si accodano al pensiero dominante.
Mi riferisco a uomini come Ignazio Silone che da fervente comunista, dopo aver visitato la Russia di Stalin e avere visto il lato mostruoso di quella dittatura, si ravvede e si dissocia dai suoi ex compagni, compiendo una scelta drastica e gravida di conseguenze.
“Nel periodo che segue la morte di Lenin, e dopo un nuovo soggiorno moscovita, Silone prende sempre più atto con orrore del regime totalitario che Stalin sta instaurando in Russia; un regime in cui, come scriverà più tardi in Uscita di sicurezza, ogni divergenza di opinione col gruppo dirigente «era destinata a concludersi con l'annientamento fisico da parte dello stato».”
Come spesso capita a chi segue i propri principi, sarà osteggiato e perseguitato da entrambi gli estremismi, sia dai fascisti e dai comunisti.
“Per molti anni esule antifascista all'estero, ha partecipato attivamente e in varie fasi alla vita politica italiana, animando la vita culturale del Paese nel dopoguerra: tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia, ne viene in seguito espulso per la sua dissidenza con la linea stalinista[2]; si sposta dunque su posizioni affini al socialismo democratico. La rottura con il Partito Comunista Italiano, negli anni del secondo dopoguerra, lo porterà a essere spesso osteggiato dalla critica italiana e solo tardivamente riabilitato, mentre all’estero è stato sempre particolarmente apprezzato.”.
La sua visione politica e religiosa è riassunta perfettamente con queste parole:
"Come si era dimostrato "socialista senza partito", così Silone manifesta la sua insofferenze per le gerarchie ecclesiastiche, autodefinendosi anche "cristiano senza chiesa"; fautore di un cristianesimo capace di ripercorrere la sua storia per tornare alla purezza del messaggio evangelico delle origini, l'intellettuale abruzzese matura, già negli ultimi anni cinquanta le sue convinzioni che lo porteranno a scrivere alla fine del decennio successivo uno dei suoi libri di maggior successo di critica. Il "socialismo cristiano" di Silone non ammette compromessi con sovrastrutture e apparati; di lui così scriveranno i critici:«La corruzione della religione era tra le cose che più lo ferivano e lo muovevano a sdegno»".
Venendo al testo mi aspettavo tutt’altro, non nel contenuto, ma nella forma.
Non è un romanzo, ma un dialogo che spesso si avvicina ad un monologo sui totalitarismi, nazismo fascismo comunismo, da parte dell’esule Tommaso il cinico AlterEgo di Ignazio Silone.
Gli altri interlocutori sono due americani, il professor Pickup e Mister Doppia Vu che arrivano in Europa alla vigilia della seconda guerra mondiale per imparare dagli europei che la sanno lunga, come si sono costituite le più famosi dittature, che sono questi dittatori e come sono arrivati al potere e che cosa possono insegnare la loro esperienza.
Leggendo questo saggio riflettevo su cosa sia la letteratura ed in ultima analisi a cosa serva.
Sono sempre più convinto che questa sia una rete di strumenti grazie ai quali possiamo interpretare in maniera sempre più efficace la realtà.
Non ho potuto non pensare ad autori come Orwell o Solzhenitsyn ed a come le opere si intrecciano con quella di Silone.
Questo vademecum per dittatori mostra quanto sia facile risvegliare quel che c'è di peggiori, di più stupido E più vanitose negli uomini, e anche quel che c'è di più servizievole.è una tragica e ironica denuncia del dispotismo moderno, dei suoi serviti filosofi e poeti, di tutti coloro che non sono capaci di resistere e di opporsi adesso.
I concetti che espone Silone, sono ormai sono di dominio pubblico, assodati e fanno parte della comunicazione politica di ogni giorno.
Ma ovviamente il testo va calato nella sua epoca, nel 1938 e pur essendo stato scritto durante lo sviluppo dei totalitarismi egli ne fa una lucida e chiara analisi.
In particolare si sofferma su come la democrazia in realtà divori se stessa nel senso che essendo stata pensata per i periodi di pace, in tempo di guerra i suoi meccanismi sono troppo fragili e farraginosi per cui nasce da essa stessa la sua fine.
Le strategie che Silone descrive sono le stesse messe in pratica dal grande fratello in "1984" o dalla polizia segreta in "Arcipelago Gulag": occultamento della verità e creazione di essa, uso indiscriminato della violenza, creazione di una propaganda onnipresente.
