Non era inevitabile che la storia italiana prendesse la svolta che ha preso, ma è andata cosí. Bianconi ricostruisce i 55 giorni del sequestro narrati dai punti di vista dei tre protagonisti collettivi - i brigatisti, gli uomini dello Stato, Moro e i suoi familiari - sulla base di testimonianze inedite e documenti tratti da indaginigiudiziarie e commissioni d'inchiesta. Dei brigatisti si ripercorrono le vicende personali, le mosse durante il sequestro, i contrasti interni, i sentimenti e le reazioni alle risposte dello Stato, i colloqui con l'ostaggio, la vita clandestina nella giungla metropolitana grazie alla quale i ricercati sono passati indenni dai controlli di polizia nella città assediata, fino alla tormentata decisione di uccidere il prigioniero come unica conclusione possibile della 'battaglia' ingaggiata col rapimento. Nella Dc emerge un atteggiamento che col trascorrere dei giorni va dalla sorpresa alla sofferta consapevolezza di ritrovarsi paralizzati per una Ragione di Stato contro la quale Moro combatte la sua personale battaglia dalla prigione brigatista.Proprio la scoperta di come il sequestro Moro non avesse una 'soluzione obbligata' forma la suspense di questo libro, che ripercorre momento per momento i giorni che cambiarono tutto.
Il 16 marzo 1978 è un giorno storico per la politica e per la società italiana. Giulio Andreotti in qualità di Presidente del Consiglio presenta alla Camera il primo governo sostenuto dalla Democrazia Cristiana - che ha governato ininterrottamente dalla nascita della Repubblica - e dal Partito Comunista. Durante la cerimonia di giuramento dei sottosegretari giunge la notizia più inaspettata e terribile che si potesse immaginare: la mattina stessa, in via Fani un commando ha assaltato due auto a bordo delle quali si trovavano Aldo Moro e la sua scorta. I cinque uomini che accompagnavano il politico sono stati uccisi e il presidente della DC è stato rapito: è proprio lui il fautore principale di quel governo inedito che deve rappresentare per la prima volta gran parte della società italiana con il compito di realizzarne con equilibrio le diverse istanze. Per cinquantacinque giorni Moro viene tenuto prigioniero dalle Brigate Rosse in un appartamento in via Montalcini dove è sottoposto a interrogatorio e a processo da parte del Tribunale del Popolo: l'accusa è quella che viene rivolta al suo stesso partito, colpevole di una gestione dello Stato a favore della più grande multinazionale del crimine che il mondo abbia mai conosciuto, quella imperialista. Desiderosi di riconoscimento politico, i brigatisti chiedono di non essere considerati semplici criminali; conducono una rivoluzione armata che ha già seminato morti e feriti in tutto il paese (negli stessi giorni si svolge a Torino il processo che vede tra gli imputati Renato Curcio) e vogliono essere considerati soldati in guerra: per questo considerano i loro compagni detenuti prigionieri politici e ne chiedono la scarcerazione. Dall'altra parte la DC - e con essa il PC ancor più rigidamente - non intendono fare concessioni a quelli che considerano solo terroristi criminali ed escludono ogni possibilità di trattativa per la liberazione di Moro: è questa l'unica via che, a loro giudizio sorprendentemente unanime, consente di difendere la democrazia e la pace civile dell'Italia. Il muro contro muro non porterà altro che alla condanna a morte di Moro, rinviata, reiterata, infine eseguita. Il 10 maggio il suo corpo senza vita nascosto da una coperta viene ritrovato nel baule di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani, una strada centrale di Roma tra le sedi della DC e del PC. Bianconi ricostruisce una delle vicende più tragiche della storia recente dell'Italia, forse la più tragica proprio perché il suo svolgimento, al contrario delle numerose stragi che si sono susseguite prima e dopo, ha sospeso il tempo e l'equilibrio civile della nazione per quasi due mesi costringendo politici e cittadini a specchiarcisi dentro. Lo fa ricorrendo a una molteplicità di materiali, dagli atti dei processi che seguirono ai resoconti dei mezzi di informazione del tempo, dalle testimonianze dirette raccolte da chi ha vissuto quei momenti in prima persona agli atti parlamentari nonché ai numerosi libri già scritti sull'argomento. I nove comunicati brigatisti. Le lettere di Moro ai colleghi e ai famigliari. La rigida convinzione di ritenere quelle stesse lettere "moralmente non ascrivibili" allo stesso Moro. La totale