Guido Gozzano (nacido en Turín en 1883 y muerto prematuramente también en su ciudad en 1916) es uno de los poetas más influyentes y queridos por los lectores de la poesía italiana del siglo XX. Publicó en vida dos libros de poesía, La via del rifugio (Turín, 1907), e I colloqui. Liriche (Milán, 1911). Cultivó también la prosa, escribiendo relatos y artículos periodísticos, destacando de entre ellos los relativos a su viaje curativo a la India en 1912 publicados póstumos (Milán, 1917) con el título Verso la cuna del mondo. Lettere dal India (1912-1913), donde Gozzano alcanza su plenitud intelectual y artística. El desarrollo de su obra coincide con una crisis profunda de las instituciones poéticas en Italia motivada en buena medida por el estancamiento de la literatura decadente esteticista y clasicista de Gabriele D’Annunzio y Giovanni Pascoli. A sus maestros y mediadores decimonónicos Gozzano opone un replanteamiento de la poesía repleto de tierna ironía siguiendo los modelos franceses intimistas e impresionistas más innovadores donde destaca la simpleza y el refinamiento poético. La presente antología ofrece al lector en lengua española una amplia selección de sus poemas en edición bilingüe que abarca todas las fases creativas de Gozzano en su corta y densa experiencia poético-artística que sin duda han conformado la obra de uno de los últimos clásicos de la literatura italiana. José Muñoz Rivas (Murcia, 1963) es profesor titular de filología italiana en la Universidad de Extremadura. Su actividad investigadora se centra en la literatura italiana moderna y contemporánea, a través de estudios sobre autores de este periodo (Guido Gozzano, Giuseppe Ungaretti, Cesare Pavese, Alfredo Giuliani, etc.). De entre estos sobresale su libro La poesía de Cesare Pavese. (Atravesando la mirada en el espejo), en el que también se hace una valoración crítica de la obra de Gozzano en la poesía italiana del siglo XX (Cáceres, 2002). En cuanto a sus trabajos de traducción poética, habría que señalar las ediciones en español de Versos y noversos, de Alfredo Giuliani (Murcia, 1991) y Los coloquios, de Guido Gozzano (Madrid, 2014).
Guido Gustavo Gozzano was an Italian poet and writer.
He was born in Turin, the son of Fausto Gozzano, an engineer, and of Diodata Mautino, the daughter of Senator Mautino, patriot and supporter of Giuseppe Mazzini and Massimo D'Azeglio. He spent his life in Turin and in Agliè (in the Canavese area), where his family owned several buildings and a large estate: Villa Il Meleto.
Of delicate health (but nevertheless practicing sports such as ice-skating, cycling, and swimming), he completed primary school with mediocre results, and attended Liceo classico Cavour; in 1903, after secondary school, he studied law at the University of Turin but never graduated, preferring to attend the crepuscolari torinesi, i.e. literature lessons by poet Arturo Graf, who was well liked by the young men of letters.
Graf exercised great influence over Gozzano. His Leopardi-inspired pessimism was mitigated by a spiritualistic form of socialism, a combination which young Turinese intellectuals (who saw in his thought an "antidote" to the style of Gabriele D'Annunzio) particularly favoured. Graf helped Gozzano depart from D'Annunzio's canon, which imbued his early work, by "going back to the sources" and devoting himself to a thorough study of the poetry of Dante Alighieri and Francesco Petrarca, which helped refine his poetic sensibility.
Non credo di dire una corbellerie sostenendo che la vita di Gozzano fu una continua lotta per aggrapparsi alla vita che la tisi gli stava sottraendo prematuramente e che la poesia fu per lui strumento indispensabile a quella riflessione interiore che gli avrebbe consentito di contrastare un simile avversario. La sua poetica è una soffitta ricolma di vecchi ricordi e di un passato che non è più possibile far rivivere. La sua scelta artistica ricorda il divertissement pascaliano e il contributo che la malattia, costringendo l'uomo a un tipo di vita più riflessivo, concede alla comprensione dei grandi "ma" dell'esistenza. L'ossessione per le farfalle e la trasformazione sembra ricalcare un triste desiderio di abbandonare spoglie ormai malate per rinascere a nuova vita. Una poesia malinconica, ma che, in molte parti, non manca anche d'ironia.
