Stregoni con sai scuri e con maschere di teschi scendono dai monti. Bambini cresciuti nelle tombe preparano le loro trappole. Uomini dalla pelle bianca e capelli color del fuoco si aggirano per le foreste. La caccia ha inizio, fra sanguinose liturgie, corvi e tronchi cavi che sembrano madri nere, alla ricerca del profeta nascosto in un giovane Regno, l'occhio maledetto, colui che condurrà uomini e dèi nell'ultima battaglia. Ma stavolta è un neonato la leggenda, il figlio di una strega il cui nome, Zeferina, si sussurra fra gli alberi. Dal mito europeo e alpino della Caccia Selvaggia al Grande Pan, dalle anguane dei bestiari montani alle sibille, dalle leggende dei monacielli del Sud Italia agli orchi e le fate dei Tredici Comuni cimbri, dai nani delle favole tirolesi alla reinterpretazione dei miti mediterranei di fauni, ciclopi e minotauri. In un Regno d'Italia oscuro e nevoso, in una terra di confine fra Storia e Mito, fra briganti, sealagan laute, Libri del Comando e janare, una rivisitazione in chiave dark, mythic-fiction delle superstizioni, delle leggende e delle creature fantastiche di tutta la penisola.
Quando ricevetti il libro in regalo, fui davvero contenta. La trama sembrava avvincente, originale e forse ho avuto troppe aspettative. Tuttora mi piace l'idea e gli elementi che compongono il romanzo, ma a malincuore non è stata una lettura piacevole. Gli eventi sono confusi, a tratti contradditori. Mi piace l'alone di mistero che riesce a generare e il modo in cui la magia è trattata, ma tutte queste caratteristiche sarebbero dovute rimanere circoscritte all'ambiente e agli elementi mistici, non estendersi fino alla trama, rendendola poco chiara. Alla fine della lettura avevo compreso solo la trama a grandi linee, ma tutti i suoi dettagli e le vicende interne sono rimaste un grande punto di domanda. Tutto ciò ha influenzato anche i personaggi che, alla fine dei conti, non sono riuscita a inquadrare. Ho provato simpatia per Zeferina, ma nulla più. Nero è oscuro quanto il suo nome per. Probabilmente era l'intento dell'autore, ma non ho chiaro il suo carattere, il suo punto di vista. Nero non è un personaggio oscuro nel senso psicologico del termine, ma nel senso di confusione. Ho molto apprezzato l'ambiente creato, il modo in cui alcune scene e paesaggi sono stati descritti. Il modo di scrivere è particolarmente visivo (quando riesce), facendomi immergere in quelle tetre e spaventose foreste. In definitiva, se solo ci fossero stati più ordine e chiarezza nella trama e nel modo di organizzare le idee, sarebbe stato un libro da dieci stelle che George Martin levati.
Imperfetto e concoryo, Zeferina è un fantasy storico con innesti di gotico rurale. Funziona bene, ma in alcuni casi è un po' troppo confusionario. Lo stile dell'autore è però davvero bello.
Zeferina è il primo romanzo che leggo della Asengard ( per chi non la conoscesse, questo è il sito :www.asengard.it), casa editrice medio-piccola che pubblica libri di genere fantasy e horror. Ed in effetti Zeferina è un po' tutt'e due le cose, non sono poche le scene "forti", non ultima quella in cui un uomo viene letteralmente sbudellato mentre è ancora vivo oppure quella in cui vengono descritti neonati impalati nel bosco. Niente da ridire sull'impaginazione, sulla grafica, sull'editing, non mi pare ci siano errori di stampa e anche la copertina è ok. Nelle prime pagine troviamo anche una cartina, , quasi di sole montagne, di una zona d'Italia al confine con l'Austria; molto semplice e stilizzata, vi sono riportati solo i nomi delle città, per dare al lettore l'idea del peregrinare della protagonista. Leggendo la trama sul sito della casa editrice mi ero aspettata un fantasy unico, originale, indimenticabile, qualcosa da proporre a tutti gli amici come una lettura da non perdere. Sebbene