Un murale dipinto sopra il letto diventa il grafico delle disgrazie di una coppia, una lezione di geografia degenera in una vendetta fra ex coniugi, un bastone da passeggio abbandonato incrina le certezze di un giovane padre. Nel chiuso delle stanze matrimoniali, dietro l'apparente tranquillità delle villette a schiera, si cela un'aggressività pronta a esplodere, un universo domestico dove ognuno nasconde un segreto. Luca Ricci racconta i piccoli e grandi incidenti di cui sono fatte le nostre giornate, ma anche la fantasia, l'erotismo, le complicità che animano «quel gruppo insolito, eppure comunissimo, denominato famiglia». Ecco che allora la vita di coppia si trasforma in una passeggiata su un campo minato. Questi ventuno racconti brevi mettono a fuoco il momento esatto in cui s'inceppa il meccanismo dei «giorni tutti uguali», e ci consegnano personaggi che vivono, amano e odiano in un solo gesto, perché «quando le cose cominciano a rotolare viene voglia di seguirle, buttarsi con loro a peso morto».
Luca Ricci è considerato uno dei migliori scrittori italiani di racconti. Tra le sue opere ricordiamo L'amore e altre forme d'odio (2006, Premio Chiara), Come scrivere un best seller in 57 giorni (2009), Mabel dice sì (2012) e Fantasmi dell'aldiquà (2014). Tiene corsi di scrittura per la Scuola Holden e la Scuola del Libro, e cura per “Il Messaggero” la rubrica settimanale di libri Ricci & Capricci.
Dustin Hoffman in ”Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me”, film di Ulu Grosbard, 1971.
Ma chi è 'sto Luca Ricci? Di che s'impiccia? Non mi pare sia il mio vicino, che si chiama in altro modo – neppure il mio dirimpettaio – e non mi sembra che condividiamo la cassetta della posta. E allora, come mai sa tante cose su di me? Non solo dei miei matrimoni, anche delle mie convivenze e perfino delle storie più semplici. Mi sento spiato. Da oggi, abbasso la voce e tengo chiusa “la finestra sul cortile”.
”Rear Window - La finestra sul cortile”, il capolavoro di Alfred Hitchcock del 1954.
Sono belli questi racconti, belli per quanto sono brevi e perversi, taglienti e asciutti, implacabili, scritti con penna che non si può non paragonare al bisturi.
C'è sempre un io maschile che parla in prima persona, ma in queste storie gli uomini non sono certo meglio delle donne: e, più che uomini e donne, sono mariti e mogli – qualche volta c'è un bambino, mai più di uno. Uno più uno non è la base dell'amore, tanto meno uno più uno più uno, piuttosto è motore del conflitto, del torto che si sviluppa in rancore, del sospetto che qualche volta porta alla perfidia.
Ventuno racconti brevi sulla vita di coppia, le sue sottili imperfezioni, e quelle degli esseri umani singoli che compongono una coppia. Una manciata di pagine sulle piccole viltà, le omissioni, i tentennamenti morali, la zoppicante comunicazione affettiva. Tradimenti, dispetti, liti, assenze, sguardi indiscreti e malintesi. Coppie in procinto di scoppiare, giochi coniugali, bambini come sempre lucidi e spietati sui limiti degli adulti, che sono sempre in affanno, che gestiscono affetti ed emozioni con fatica e inadeguatezza.
Stephan Schmitz
Ottimo uso della sospensione, del taciuto, dell'accennato e non spiegato. Ho trovato tracce di buoni maestri, e più forte di tutti m'è parso Carrère. C'è una luce intensa e acuta in questi racconti, in alcuni più fredda, in altri anche sofferta.
Ha personalità questo Luca Ricci, mi piace, non mi da fastidio che abiti in casa mia.
Certe coppie parlavano, altre stavano zitte. Dal numero di parole scambiate si poteva dedurre da quanto stavano insieme. A che punto era la loro speranza.
