Un destino ridicolo è un romanzo breve, scritto a quattro mani da Fabrizio De André e l'amico Alessandro Gennari. La trama è semplice: un membro della mala sarda, un protettore e un ex partigiano datosi alla malavita si incontrano a Genova e decidono di prendere parte ad un furto che dovrebbe segnare una svolta nelle loro vite. Intrecciato al trittico di questi briganti si svolgono le vicende di due donne: una prostituta e una venditrice istriana. All'interno del romanzo sono presenti gli autori stessi: Fabrizio, un cantautore di successo, e Alessandro, un giovane colto e brillante.
Il romanzo vuole essere un romanzo- canzone, nel quale tutti i temi e personaggi della poetica di De Andrè vorticano nella Genova tanto cara al cantautore. Il romanzo lascia spazio a riflessioni sui temi principali della visione del mondo di De Andrè, tra i quali spicca il tema della libertà. La questione della "signora libertà" è il leitmotiv dell'opera, infatti ciò che i personaggi sperimentano è l'illusione del controllo e l'inevitabilità di un destino ridicolo, che come un bambino capriccioso, se la prende con tutti, picchiando con una violenza senza ragione.
Il romanzo è ben scritto, lo sviluppo, nella sua semplicità, è sempre coerente. Si apprezza particolarmente il finale ironico che chiude in maniera brillante questa storia assurda.