Luca Telese ricostruisce in "Cuori neri" i ventuno delitti di cui furono vittime giovani di destra nella guerra spietata degli anni di piombo, dedicando un capitolo all'omicidio di ciascuno dei caduti del MSI e del Fronte della Gioventù, da Ugo Venturini a Paolo Di Nella, senza trascurare nemmeno un caduto di Terza Posizione come Nanni De Angelis e le storie di Stefano Cecchetti e di Emanuele Zilli.
Quanto dolore in questo libro, e quanto dolore leggendolo. Anche se io militavo nella parte avversa, a Roma in quei terribili anni di piombo, a distanza di tanti anni mi chiedo a cosa sono serviti tutti quei morti, ed a chi e' servita "quella piccola guerra civile"? Chi se n'e' avvantaggiato? Chi c'era dietro? Se avete vissuto quegli anni, come me, consiglio di intervallare la lettura di questo libro con qualche altro libro meno impegnativo, vi eviterete di farvi troppo male: io ci ho messo quasi due mesi a finirlo, ma tante sere i ricordi mi assalivano talmente potenti che non ce la facevo a continuare a leggere.
Bello. Da leggere per non dimenticare. A prescindere da quale credo politico si abbracci. Commovente ripensare agli anni di piombo: erano ragazzini che, in nome di idee fortissime su politica e società si ammazzavano spietatamente. A volte presi in mezzo dallo stato. Visti i valori e l'impegno dei coetanei di oggi, sembra di leggere un epopea di un altro popolo, di altra gente, con altri geni. Violenza a parte, l'impegno di quegli anni, di qualunque colore, è da rimpiangere.
Quotando Veltroni: "Un libro che fa male, ma che bisogna leggere". Completo, approfondito, sebbene con qualche refuso qua e la', rigoroso. Questo per quanto riguarda la parte "storiografica". Per quanto riguarda i contenuti lo reputo estremamente istruttivo per chi, ancora oggi, si rifiuta di pensare che negli anni 70 si e' combattuta una vera e propria guerra civile, abilmente manovrata e sfruttata da chi, da questa contrapposizione di estremismi, ha ricavato il suo bel vantaggio. Unica nota stonata, la ricorrente citazione dell'effetto "Sliding Doors" che, sebbene serva a far ben comprendere come le motivazioni alla base dei delitti fossero spesso futili, pone troppo l'accento sulla presunta casualità di molte morti, di molti agguati, di molti episodi che hanno segnato la storia dei settanta.
Un libro interessante e fondamentale per capire la vita politica italiana, anche quella di oggi. Le storie sono numerose e un po' ripetitive, ma restano impresse alcune figure o episodi particolarmente rappresentativi e in generale il clima di quegli anni. È affascinante scavare dietro a nomi che forse abbiamo sentito citare solo a margine di qualche notizia sui saluti romani delle manifestazioni neofasciste, o gridare in quegli stessi video al telegiornale, affiancati alla parola "presente". Non bisogna temere di conoscere e anche di capire quello che non condividiamo, anzi forse è importante capire soprattutto quello che non condividiamo e che rispetto alla nostra esperienza rappresenta "l'Altro". L'autore ha svolto un ottimo lavoro nel portare alla luce l'umanità di queste storie celate dietro sigle e parole che oggi suonano minacciose e anche un po' sporche. Forse è proprio la disumanizzazione dell'avversario il pericolo da cui dobbiamo sempre stare in guardia in una democrazia, ed è questa la grande tragedia che colpisce quando ci si accosta a questo periodo storico che è così vicino e al tempo stesso - per fortuna - così lontano da noi.
A casa mia non si è mai parlato di politica. Prima di andare al liceo, non conoscevo una canzone politica, né "faccetta nera" né "Bella ciao". Le storie dei ragazzi uccisi della sinistra sono note, quelle di quelli di destra sono ammantati da "se lo meritavano perché fascisti". Ho voluto capire perché se lo meritassero (non so se la cosa sia vera o meno, poi, finito il libro). È un libro molto di parte e che getta luci su alcune storie che trovo ancora assurde (tipo il rogo di Primavalle). Ve lo consiglio? Si, ma con le pinze
Libro che descrive il dramma degli anni di piombo, ripercorrendo le vicende di alcuni militanti della destra uccisi barbaramente dagli antagonisti politici. Ricco di documenti e interviste
I morti dimenticati, quelli che non fanno pietà a nessuno, e che nella maggioranza dei casi non hanno mai ricevuto giustizia. Storie agghiaccianti di un'Italia vile e omertosa. Telese, che si definisce comunista, ha dimostrato spesso di avere la capacità di capire le ragioni degli altri. Con questo libro coraggioso, che gli ha attirato ovviamente molte critiche, ha compiuto un vero e proprio atto di riparazione. Perché alcuni atti di quegli anni sono stati più feroci degli assassini. Basterebbe citare l'episodio del consiglio comunale di Milano che applaude alla notizia della morte, dopo 40 giorni di agonia, di Sergio Ramelli, un ragazzo di 19 anni la cui unica colpa era di aver scritto un tema contro le brigate rosse.
Libro che ricorda i morti "di destra" degli anni di piombo, quelli uccisi dai gruppi extraparlamentari di sinistra, spesso volutamente dimenticati. Saggio commovente, per non dimenticare che un tempo vi erano giovani, da tutte e due le parti, che per i loro ideali morivano, che credevano ancora in un possibile cambiamento, che credevano ancora in un futuro migliore.