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La peggio gioventù. Una vita nella lotta armata

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Il 16 marzo 1978 Valerio Morucci prese parte all'agguato di via Fani, a Roma, in cui fu rapito Aldo Moro e rimasero uccisi i cinque agenti della scorta. Negli ultimi giorni del sequestro tentò invano di opporsi, insieme ad Adriana Faranda, all'esecuzione del presidente della Dc. Arrestato nel 1979, fu condannato prima all'ergastolo e poi a trent'anni, firmò il documento in cui si dissociava dalla lotta armata e, nel 1990, ottenne la semilibertà. In questo libro Morucci racconta la sua storia: le origini e le contraddizioni del terrorismo di sinistra, dal mito della Resistenza tradita alla ribellione del 1968, dalla nascita del partito armato alla catastrofe di una generazione in cui la violenza ha vinto ideali e principi.

355 pages, Hardcover

First published January 1, 2004

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November 9, 2025
DOLORE E FURORE


Valerio Morucci

A volte dico “noi” e a volte “le BR”. Non è facile districarsi nei fatti e nelle emozioni. Perché nelle BR ci sono stato ma me ne sono andato. E perché, anche standoci, da un certo punto sono stato contro. Forse, a volte, sto eccedendo nel non usare “noi”. Forse, a volte, può prevalere l’impulso a volermi allontanare dalla complicità.

Non sono solo ricordi, fatti avvenuti, retroscena: intorno, sopra e sotto, appaiono riflessioni, politiche e sociali. Inclusi massimi sistemi economici, teorie, dottrine…
Acute. Alquanto critiche, visto che quando scrive, un quarto di secolo dopo, Morucci è ormai da tempo un “dissociato” – e, a leggere qui, più dissociato di così è difficile – ma viene la sensazione che anche all’epoca non fosse proprio allineato al 100% al dogma di quel tipo di lotta armata (al cuore dello Stato). Infatti, Morucci e la sua compagna Adriana Faranda furono fino all’ultimo contrari all’assassinio di Moro, avrebbero voluto che il sequestro finisse come quello di Sossi, con l’ostaggio liberato.


Con Adriana Faranda.

E così, è facile incontrare frasi come queste: illudendosi di poter sconfiggere l’orrore con altro orrore… Volevamo salvare il mondo, bontà nostra, e siamo diventati “il male”… Con meritevoli ideali, ma pessima ideologia… Volevamo portare la vita e abbiamo portato la morte…
La peggio gioventù voleva un mondo diverso. Peccato che per qualcuno quel mondo diverso fosse un incrocio tra lo stalinismo e i campi di Pol Pot in salsa Rivoluzione Culturale cinese.

Poi, ogni tanto, il font cambia, e si ingrandisce – nell’indice sono riportati in corsivo - e un pezzo di passato ci viene trasmesso sotto forma di racconto – già pubblicato in precedenza - con la scrittura che si fa più “ricercata”. In questi casi, l’esito è altalenante, a volte Morucci è un po’ troppo enfatico, altre invece sembra centrare la giusta temperatura, il registro giusto.


Primo a sinistra: Gabriel Montesi interpreta Valerio Morucci in “Esterno notte” di Marco Bellocchio.

Morucci, romano, ripercorre una parte degli anni Sessanta, lui che, nato nel 1949, aveva solo undici anni quando nel 1960 si scontrarono nella piazza di Genova l’opposizione di sinistra e la polizia del governo Tambroni, ed è chiaro perché si focalizzi soprattutto sul finire del decennio, i due anni di fuoco, ’68 e ’69 (autunno caldo), quando lui era già in età d’esserci e partecipare. Per Morucci sono gli anni di Potere Operaio, per poi aderire alle BR nel 1976 e diventare subito un dirigente (colonna romana) e organizzatore, esperto di armi e servizio d’ordine (i cortei con PotOp). Pochi mesi prima d’essere arrestato (maggio 1979) lascia le BR. Sei anni dopo si dissocia ufficialmente dalla lotta armata – quei gruppi che propugnavano una rivoluzione senza popolo – e nel 1994 esce dal carcere.
A lungo compagno di vita della brigatista Adriana Faranda, fece parte del commando di via Fani dove (probabilmente) uccise i due agenti che erano nella macchina di Moro.

L’Italia dei politici culi di pietra… si era meritata quei brigatisti. Volevano essere puri e sono stati dei puri mentecatti. E io più di loro a essermici messo assieme.


Via Fani
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