lo avessi inserito nella lista dei libri da acquistare, all'inizio lo avevo un po' lasciato da parte, anche perché non riuscivo a trovarlo in libreria e non avevo voglia di ordinarlo. Poi l'ho trovato per caso in un centro commerciale di Roma e l'ho preso senza quasi pensarci, iniziando a leggerlo la sera stessa, piene di aspettative che, in un primo momento, non sono state soddisfatte. Niente da ridire sull'originalità, non penso che in Italia esista un altro libro simile, ma non è propriamente un fantasy: Zeferina è più un miscuglio di creature provenienti dall'immaginario collettivo, italiano ma anche europeo, numerosi sono i riferimenti alla mitologia nordica. Le creature sono così tante che è impossibile ricordarsele tutte, tenere a mente la loro descrizione, la loro origine e i loro comportamenti, motivo per cui alla fine del libro troviamo un "bestiario", ossia un elenco di tutti gli esseri con la rispettiva "scheda tecnica" e un sommario delle leggende. Un lavoro decisamente accurato, che rivela un grande impegno di ricerca e di approfondimento, chiaramente intuibili anche nel corso della lettura. Ma torniamo alla storia. All'inizio pensavo di aver speso 15, 50 euro per un libro da poco:accurate le descrizioni ma veloci, personaggi numerosi e tutti minuziosamente descritti ma difficili da tenere a mente, scene molto rapide, un susseguirsi continuo e initerrotto di eventi, ai quali viene prestata molta più attenzione che non ai personaggi, che finiscono col diventare piuttosto piatti e privi di spessore. Anche l'ambientazione è monotona, benchè ci si sposti parecchio tutte le vicende avvengono nei boschi, in una regione del Nord Italia che chi conosce i riferimenti geografici potrà sicuramente identificare. Manca l'epocale scontro tra bene e male, o meglio, se ne intuisce la presenza, ma il lettore non riesce ad immaginarselo davanti agli occhi. La guerra vede contrapposti due schieramenti, formati da creature che vogliono tutte la stessa cosa: il figlio di Zeferina, il bambino con un occhio solo,alcune perché vedono in lui il profeta designato dalle antiche profezie, alcuni perché vogliono ucciderlo. A quest'ultima fazione appartiene Nero, il cattivo che cattivo non è, la cui vicenda si snoda parallelamente a quella di Zeferina, che finirà per incontrare, con un esito impensabile e imprevedibile. Non voglio svelare niente di più su questo personaggio, per non togliere a eventuali lettori la curiosità. Non mancano le profezie, che sembrano trovare tutte una conclusione, anche se non sempre è quella che ci si potrebbe aspettare. Se in un primo momento avevo addirittura pensato di abbandonare la lettura perché non si parlava d'altro se non di Zeferina che scappava, veniva catturata, si liberava, riscappava e poi veniva bloccata un'altra volta e la storia si ripeteva, mentre tutti davano la caccia a lei e suo figlio, alla fine il libro mi è piaciuto, tutto sommato, soprattutto nel finale, che secondo me è stato il più grande colpo di scena di tutta la storia e, almeno per come la vedo io, mette in dubbio tutto ciò che viene narrato prima. Un po' piatto, soprattutto nella parte iniziale, ma non noioso, il libro non manca di indizi sparsi, atti ad invogliare il lettore a preseguire il suo viaggio. A vivacizzare le cose anche il parallelismo, come detto sopra, tra le vicissitudini di Nero e quelle di Zeferina. Un libro di fantasia, dunque, più che un fantasy. Desista dal leggerlo chi si aspetta un colossal, epiche battaglie, forze del male da debellare, re alla guida di imponenti eserciti: non c'è nulla di tutto ciò. E' un libro curioso ed interessante più che entusiasmante, non coinvolge davvero il lettore ma pure riesce a farsi apprezzare. Leggetelo, se volete provare qualcosa di nuovo e diverso, ma non aspettatevi un capolavoro.