Tommaso il cinico riassume in questo modo le condizioni affinché prevalga un sistema totalitario: la paralisi dello Stato democratico, che il collasso dello Stato giovi anzitutto al partito di opposizione e conduca a esso le grandi masse.
Aldilà dei singoli episodi Silone si sofferma descrivere la figura del dittatore quale uomo straordinario nel senso di fuori dal comune perché da questo possa nascere il culto del capo.
È interessante come Silone associ la figura dei dittatori ai santi, e miliardari cioè persone che appaiono all'uomo comune inumani ed è per questo che da essi egli è venerato.
Infatti il mito del capo è alla base di ogni dittatura, non importa se egli sia un volta gabbana una persona doppia che si rimangia quello che dice, l'importante è mantenere il potere.
In questo senso egli descrive come sia Mussolini che Hitler abbiano rinnegato più volte il loro pensiero, le loro convinzioni ma che questo sia fondamentale per mantenere il potere.
A questo propositi egli porta molteplici esempi in cui questi dittatori hanno detto tutto e il suo contrario a seconda di cosa gli convenisse.
Ma come sottolinea ironicamente Tommaso "molti sono i chiamati, pochi gli eletti", parafrasando un passo biblico.
Egli si serve delle parole del saggista Souvarine per descriver Stalin : “pazienti, meticoloso, sobrio delusioni come di parole e forte e soprattutto del suo disprezzo per l'individuo e la sua mancanza di principi di scrupoli egli è un prodotto delle circostanze egli deve la sua fortuna politica i suoi antagonisti. Abile a differire le soluzioni sfavorevoli, dividere i suoi nemici e ad aggirare gli ostacoli, egli non arretra di fronte a nulla quando offre la possibilità di affrettarsi di colpire di schiacciare”.
L'autore scrive i seguenti capitoli "come la democrazia divora se stessa", “l'arte del doppio gioco e il pericolo di credere nei propri inganni”, “sull'inutilità dei programmi e la pericolosità delle discussioni” dove approfondisce queste tematiche.
Con un linguaggio odierno descriveremo la figura del dittatore in primis come demagogo, propagandista, come colui che riesce ad aizzare le folle con slogan efficaci.
Come la democrazia abbia in essa stessa i germi della dittatura lo esprime perfettamente il nazista Goebbels:
"Nel 1935 e due anni dopo la conquista del potere, Goebbels meno’ vanto del gioco riuscito. Noi abbiamo sempre dichiarato che gli scrisse, che ci saremo serviti di mezzi democratici per conquistare il potere e che una volta al potere, avremo negato ai nostri avversari tutte le possibilità di cui noi, quando eravamo all'opposizione, avevamo potuto usufruire.”
A proposito della debolezza della democrazia come non ricordare l'episodio dell'incendio del Reichstag.
L'evento è considerato cruciale per l'affermazione del nazionalsocialismo in Germania.
Infatti, dopo quest'evento a cui quasi sicuramente avevano partecipato anche nazisti, Hitler si avvantaggiò della situazione per dichiarare lo stato di emergenza e consolidare la sua ascesa al potere.
Non parlo di quei presunti intellettuali che si accodano al pensiero dominante.
Mi riferisco a uomini come Ignazio Silone che da fervente comunista, dopo aver visitato la Russia di Stalin e avere visto il lato mostruoso di quella dittatura, si ravvede e si dissocia dai suoi ex compagni, compiendo una scelta drastica e gravida di conseguenze.
“Nel periodo che segue la morte di Lenin, e dopo un nuovo soggiorno moscovita, Silone prende sempre più atto con orrore del regime totalitario che Stalin sta instaurando in Russia; un regime in cui, come scriverà più tardi in Uscita di sicurezza, ogni divergenza di opinione col gruppo dirigente «era destinata a concludersi con l'annientamento fisico da parte dello stato».”
Come spesso capita a chi segue i propri principi, sarà osteggiato e perseguitato da entrambi gli estremismi, sia dai fascisti e dai comunisti.
“Per molti anni esule antifascista all'estero, ha partecipato attivamente e in varie fasi alla vita politica italiana, animando la vita culturale del Paese nel dopoguerra: tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia, ne viene in seguito espulso per la sua dissidenza con la linea stalinista[2]; si sposta dunque su posizioni affini al socialismo democratico. La rottura con il Partito Comunista Italiano, negli anni del secondo dopoguerra, lo porterà a essere spesso osteggiato dalla critica italiana e solo tardivamente riabilitato, mentre all’estero è stato sempre particolarmente apprezzato.”.