Da piccolo una zia materna mi regalò un sacchetto di cioccolatini. Mia madre non era in casa e io prima che arrivasse e dopo che sua zia se n’era andata, li mangiai tutti, uno dietro all’altro. Ne mangiai fino a stare male, per quanto fossero buoni mi godetti solo i primi. Con questi racconti per non rischiare di fare altrettanto, ho interrotto più volte la lettura. Sono numerosi e molto brevi, in un pomeriggio propizio possono essere ingeriti tutti e poi chissà che non si presenti l'acetone come successe a me. Mia mamma colse l’occasione per incolpare i cioccolatini; responsabili o meno, da allora, io e la cioccolata ci siamo detti addio senza rimpianti. Non dirò addio a Luca Ricci che è stata una piacevole sorpresa. I suoi racconti hanno qualcosa di Carveriano, creano un disagio in chi legge, lo lasciano a camminare su una trave sospesa nel vuoto. Per apprezzarli non bisogna farsi prendere dal panico, assecondando la narrazione ci si troverà all’estremità opposta della trave senza esser caduti e stupiti di averne avuto il timore. Nella maggior parte dei casi protagoniste sono coppie che danno l’idea di esser trentenni come quelle che recitavano per Raymond. Una coppia, una casa, un figlio (alcune volte due, altre nessuno), la normalità. All’interno della normalità una minaccia appena percepibile che man mano si intensifica. Il disagio cresce, l’ubbia si ingigantisce oppure compare un’allucinazione ed allora è lei a condurre la narrazione fino al disvelamento finale. Lo schema funziona e viene applicato ripetutamente alternando epiloghi sorprendenti ed epiloghi assenti. Non era assolutamente semplice evitare di scivolare nella banalità o peggio nello splatter, nel fantasy, nel postmodernismo… quella trave sospesa, Luca Ricci l’ha percorsa con profitto prima che vi salissero i lettori. Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Di una delle forme possibili d’odio.
Ventuno racconti brevissimi, un lampo di cinismo e ironia nei rapporti di coppia che gela il lettore e a tratti lo lascia senza fiato. Famiglie apparentemente felici in cui nelle ultime due parole il padre è sulla porta di casa con le valigie, o tenta di uccidere la moglie, o si barcamena fra moglie e amante. Ricci riesce con poche parole a evidenziare la fragilità dei rapporti di coppia, ad alzare il velo di un’apparenza che li nasconde agli occhi esterni, ad insinuarsi fra i due come una mosca, assorbirne i silenzi, le liti, le parole lasciate a metà che bruciano il cuore e a metterle sul carta. Ne escono fuori racconti al vetriolo, cattivi, caustici ma proprio per la loro verità disarmante bellissimi.
Libro perfetto. Nel formato. Che impedisce la separazione del lettore. Nei finali. Originali, imprevedibili, innovativi. Nella scelta stilistica del microracconto. Che raggruma e intensifica le situazioni. Nell'assenza di esplicitazioni. A fronte di contorni sfumati o ricorso sapiente all'immaginato. Nell'aria volutamente e sottilmente noir di alcune storie. Nel taglio dato alla tematica prescelta dall'autore: il rapporto di coppia. Mai felice, mai costruttivo, fatto di rinunce, di dolore, di compromessi, di sadismo, e tutto declinato al maschile. Scottature da ghiaccio.
La bellezza, tutto sommato, non contava. Contava la femminilità, quel tocco di grazia e morbidezza che era dato unicamente alle donne, e che gli uomini potevano solo sperare di ghermire per un attimo.
I read in one day , I was astonished by the simplicity and in the same time the brutality of the pain that a relationship could generate in a human being. Are we made to stay in a couple’s relationship? We were born to be in a relationship and to have children? You will never know how much it cost you to preserve your freedom… Sorrow , remorse, cowardice, the suffering of a little girl, the trauma of a little man… Or maybe , as Shakespeare remind us we are made of dreams… and we must preserve at any cost our human right to have a dream ? Even the worst material issue can be mistaken by a dream as well as the ambition to have a porch? We don’t know, those are the questions that Luca Ricci seems to ask to his readers .
Non l'ho neppure finito. Non mi piace lo stile, non mi piace l'ambientazione anonima, per cui, invece che in Italia, potremmo essere in una zona residenziale di qualsiasi Paese. Non mi interessano questi piccoli drammi borghesi. Non mi piace che il protagonista di questi racconti è sempre un uomo. Forse, più semplicemente, questi racconti non fanno per me.
Sarò stupida, ma molte storie non sono per niente intuitive. Non sono neanche comprensibili. Praticamente parole finali che non si collegano a quelle iniziali, né quelle di mezzo. Eppure, la lettura non mi è dispiaciuta.
E questo è l'ultimo libro di Luca Ricci, cioè il terzo in ordine di pubblicazione (a me manca solo la sua opera prima, Duepigrecoerre d'amore). Si tratta a tutti gli effetti di una prosecuzione di Il piede nel letto, stessa tematica (la coppia, la famiglia), stessa struttura (racconti molto brevi), stesso stile (personaggi senza nome tali da apparire quasi come dei "modelli", anche se qui tutte le storie sono narrate in prima persona, e più che il grottesco dominano il pessimismo, l'amarezza, una certa cupa rassegnazione), tanto è vero che vengono qui riproposti tre racconti della prima raccolta (Cacche di Dio, Complicazione e Ultimi fuochi), non più, per fortuna, altrimenti sarebbe stato assai seccante. Insomma, non ho molto da aggiungere a quanto detto nel post precedente, se non che l'Einaudi ti fa pagare un libretto di 137 pagine la bellezza di 11 euro... meno male che questo e il precedente me li sono presi con l'offerta 3×2 di Bol.it.