Zeferina è un romanzo di cui davvero vorrei poter scrivere solo elogi, purtroppo non è così anzi… Da un lato c'è un indubbio, enorme, lavoro di ricerca da parte dell'autore e alcune, anzi molte, scene sono semplicemente sbalorditive, al punto che a volte le rileggevo ad alta voce, per il “beneficio” di chi mi era vicino, cosa che non mi capita quasi mai di fare. Purtroppo questo pregio è anche un difetto: queste scene per quanto belle, o forse proprio per questo, sembrano più la descrizione di un set cinematografico che adatte ad un romanzo, e più volte leggendo “Zeferina” ho pensato che verrebbe benissimo come film (un film horror, e di quelli belli “forti” e non adatti a tutti, sia ben chiaro), mentre seguire il libro è spesso molto difficile: ci sono una pletora immensa di esseri “fatati” (obbligatoriamente tra virgolette perché nel libro si tratta sempre di esseri umani, insomma… più o meno) e per qualche motivo Riccardo Coltri non si è limitato alle leggende della Lessinia, dei Cimbri o più in generale del Nord Italia, no ha proprio dovuto inserire un “elenco” (perché alla fine tale è) di creature mitologiche non solo di tutta Italia ma di fatto di tutta Europa. Insomma, un caos indescrivibile, e nella stragrande maggioranza dei casi per riti e creature ci si limita a mezza riga e via. Vero, alla fine del libro c'è una lunga sezione (il “Bestiario” e “Leggende”) di spiegazione, che però non funziona benissimo per due ragioni: uno perché le voci sono talmente tante che è difficile collegarle alla pletora di nomi comparsi nel testo, e due, ancora più importante, nell'appendice vengono descritte delle creature magiche… ma nel romanzo si tratta appunto di uomini, magari un po' strani, che usano sì la “magia” (che a volte è magia “vera”, a volte solo conoscenze erboristiche…) ma sono pur sempre esseri umani, e non è sempre immediato collegarli agli esseri fatati descritti nel “Bestiario”. Infine, io non sono un esperto, ma mi sono letto da poco “La fata dai piedi di mula” di Braccini, e alcune creature, ad es. i callicanzari mi sembrano un po' diversi da quelli di Riccardo Coltri. Altro problema l'ho avuto coi dialoghi: molti ho fatto veramente fatica a seguirli e capire chi parlava, anche quando erano solo tra due persone! L'eBook è piuttosto curato, con l'unica nota negativa dell'inutile cartina, minuscola e illeggibile sia se visualizzata sui 6 pollici del lettore che quando aperta con Calibre sul pc. Detto questo, non vorrei sembrare troppo negativo, se siete appassionati di “fantastico” e di tradizioni popolari ne consiglio assolutamente la lettura, e di sicuro l'anno prossimo cercherò di tornare in Lessinia per vedermi i luoghi di questo strano, un po' scombinato ma affascinante romanzo.
L'inizio è stato un pò così, poi la fuga di Zeferina ha iniziato davvero a prendermi. Il mondo non è veramente magico o per lo meno non come ce l'hanno mostrato gli autori di fantasy fino ad adesso. La maggior parte degli esseri che incontriamo utilizzano illusioni per creare visioni e paura nel prossimo. Il fantasy per la maggior parte nasce da superstizioni o dalla mitologia. Cose che gli esseri umani inventavano per spiegarsi gli avvenimenti attorno a loro o cose di cui si convincevano per ingraziarsi la fortuna. Qui vengono tutti a fare i conti con Zeferina e il suo bimbo. Ho trovato molto triste ciò che accade al bambino e molto triste la condizione di Zeferina di relegata ed esiliata. Ho trovato bella invece la parte di Nero e la sua condizione di famiglio. In questo libro però non ho trovato nè buoni nè cattivi, esclusa Zeferina e il suo bimbo ovviamente!!!! Gli orchi, le anguane, le fade ecc combattono contro i regninsaori che sonstazialmente tentano di fare del bambino il loro profeta e di farne una guida per il loro popolo di terrificanti figure della morte, ma non sono gran che buoni :? I regninsaori di sicuro sono cattivi, esattamente come i massariol. Ho fatto fatica ad individuare il ruolo dei bambini malefici che lei incontra aldilà del cancello. All'inizio pensavo a folletti malefici, ma sta cosa non mi convince per niente... quindi ho ancora il dubbio! Ho capito che sono nuove creature e ho capito che sono la fusione di sentimenti malsani e cattivi. Uccidono le fade che invece si prendono cura dei bambini orfani e quindi sono sicuramente buone, conclusione: sono cattivi, malefici e mi fanno pauraaa :?
Avrei preferito: più descrizioni, più approfondimento dei popoli. Ma era evidente che la struttura del libro non lo permetteva!
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In questo romanzo il Bestiario di Coltri è ricco di creature fantastiche, comprensivo di figure tra le più conosciute del panorama fantasy e di altre meno. Apprezzabile la sobrietà con cui l’autore ha scelto di metterle in campo, lontana dall’ovvietà più qualunquista che certi stereotipi spesso si trascinano dietro, e l’utilizzo minimale che riserva loro. Due aspetti che rendono il tutto misterioso e affascinante, a tratti seducente.
I protagonisti umani, invece, sono fondamentalmente due, escludendo il bimbo: Nero, personaggio pratico e risoluto, e Zeferina, scissa tra vissuto reale e visioni che popolano la sua mente, mistione che dà vita a immagini molto suggestive.
Per quanto riguarda la storia, invece, l’impressione è stata più a favore dei singoli capitoli, più incisivi della trama nella sua interezza. Il disegno generale si intuisce ma resta quasi defilato rispetto alle singole scene, che dimostrano più solidità del collante che le unisce. I dialoghi sono concisi: spesso centrano l’obiettivo, a volte frantumano l’atmosfera.