È possibile realizzare il supercomputer a programmazione funzionale? È forse possibile dimostrare matematicamente l’esistenza di Dio? Alla Softhill, un’azienda romana di software, lo scienziato triestino Krall, trova un errore grave e fatale nella teoria di base del progetto del «supercomputer più veloce del mondo». Vittorio Vivaldi, che dirige l’azienda, vede profilarsi la propria rovina, anche se Marta, la matematica del gruppo innamorata di Vittorio, tenta ostinatamente di trovare un rimedio all’errore teorico, negli scritti di Pietro Ispano, papa Giovanni XXI, morto tragicamente a Viterbo nel 1277. La violenza di cui fu vittima Pietro Ispano, minaccia ora Marta, Vittorio e i loro colleghi: anche Barbara, una psicoterapista che analizza motivazioni e psiche dei personaggi, verrà drammaticamente coinvolta nella vicenda. Tra amore e business, logica medievale e computer, l’autore evidenzia lo spaccato di un mondo di violenza, erudizione, nevrosi, danaro e alta tecnologia: una storia contemporanea vista attraverso gli occhi di un moderno tecnocrate.
Le bancarelle permettono di fare veri viaggi nel tempo: l’ing. Roberto Vacca negli anni 70/80 era un ascoltato divulgatore, saggista, ricercatore pionieristico nell’informatica industriale, e dulcis in fundo scrittore di fantascienza dagli anni ’60: un piccolo Asimov nostrano, laico liberale e credente nella scienza, anche se marcato dal pessimismo degli anni ’70. In molti ricordiamo il saggio sul “Medioevo prossimo venturo” e il breve romanzo “Morte di Megalopoli”; in confronto questo “Dio e il computer”, pubblicato nell’85, è un romanzo vero e proprio, anche se thriller (para)scientifico più che fantascienza “stricto sensu”. Un’azienda di informatica industriale sta sviluppando un supercomputer, che richiede complesse ricerche matematiche. Proprio mentre lo dviluppo degli algoritmi sembra giunto a un’impasse, arrivano minacce da misteriosi faccendieri per avere i disegni; e la ricercatrice di punta sembra trovare la soluzione al vicolo cieco negli scritti di uno studioso medievale di logica, poi diventato Papa in odor di eresia e morto molto presto.. Dà un momento di nostalgia pensare a quando a Roma (e in Italia in generale) c’erano aziende di informatica all’avanguardia mondiale, anche dopo la chiusura della storica Olivetti; certo parliamo di un’epoca lontana, gli anni ’80, quando il personal computer faceva la sua ancora timida apparizione.. Molto anni ’80 anche il protagonista, forse un po’ autobiografico: il direttore generale, ingegnere di vasta cultura, un po’ gallisticamente, ma in fondo cavallerescamente, teso a valutare tutte le donne che gli passano attorno e a sedurne almeno due delle più attraenti nonché importanti per la trama.. Romanzo solido, con buona trama e suspense, piace anche per la genuina incursione nel Medioevo: più seria e approfondita di quelle di Dan Brown, che Vacca in un certo senso precorre (anche se non è certo intrigante come “Il codice Da Vinci”): proponendo anche una sua personale “prova dell’inesistenza di Dio” secondo i criteri della logica booleana.
x = qualquer coisa existiu sempre y = um ser imutável e independente existiu sempre z = só existiu uma sucessão de seres mutáveis e dependentes p = esta sucessão de seres mutáveis tem uma causa externa q = esta sucessão de seres mutáveis tem uma causa interna
É óbvio que:
x = y * INV z + INV y * z = 1
(...)
Mas: z = p * INV y + INV p + y.
(...)
Ora, dado que p=0 e q=1, deve ter-se z=1 e, portanto, y=0, o que quer dizer: Não é verdade que tenha existido sempre um ser imutável e independente."
Vacca, Roberto (1987). "Deus e o Computador". Tradução de Pedro Barbosa. Porto: Edições Afrontamento. Pp. 270-272. [1984]