Questo non è un saggio e non è un romanzo: è il primo libro comico sulla cultura italiana. Ma potrebbe anche essere un manuale di conversazione per fare figurine o figuracce in società, sparlando con allegria di tutti. un esercizio critico per scoprire che cosa hanno in comune il musicista esoterico Franco Battiato e l'editore gnostico Roberto Calasso. Oppure un cabaret ai danni di personaggi che assomigliano insidiosamente a Rober to Benigni, Nanni Moretti, Alber to Arbasino, Alessandro Baricco, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara, e dei molti altri protagonisti, comprimari e caratteristi che affollano l'intellettualità nostrana. Tra "giovani promesse", "soliti stronzi" e pochi, pochissimi "venerati maestri", scorrono su queste pagine i nostri decenni, i film, le canzoni, i romanzi, gli scrittori, le filosofie in cui abbiamo creduto di credere. È un falò di conformismi, complessi di superiorità, idee sbagliate, revisioni arrischiate, pensieri forti divenuti deboli, che innesca un fuoco amico sulle religioni perdute: perché, quando la fede se ne va, per evitare le trappole della superstizione non resta che l'ironia.
Giornalista e scrittore italiano. Ha collaborato a lungo con la casa editrice il Mulino, a Bologna. La sua carriera giornalistica ha incluso collaborazioni coi maggiori quotidiani e periodici italiani, inclusi «il Resto del Carlino» «Il Messaggero», «La Stampa», «Il Sole 24 ore», «La Repubblica» e «L'Espresso». Nei suoi saggi ha spaziato dal calcio alla politica alla musica leggera.
punto numero uno: se avessi un euro per ogni citazione dell'enciclopedia einaudi sarei spaventilionaria. punto numero due: a pagina 178, mentre volano stracci a proposito di camilleri, mimì augello viene chiamato michele augello. non infierisco solo in nome del parce sepulto.
Libro che mescola vero e verosimile per raccontare (e smontare) alcuni dei “venerati maestri” del secolo scorso: dalla sinistra alla destra, senza preferenze. Punto di vista interessante e in alcuni tratti esilarante che porta il lettore a farsi la propria idea sui cosiddetti venerati maestri.
Lancio in area Lo stile di "post-italiani" e di "quel gran pezzo dell'emilia" applicato ai �Ma�tre � penser ufficiali� italiani d'area. La presentazione non � veritiera, pare descrivere un Inferno di Berselli. In realt�, a pochi (Arbasino, Sciascia, Calasso ecc) l'arruffata di pelo � solo per togliere quello che verrebbe via in ogni caso come con i Gatti a pelo lungo. E' cosmetica felina. Per gli altri, Berselli qui � quasi sempre ispiratore di un grido di liberazione... Pu� capitare che un vostro idolo sia nei condannati, non c'� problema, siete adulti e vaccinati. A me � capitato con Camilleri che lo fa perplimere sui motivi per cui uno che ha gi� letto un paio di Montalbani vada a cercarsi anche il decimo o l'undecimo. Berselli, se lei ha mangiato bene in un posto conclude con un "non ci torner� pi�"? No? Nemmeno noi. Senza rancore. I lettori potenziali sono di due categorie, quelli che hanno commesso tutti gli errori, sottoscritto le lodi immeritate, seguito le correnti, eseguito i voltafaccia clamorosi narrati nella prima parte. Per loro � un doveroso e doloroso viaggio catartico. Quelli che hanno visto i precedenti e pur non avendo commesso nessuno dei loro errori li hanno dovuti sopportare nella loro supponenza per anni. Per loro � una vendetta gustata fredda. Nell'impossibilit� di appartenere a un rarissimo terzo tipo di lettore residente in un'isola tropicale che ogni tanto volge il suo decotto sguardo a palpebra calata ai fatti d'Italia confesso la mia appartenenza al secondo tipo e invito tutti i vessati all'acquisto e alla lettura. Come antipasto pu� andare pi� che bene. Ci sarebbe anche nel libro uno scopo educativo, un messaggio, un'accorato appello, un istanza... ma era talmente tra le righe diplomatico e timido che non lo abbiamo capito bene...
Purtroppo datato. E’ l’unico appunto a questo intenso e divertente libro, in cui Berselli bersagliava il mondo culturale italiano, e insieme ad esso la politica nazionale e in fondo il Paese stesso, con i vizi e i conformismi che quotidianamente incontriamo e dei quali siamo in fondo tutti colpevoli. Venerati maestri deve essere letto da chi, a cavallo tra gli anni 90 e il 2005, ha seguito le vicende politiche e culturali italiane, per ritrovare nomi e situazioni conosciute e ridere amaramente della ricostruzione ironica fatta da Berselli. Un condensato di storia minima a cavallo dei due secoli, presto dimenticata, di cui oggi in apparenza rimane ben poco. Ma forse ripercorrere con sguardo critico il recente passato aiuta a rivedere con occhio diverso il grigiore odierno, perché se all’epoca in cui Berselli scriveva (2006) di venerati maestri ne restavano pochi, è probabile che oggi la lista sia ancora più ristretta.
per quelli della mia età (fate voi) la prima parte è divertimento puro. Ciò che fummo e facemmo messo alla berlina con grande ironia. Poi diventa un po' troppo serio. E con la serietà ci riporta al tragico presente.