inefficienza e inconcludenza delle indagini. Le riunioni e le dichiarazioni dei politici. I misteri della seduta spiritica che rivelò a un giovane Romano Prodi il nome di Gradoli: gli investigatori si spinsero fino al comune omonimo sul lago di Bolsena, mentre a Roma nella via con lo stesso nome si trovava uno dei covi brigatisti che venne scoperto solo più tardi per conseguenza di un banale allagamento del bagno. I tentativi di intermediazione della Croce Rossa Internazionale. Gli interventi del Papa Paolo VI, del maresciallo Tito e di Gheddafi. I "postini" coinvolti dalle BR nella consegna dei messaggi. Le false notizie diffuse dai giornali per condizionare l'opinione pubblica. Il dolore diverso e diversamente esibito ma ugualmente disperato di Zaccagnini, segretario della DC e amico personale di Moro, e di Eleonora, la moglie del presidente rapito. La fiducia tradita di Moro che chiede, sempre più conscio del suo destino, che al suo funerale non partecipino né autorità dello Stato né uomini di partito. Trattandosi di un resoconto Bianconi utilizza il materiale già disponibile, senza aggiungerne altro che conferirebbe al libro il carattere di un'inchiesta. Ma lo fa serpeggiando oltre la mera cronaca, dietro le quinte, tra i sentimenti di uomini politici, brigatisti e famigliari, nonché dello stesso Moro. Ciò che manca non viene aggiunto e i dubbi e i misteri che tuttora avvolgono questa assurda vicenda restano. Appare certo che il sacrificio di un uomo ucciso alla pari dalla violenza dei brigatisti e dal cinismo dello Stato, dalle ideologie contrapposte che non hanno considerato nessuna ragione umanitaria, poteva essere evitato.
"Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pregno di amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo".
La cronostoria del sequestro Moro, dal 16 marzo al 9 maggio. Un’immersione nella tempesta di tensione di quei cinquantacinque giorni: le preoccupazioni e intenzioni dei membri delle BR, le lettere struggenti dell’onorevole dalla “prigione del popolo” considerate inattendibili dal partito, il disperato tentativo della famiglia di intrecciare le fila che avrebbero potuto portare alla liberazione dell’ostaggio, il rigetto di qualsiasi forma di trattativa da parte delle istituzioni. Una narrazione scorrevole di quei giorni bui, che si attanagliano cadenzati da un clima crescente di ansia, impotenza, incredulità diffusa. L’autore, giornalista del Corriere della Sera, contestualizza il sequestro attraverso le notizie che scorrono inafferrabili sullo schermo del televisore; il risultato: una perfetta fotografia di quei giorni struggenti.
Unica nota che mi ha fatto storcere il naso: l’utilizzo dei nomi di battaglia dei membri delle BR a sostituzione di quelli reali, elemento che- benché contribuisca a rendere la narrazione più romanzata e dunque scorrevole -risulta piuttosto destabilizzante nel suo complesso.
Ho il dubbio che si possa fare davvero una recensione di un libro di questo tipo. Il succo è che so più cose di prima e quindi so di non sapere un sacco di cose che sarebbe bene imparassi.
Le 4 stelle e non le 5 perché, anche al netto della cronaca puntuale, qua e là si sarebbero potute tagliare delle cose, e tagliare fa sempre bene.
Libro scorrevole e segue una meticolosa linea temporale unendo documenti unici e interpretazioni dei media e della società. Manca una conclusione, legata a quello che nella società successiva ha significato l’attentato di via Fani.
Ricostruzione rigorosa e avvincente del caso Moro, con tanti piccoli e per me inediti particolari che svelano tanto di quello che avvenne in quei terribili 55 giorni. Solo fatti, poco spazio alle dietrologie o al complottismo, pur senza negare punti oscuri o misteri irrisolti. Da leggere.
un altra luce... un altro punto di vista Bello, nonostante avessi letto praticamente quasi tutta la letteratura sul delitto Moro, mi ha entusiasmato dall'inizio alla fine. Mi hanno fatto riflettere alcuni passaggi sulla contrapposizione tra chi vedeva solo il Moro politico e chi invece vedeva solo il Moro uomo. Da leggere
an useless book. We didnt need another book to tell us how the story went as the Government wanted. There are other books trying to tell the truth behind this enormous plot. After so many years and so many books, one cant go on writing down almost literally all the lies BR told us, as someone 'up there' wanted them to tell. Nobody believed them and still nobody believes them. A real useless book