L’autrice è una persona difficilmente pareggiabile: nel descrivere le difficoltà della sua vita, lascia in secondo piano i suoi straordinari successi, sia in termini di formazione (sono molto ammirato dalle sue tre lauree) sia in termini personali (non è da poco affermarsi, anche come scrittrice, quando la cultura intorno è così ostile).
Spero non me ne abbia se, in un libro che è un grosso interrogativo su quanto è italiana e quanto musulmana (perché purtroppo, il libro lo attesta, sono ancora concetti mutualmente contraddittori nella testa delle persone), le lascio una cattiva recensione… perché è troppo, troppo italiana. Abbastanza da risultarmi insoffribile.
Stessi luoghi comuni su tutto, dalla società che signora mia chissà dove andrà a finire, ai ruoli relegati ai sessi, alla stigmatizzazione continua delle “ragazzine” che vanno in giro vestite da battone (il termine non lo usa, ma il concetto è fin troppo evidente).
Ho finito il libro e mi sembra di essere meno italiano dell’autrice. Dovrebbero dare la cittadinanza a lei e toglierla a me, che sono senza Dio e amico di ogni sorta di perversione demoniaca, dalla sessualità agli stupefacenti