Una raccolta complessa quella dei Canti, tanto a livello tematico quanto a livello stilistico. La varietà di ritmi e il gioco di questi nella composizione strofica delle liriche del Pascoli aprono spiragli di senso nuovi e sottolineano tensioni ricche di significato. Suonano incredibilmente bene i versi, che pur concentrandosi su elementi della versificazione, sintattici e retorici, altamente iterativi e schemi fissi riescono a comunicare, grazie ad un uso sensibilissimo del novenario, la variazione, facendo vibrare l'orecchio come vibrano le foglie degli olmi e dei cipressi al vento, colmi di nidi e di canti degli uccelli più diversi.
Il tema della morte continua ad essere uno dei principali fili conduttori del pensiero del poeta ma nei canti, al contrario che in Myricae, si concentra più spesso nella relazione tra microcosmo e macrocosmo, nel suo rapporto con la natura e con l'universo.
La poesia cosmica di Pascoli, che brilla per semplicità e chiarezza è profondamente onirica, irrazionale e mitica mostrando legami profondi con il pensiero del Leopardi seppure con esiti diversi e costruendo una epopea di affetti famigliari fatta di ricordi, di desiderio di lasciarsi andare nei meandri di un passato vissuto come unica possibilità di incontro con ció che si è perduto.
Protagonisti assoluti di questi versi, di queste scene, non possono che non essere gli uccelli, le piante, le piogge e le tempeste così come i monti e i fiumi.
Sebbene si tratti di simboli che comunicano con un mondo interiore articolato sull'asse del ricordo e del sogno, Pascoli tratta questi elementi esibendo una conoscenza profonda della tecnica delle stagioni, una sensibilità contadina che disegna una mappa di relazioni tra piante, stagioni, animali che collega, in maniera semplice, alla vita stessa. Simboli, ma senza pathos, esibiti nella loro realtà di campo, nel loro habitat naturale, nelle loro logiche popolari, mentre le luci (l'alba, il tramonto, le notti ) cosí come i suoni, alterano sensibilmente la realtà permettendo l'entrata del sogno e dell'irreale in maniera sottile.
E' una raccolta speciale, sicuramente non leggera e ripetitiva. Sono rimasto più volte colpito dalla maniera di Pascoli disegnare nella mia immaginazione il volo degli uccelli e il canto del fiume e come questi possano essere cosí diversi da poesia a poesia. La capacità dei ricordi e dell'immaginazione di rappresentarsi appropriandosi dei ritmi quotidiani e naturali è qualcosa di magico secondo me.