Catalogna, 24 dicembre 1812: tre ufficiali dell’esercito napoleonico in viaggio per Barcellona sono costretti a trascorrere la notte in un maniero abbandonato, dove secoli addietro un nobile di «mali costumi», Ghismondo de Las Sierras, ha pugnalato negli eccessi di un’orgia la giovane moglie Inés, colpevole di volerlo «richiamare a sentimenti umani». Ogni anno, proprio la notte di Natale, Inés torna «d’in seno ai morti» a consumare la sua vendetta: tocca il cuore di Ghismondo e dei suoi compagni di nequizie «colla sua mano ardente, e se ne ritorna alle fiamme del purgatorio dopo averli resi a quelle dell’inferno!». E ancora una volta Inés riappare, trascinando i tre ufficiali nel vortice di una vicenda alla quale uno solo di loro riuscirà a sopravvivere. Morboso e inquietante, percorso da fantasie necrofile e brividi gotici, questo conte de revenants sembra presiedere, come un nobile ritratto di antenato, a numerose filiazioni, che giungono sino alla Blixen e a Perutz. Così anche, non poteva che folgorare Landolfi, facendo leva su alcune delle sue più segrete ossessioni. Da questo incontro-simbiosi è nata una traduzione perfetta, dove il lettore ritroverà inalterata la seduzione del testo francese e insieme la prosa vibrante dei migliori racconti di Landolfi. La traduzione di Landolfi, apparsa in venti puntate sul «Nuovo Corriere» nel 1951, viene qui proposta per la prima volta in volume.
Jean Charles Emmanuel Nodier was a French author who introduced a younger generation of Romanticists to the conte fantastique, gothic literature, vampire tales, and the importance of dreams as part of literary creation, and whose career as a librarian is often underestimated by literary historians.
Racconto fantastico paradossale, costruito come un meccanismo di precisione, con un finale simpaticamente autoironico. Traduzione come sempre eccellente di Tommaso Landolfi.
Tre viaggiatori francesi in terra di Spagna sono costretti a trascorrere una notte in un castello diroccato, temuto da tutti nel circondario. Siamo alla vigilia di Natale del 1812, e si trovano a rivivere un’antica leggenda di sangue e morte. Però, il confine tra realtà e leggenda è molto sottile, così qualche anno dopo uno dei protagonisti ci narra la vera, triste e tragica storia di Inès de Las Sierras, al cui confronto Cenerentola potrebbe sentirsi fortunata a vivere con la matrigna e le sorellastre…
La storia è carina, mi ha incuriosito, ma il passaggio tra il passato ed il presente, tra la leggenda e la realtà, non è ben delineato e mi ha creato qualche momento di confusione.
Lo stile, pur essendo un classico scritto nel 1837 quindi un genere non da me particolarmente amato, è comunque scorrevole e leggero seppur ridondante a volte.