La sua visione politica e religiosa è riassunta perfettamente con queste parole:
"Come si era dimostrato "socialista senza partito", così Silone manifesta la sua insofferenze per le gerarchie ecclesiastiche, autodefinendosi anche "cristiano senza chiesa"; fautore di un cristianesimo capace di ripercorrere la sua storia per tornare alla purezza del messaggio evangelico delle origini, l'intellettuale abruzzese matura, già negli ultimi anni cinquanta le sue convinzioni che lo porteranno a scrivere alla fine del decennio successivo uno dei suoi libri di maggior successo di critica. Il "socialismo cristiano" di Silone non ammette compromessi con sovrastrutture e apparati; di lui così scriveranno i critici:«La corruzione della religione era tra le cose che più lo ferivano e lo muovevano a sdegno»".
Venendo al testo mi aspettavo tutt’altro, non nel contenuto, ma nella forma.
Non è un romanzo, ma un dialogo che spesso si avvicina ad un monologo sui totalitarismi, nazismo fascismo comunismo, da parte dell’esule Tommaso il cinico AlterEgo di Ignazio Silone.
Gli altri interlocutori sono due americani, il professor Pickup e Mister Doppia Vu che arrivano in Europa alla vigilia della seconda guerra mondiale per imparare dagli europei che la sanno lunga, come si sono costituite le più famosi dittature, che sono questi dittatori e come sono arrivati al potere e che cosa possono insegnare la loro esperienza.
Leggendo questo saggio riflettevo su cosa sia la letteratura ed in ultima analisi a cosa serva.
Sono sempre più convinto che questa sia una rete di strumenti grazie ai quali possiamo interpretare in maniera sempre più efficace la realtà.
Non ho potuto non pensare ad autori come Orwell o Solzhenitsyn ed a come le opere si intrecciano con quella di Silone.
Questo vademecum per dittatori mostra quanto sia facile risvegliare quel che c'è di peggiori, di più stupido E più vanitose negli uomini, e anche quel che c'è di più servizievole.è una tragica e ironica denuncia del dispotismo moderno, dei suoi serviti filosofi e poeti, di tutti coloro che non sono capaci di resistere e di opporsi adesso.
I concetti che espone Silone, sono ormai sono di dominio pubblico, assodati e fanno parte della comunicazione politica di ogni giorno.
Ma ovviamente il testo va calato nella sua epoca, nel 1938 e pur essendo stato scritto durante lo sviluppo dei totalitarismi egli ne fa una lucida e chiara analisi.
In particolare si sofferma su come la democrazia in realtà divori se stessa nel senso che essendo stata pensata per i periodi di pace, in tempo di guerra i suoi meccanismi sono troppo fragili e farraginosi per cui nasce da essa stessa la sua fine.
Le strategie che Silone descrive sono le stesse messe in pratica dal grande fratello in "1984" o dalla polizia segreta in "Arcipelago Gulag": occultamento della verità e creazione di essa, uso indiscriminato della violenza, creazione di una propaganda onnipresente.
Tommaso il cinico riassume in questo modo le condizioni affinché prevalga un sistema totalitario: la paralisi dello Stato democratico, che il collasso dello Stato giovi anzitutto al partito di opposizione e conduca a esso le grandi masse.
Aldilà dei singoli episodi Silone si sofferma descrivere la figura del dittatore quale uomo straordinario nel senso di fuori dal comune perché da questo possa nascere il culto del capo.
È interessante come Silone associ la figura dei dittatori ai santi, e miliardari cioè persone che appaiono all'uomo comune inumani ed è per questo che da essi egli è venerato.
Infatti il mito del capo è alla base di ogni dittatura, non importa se egli sia un volta gabbana una persona doppia che si rimangia quello che dice, l'importante è mantenere il potere.
In questo senso egli descrive come sia Mussolini che Hitler abbiano rinnegato più volte il loro pensiero, le loro convinzioni ma che questo sia fondamentale per mantenere il potere.
A questo propositi egli porta molteplici esempi in cui questi dittatori hanno detto tutto e il suo contrario a seconda di cosa gli convenisse.
Ma come sottolinea ironicamente Tommaso "molti sono i chiamati, pochi gli eletti", parafrasando un passo biblico.
Egli si serve delle parole del saggista Souvarine per descriver Stalin : “pazienti, meticoloso, sobrio delusioni come di parole e forte e soprattutto del suo disprezzo per l'individuo e la sua mancanza di principi di scrupoli egli è un prodotto delle circostanze egli deve la sua fortuna politica i suoi antagonisti. Abile a differire le soluzioni sfavorevoli, dividere i suoi nemici e ad aggirare gli ostacoli, egli non arretra di fronte a nulla quando offre la possibilità di affrettarsi di colpire di schiacciare”.
