Bologna 1709. Un fosco caso di infanticidio come crocevia di un acceso dibattito in cui principi teologici, morali e scientifici si scontrano intorno all'essenza della vita e alla natura dell'anima. Ma che cosa è possibile conoscere di chi resta ai margini della società o vi si affaccia solo per il tempo brevissimo di una nascita subito seguita dalla morte? Questa domanda antica è qui riproposta alla luce della storia di una donna, processata per infanticidio, e di suo figlio. La vicenda di Lucia rimanda a quelle di moltissime donne dell'epoca sua, il suo caso si situa nel quadro delle concezioni dell'identità umana e dei rituali elaborati per fissare i confini tra i vivi e i morti.
Adriano Prosperi, nato nel 1939, si è formato presso l'Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore, dove, negli stessi anni di Carlo Ginzburg e di Adriano Sofri, è stato allievo di Armando Saitta e Delio Cantimori. Ha insegnato Storia moderna presso l'Università della Calabria, l'Università di Bologna, l'Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore. È membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei. I suoi principali interessi di studio hanno riguardato la storia dell'Inquisizione romana, la storia dei movimenti ereticali nell'Italia del Cinquecento, la storia delle culture e delle mentalità tra Medioevo ed età moderna. Ha scritto per le pagine culturali del «Corriere della Sera»
Realmente non è il mio genere. L'avevo già iniziato tanti anni fa perchè faceva parte del programma di storia di esame (due libri a scelta metà dei quali esauriti quindi prendi quel che passa il convento della lista) e mai finito non avendolo dato. L'ho comprato (e non a poco) quindi tanto vale leggerlo di nuovo dopo tutti questi anni.
Anche se non è il mio genere penso che darò 4☆. ○ Alla fine non è così brutto. Leggibilissimo anche per chi non è il suo genere. Del tipo che ti tocca per un esame. ○ Non mi sento di dare il massimo perchè nonostante Lucia e il suo bambino neonato ucciso da lei siano i protagonisti della discussione si amplia verso altre cose successe nella storia. Avrei preferito ci fosse più concentrazione su Lucia sebbene trovare prove di cose accadute secoli or sono sia molto difficile. ○ Scritto bene. Anche la lingua di allora non è difficile da intendere. Molta è fatta da lettere che sono poi cadute come la T nell' et o le H davanti a vocale o in mezzo. Oppure coniugazioni differenti di verbi o parole. E altre piccole cose. Il 90% è comunque scritto nell'italiano come lo conosciamo. Il punto peggiore magari è quel po' di latino qua e là. Alcune cose sono capibili altre un po' meno ma è normale dato che non ho mai fatto latino in vita mia.
Adriano Prosperi parte dal caso di Lucia Cremonini, donna condannata per infanticidio nella Bologna dei primi anni del Settecento, per ampliare, poi, il proprio spettro di indagine fino a inglobare in esso l’intera storia della maternità e i suoi influssi sulla vita delle donne nei secoli.
Di Lucia Cremonini i documenti dicono ben poco e ciò che sappiamo è, in parte, dovuto alle sue deposizioni, alle poche parole con cui è possibile descrivere una vita, con tutta la sua povertà, i suoi dolori e la paura.
Un evento isolato durante una notte di carnevale, ad opera di quello che lei descrive come “un prete giovane”, la lascia incinta. Il suo onore, l’unica cosa che rimanga a una ragazza povera e senza padre, è così definitivamente compromesso.
Lucia è una ragazza giovane, ma senza istruzione e mezzi per comprendere davvero la sua situazione e capire a chi rivolgersi. Non ha nessuno a cui aggrapparsi, che la sostenga nei mesi della gravidanza, neanche la madre, che la disconosce al momento del processo e sostiene di non aver mai saputo che Lucia fosse incinta.
La ragazza si troverà sola anche al momento del parto e, in uno stato alterato dal dolore e dalla paura, deciderà di uccidere il bambino appena partorito e nasconderne poi il cadavere, affinché nessuno possa sospettare cosa è successo. Viene, però, denunciata prima di poter porre in essere il suo piano completamente e ciò che le resta è subire il verdetto del tribunale di Bologna, deciso a fare delle infanticide un esempio per tutte le donne.