Carino, prettamente crepuscolare. Un autore sincero. Nelle sue poesie o liriche trasudano ricorrenti gli amori negati (e rinnegati) e il timore della morte e della malattia realmente vissuti. A tratti, in maniera sorprendente, il poeta è vagamente ironico. Ho letto Gozzano solo perché in Incontro col comunista di Guido Morselli, l'autore viene citato (come il prediletto dal marito morto di Ilaria) e quindi mi sembrava doveroso colmare questa lacuna. Tuttavia, queste edizioni scialbe e terrificanti (d'altronde è un ebook gratis) mi snervano oltremodo e mi costringono ad una lettura poco attenta e svogliata (ho saltato con nochalance il libricino sulle Farfalle). Deliziosa comunque la poesiola "Le Golose". Alcuni versi:
Bada bene che non ti parlo per acrimonia mia: da tempo ho ucciso il tarlo della Malinconia.
Oggi pur la tristezza si dilegua per sempre da quest'anima corrosa dove un riso amarissimo persiste, un riso che mi torce senza tregua la bocca... Ah! veramente non so cosa più triste che non più essere triste!
La Luna, prigioniera fra le sbarre, imitava con sue luci bizzarre, gli amanti che si baciano in eterno. Bacio lunare, fra le nubi chiare come di moda settant'anni fa! Ecco la Morte e la Felicità!
Il mio sogno è nutrito d'abbandono, di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose che potevano essere e non sono state...
Splendida raccolta che mi aiuta a scoprire, da assoluto profano, un autore così importante per la poesia italiana. L'attenzione, la malinconia, la sottile ironia - Gozzano è tutto questo.
Io sono innamorato di tutte le signore che mangiano le paste nelle confetterie. Signore e signorine - le dita senza guanto - scelgon la pasta. Quanto ritornano bambine! ............. La bionda bimba coi capelli al vento correva per i viali del giardino rossa nel volto, respirando a stento per sfuggire al suo bruno fratellino. .............. - Consolati, Maria, del tuo pellegrinare! Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei. Presso quell'osteria potremo riposare, ché troppo stanco sono e troppo stanca sei. Il campanile scocca lentamente le sei........
Queste poesie sono di una tristezza e di una dolcezza senza pari. Gozzano sa riprendere i metri che la tradizione italiana gli ha dato, farli propri e utilizzarli al meglio. Le poesie sulle farfalle sono quelle che mi sono piaciute di meno, ma l'argomento è sempre trattato con la solita dolcezza e maestria
Meravigliosi "I Colloqui": poesia assolutamente nuova (per l'epoca), dove si respira un fine - a volte tragicomico - umorismo ante-litteram, che disvela spesso la patina più tetra e disillusa della realtà. "L'assenza", "Salvezza", "Paolo e Virginia": c'è tutta la fragilità, la bellezza, la gioia e il dolore dell'essere umano.
Peccato per il resto, le poesie sparse, che mi sono sembrate lontanissime da questa freschezza (se non in rarissimi casi), meno memorabili e fin troppo derivative.
"Ma laggiù, oltre i colli dilettosi, c'è il mondo: quella cosa tutta piena di lotte e di commerci turbinosi, la cosa tutta piena di quei 'cosi con due gambe' che fanno tanta pena.
L'eguagliatrice numera le fosse, ma quelli vanno, spinti da chimere vane, divisi e suddivisi a schiere opposte, intesi all'odio e alle percorse: così come ci son formiche rosse, così come ci son formiche nere." (La signorina felicità, vv. 50-60)
Quanta verità dietro questi versi ironici e dimessi. Un grande poeta!
Devo dire che non conoscevo molto la letteratura di Gozzano, ma dopo aver letto questo libro lo consiglio vivamente! Tra l'altro si trova gratis qui Tutte le Poesie