Il terzo romanzo di Ugo Cornia, la terza parte di un diario dell'inquietudine vissuta da una generazione, o da una età della vita, o da una condizione esistenziale. Come negli altri era il distacco dalle radici familiari e le vie dell'incontro con l'amore importante della vita, qui si tratta dell'ingresso "nell'età della ragione", rappresentata dal primo rapporto serio col lavoro.
Laureato in filosofia a Bologna, è insegnante di filosofia e di sostegno in una scuola superiore di Modena, dove vive. Ha cominciato a pubblicare sulla rivista «Il semplice» (1995-1997), a cura di Gianni Celati, Ermanno Cavazzoni e Daniele Benati. Suoi racconti sono anche apparsi su altre riviste, come «Diario» (quando era diretto da Sandro Onofri) e più recentemente su «Il Caffè illustrato» e «L'accalappiacani». Ha intervistato Lietta Manganelli, figlia dello scrittore Giorgio Manganelli, per un libro di aforismi e paradossi (Giorgio Manganelli, Il delitto rende ma è difficile, Milano: Comix, 1997). Ha pubblicato diversi libri. Con l’editore Sellerio: Sulla felicità a oltranza; Quasi amore; Roma; Le pratiche del disgusto. Con Quodlibet: Sulle tristezze e i ragionamenti, Operette ipotetiche, Scritti di impegno incivile. Con Feltrinelli: Le storie di mia zia; Il professionale; Animali. Con EDT il libro Modena è piccolissima, illustrato da Giuliano Della Casa. Con i Topipittori Autobiografia della mia infanzia. Nel 2004 ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa per la sezione Narrativa. Per la collana "Il mondo è pieno di gente strana" della Marcos y Marcos ha pubblicato la biografia di Montaigne "Sono socievole fino all'eccesso".
La voz de Ugo Cornia parece ingenua a raros, con la oralidad del amigo que te cuenta su vida mientras tomáis un café, pero lo que cuenta es serio. Cornia habla de la vida, de la gestión del tiempo trabajando para vivir y no al contrario. Con la excusa de una estancia en Roma para cumplir con el primer contrato laboral "serio" de su vida, el narrador describe sus idas y vueltas a la oficina, sus paseos ociosos y sus reflexiones de monologuista lúcido que no entiende que alguien se pueda "realizar" en el trabajo o que moleste que las palomas ocupen los espacios vacíos de las ciudades.
"E anch'io, pur non avendo cercato niente, stavo così, cioè «bene», ma secondo me mi ero scollato e producevo di continuo tra il mio io e il mio me una specie di rapporto di coincidenza occasionale, svagata e saltuaria. Come quando uno è sempre due metri a lato delle cose che lo riguardano, o come quelli che gli parli e rispondono sempre con un secondo di ritardo e in modo un po' sbagliato. La ricoincidenza piena e non svagata, cioè il riincollaggio dei vari pezzi, si è sempre realizzato soltanto durante le mie passeggiate guardando i pini, libero di fumare come mi pareva."
“E comunque io un pomeriggio, un bel momento mi viene da pensare al Giudizio Universale e che tutto, per sempre, sarà stato inutile, oppure mi vedo nella testa la beata noncuranza di Adamo quando passeggiava per il paradiso terrestre carezzando i leoni che gli leccavano le mani come se fossero stati dei gatti, che se ti girava potevi grattargli la criniera senza che ti portassero via una mano, e il mondo, penso, dopo, decisamente non è stato all'altezza dei suoi esordi".