L'autore scrive i seguenti capitoli "come la democrazia divora se stessa", “l'arte del doppio gioco e il pericolo di credere nei propri inganni”, “sull'inutilità dei programmi e la pericolosità delle discussioni” dove approfondisce queste tematiche.
Con un linguaggio odierno descriveremo la figura del dittatore in primis come demagogo, propagandista, come colui che riesce ad aizzare le folle con slogan efficaci.
Come la democrazia abbia in essa stessa i germi della dittatura lo esprime perfettamente il nazista Goebbels:
"Nel 1935 e due anni dopo la conquista del potere, Goebbels meno’ vanto del gioco riuscito. Noi abbiamo sempre dichiarato che gli scrisse, che ci saremo serviti di mezzi democratici per conquistare il potere e che una volta al potere, avremo negato ai nostri avversari tutte le possibilità di cui noi, quando eravamo all'opposizione, avevamo potuto usufruire.”
A proposito della debolezza della democrazia come non ricordare l'episodio dell'incendio del Reichstag.
L'evento è considerato cruciale per l'affermazione del nazionalsocialismo in Germania.
Infatti, dopo quest'evento a cui quasi sicuramente avevano partecipato anche nazisti, Hitler si avvantaggiò della situazione per dichiarare lo stato di emergenza e consolidare la sua ascesa al potere.
July 29, 2022
Incredibilmente attuale.
Alcuni dei passi che mi hanno colpito di più:
“La prima condizione affinché prevalga un sistema totalitario, è la paralisi dello stato democratico, cioè, una insanabile discordanza tra il vecchio sistema politico e la vita sociale radicalmente modificata; la seconda condizione è che il collasso dello stato giovi anzitutto al partito d'opposizione e conduca a esso le grandi masse, come al solo partito capace di creare un nuovo ordine; la terza condizione è che questo si riveli impreparato all'arduo compito e contribuisca anzi ad aumentare il disordine esistente, mancando in pieno alle speranze in esso riposte.”
“La cosiddetta sovranità popolare si riduce in tal guisa ancor più a una finzione. La sovranità reale passa alla burocrazia, che per definizione è anonima e irresponsabile, mentre i corpi legislativi fanno la figura di assemblee di chiacchieroni che si accapigliano su questioni secondarie. Alla decadenza della funzione legislativa corrisponde fatalmente la caduta del livello morale medio degli eletti. “
“Non credo che l'uomo onesto debba necessariamente sottomettersi alla Storia.”
Alcuni dei passi che mi hanno colpito di più:
“La prima condizione affinché prevalga un sistema totalitario, è la paralisi dello stato democratico, cioè, una insanabile discordanza tra il vecchio sistema politico e la vita sociale radicalmente modificata; la seconda condizione è che il collasso dello stato giovi anzitutto al partito d'opposizione e conduca a esso le grandi masse, come al solo partito capace di creare un nuovo ordine; la terza condizione è che questo si riveli impreparato all'arduo compito e contribuisca anzi ad aumentare il disordine esistente, mancando in pieno alle speranze in esso riposte.”
“La cosiddetta sovranità popolare si riduce in tal guisa ancor più a una finzione. La sovranità reale passa alla burocrazia, che per definizione è anonima e irresponsabile, mentre i corpi legislativi fanno la figura di assemblee di chiacchieroni che si accapigliano su questioni secondarie. Alla decadenza della funzione legislativa corrisponde fatalmente la caduta del livello morale medio degli eletti. “
“Non credo che l'uomo onesto debba necessariamente sottomettersi alla Storia.”
May 2, 2025
Ottimo il contenuto, ma la forma dialogica, per come viene costruita, risulta un po' troppo pesante e poco scorrevole. Il rischio di abbandono, per un lettore non molto incuriosito dalla tematica, è alto.
September 15, 2021
3 stelle e 1/2
Paga un po' il sembrare un trattato sulla dittatura, che a volte lo rende frammentato e non così facile da seguire. Denso, ma non ho trovato la prosa di Silone che mi ha così affascinata in altri suoi scritti.
Paga un po' il sembrare un trattato sulla dittatura, che a volte lo rende frammentato e non così facile da seguire. Denso, ma non ho trovato la prosa di Silone che mi ha così affascinata in altri suoi scritti.
October 1, 2017
"Non credo che l'uomo onesto debba necessariamente sottomettersi alla Storia." (p. 179)
Read
April 11, 2025Questo libro non l'ho mai letto, ma è molto inciso nella mia memoria, perché era nella libreria di mamma quando ero piccola, in un'edizione Oscar Mondadori, in copertina uno stivalone incombente su un uomo piccolino che cerca di reggerlo/dirigerlo (https://i.ebayimg.com/images/g/fkAAAO...). Era uno dei libri su cui da molto piccola scrissi "caca e pipi".
Quando ero a una conferenza di Tardoantico a 24 anni e avevo una maglietta di filo a righe gialle di due intensità diverse mi venne in mente per com'erano insulsi gli interventi, per come era unto il lunch e le interazioni umane anche e inoltre tutte su linee rette, con degli scambi di stupidità sussiegosa tra vari stati nazioni. Io credo che mi venne in mente perché i pantaloni di quello con lo stivale sono di una specie di verde, a me sembrava di essere prigioniera sotto uno stivale verde e che non avrei potuto pensare rimanendo in quell'ambiente, allora mi venne la reazione di impegnarmi moltissimo per un certo periodo, senza neanche più la paura, che poi fortunatamente mi è tornata, di diventare una secchiona. Se la paura di uno stivalone può fare questo, magari è un bel libro, devo leggerlo.
Quando ero a una conferenza di Tardoantico a 24 anni e avevo una maglietta di filo a righe gialle di due intensità diverse mi venne in mente per com'erano insulsi gli interventi, per come era unto il lunch e le interazioni umane anche e inoltre tutte su linee rette, con degli scambi di stupidità sussiegosa tra vari stati nazioni. Io credo che mi venne in mente perché i pantaloni di quello con lo stivale sono di una specie di verde, a me sembrava di essere prigioniera sotto uno stivale verde e che non avrei potuto pensare rimanendo in quell'ambiente, allora mi venne la reazione di impegnarmi moltissimo per un certo periodo, senza neanche più la paura, che poi fortunatamente mi è tornata, di diventare una secchiona. Se la paura di uno stivalone può fare questo, magari è un bel libro, devo leggerlo.
June 7, 2023
Una lettura complessa, in quanto Silone in questo lungo dialogo teatrale tratta moltissimi temi, soprattutto politici e storici del '900, affrontando questioni complesse che riguardano appunto le dittature europee, soprattutto fascismo e nazismo. Il tutto è però reso abbastanza scorrevole dalla struttura del libro, che ho trovato molto originale. Inoltre la satira presente nel libro invita ad una riflessione approfondita sul un periodo storico molto studiato ma del quale è ancora possibile scoprire nuove cose. Silone ci offre la sua opinione e la sua esperienza diretta, dandoci una chiave di lettura nuova sul XX secolo.
January 12, 2026
In prima fila, al suono della campanella sono già ai loro banchi, impazienti di iniziare la lezione e di aprire il testo scolastico. Mi piace immaginarli così: l’aranciato Donaldo dal ciuffo ribelle, Vladimiro dagli occhi di ghiaccio, Kim col suo simpatico sorrisetto; in seconda fila qualche futuro generale golpista centrafricano o ayatollah wannabe. Tutti con la loro copia de La scuola dei dittatori piena di appunti e post-it, desiderosi di apprendere dalla creatura letteraria di Ignazio Silone.
Leggendo questo dialogo politico, dalla forma e dalla trama curiose, opera minore nella produzione dello scrittore abruzzese (la ricerca nelle librerie è stata ardua) ho percepito un allarmante senso di prevedibilità in materia di autoritarismo. Qualcosa di vicino e di già vissuto, che non sembra così straordinario o relegato al passato; una sensazione di déjà-vu dittatoriale che anagraficamente sarebbe anche comprensibile aver dimenticato, ma che sicuramente non dovremmo sentire così vicina.
CONTINUA SUL BLOG!!!
Leggendo questo dialogo politico, dalla forma e dalla trama curiose, opera minore nella produzione dello scrittore abruzzese (la ricerca nelle librerie è stata ardua) ho percepito un allarmante senso di prevedibilità in materia di autoritarismo. Qualcosa di vicino e di già vissuto, che non sembra così straordinario o relegato al passato; una sensazione di déjà-vu dittatoriale che anagraficamente sarebbe anche comprensibile aver dimenticato, ma che sicuramente non dovremmo sentire così vicina.
CONTINUA SUL BLOG!!!
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