Fu un incontro micidiale e memorabile, quello fra la scrittura di Giorgio Manganelli e la realtà di tutti i giorni. Il fiammeggiante teorico della letteratura come essere autosufficiente e barricato in se stesso contro ogni pretesa della realtà investiva ora con temerarie incursioni ogni sorta di plaghe del mondo circostante – oltre tutto scegliendole dispettosamente fra quelle meno frequentate dalla letteratura. Il calcio, la scuola, l’astrologia, la Chiesa, il conformismo, gli intellettuali progressisti, la caccia, la televisione, la nevrosi da traffico, il turismo di massa, il cinema, l’università, il divorzio, lo spionaggio telefonico… Ma anche: il Duomo di Milano, un congresso di appassionati della cremazione, il Corano, un trasloco, i rapporti fra sesso e politica… Si direbbe che quasi ogni luogo deputato del cicaleccio serioso venga scompigliato e scompaginato in modo irrimediabile da questi futili corsivi. Come quando lo sguardo di Manganelli, fedele erede dell’«orfano sannita», questo essere espunto dalla storia, che continua a osservarla con il puntiglio del fantasma, comincia a vagare per il Louvre – e la penna annota: «Il Louvre vuole essere tutto, e forse è veramente tutto. Lo si percorre non senza orrore, come un ospedale di mendicità, un cronicario di capolavori incurabili». Lunario dell’orfano sannita fu pubblicato per la prima volta nel 1973.
Giorgio Manganelli was an Italian journalist, avant-garde writer, translator and literary critic. A native of Milan, he was one of the leaders of the avant-garde literary movement in Italy in the 1960s, Gruppo 63. He was a baroque and expressionist writer. Manganelli translated Edgar Allan Poe's complete stories and authors like T. S. Eliot, Henry James, Eric Ambler, O. Henry, Ezra Pound, Robert Louis Stevenson, Byron's Manfred and others into Italian. He published an experimental work of fiction, Hilarotragoedia, in 1964, at the time he was a member of the avant-garde Gruppo 63.
Sono più o meno a metà lettura di questa raccolta di articoli e corsivi di Giorgio Manganelli nello stesso momento in cui mi trovo a metà di una raccolta di articoli, saggi, discorsi e interventi vari di Robarto Bolano ("Tra parentesi", sempre Adelphi). I due autori sono entrambi estremamente ironici ma non potrebbero avere scritture più diverse, tutto atmosfera e affabulazione il cileno, molto fisico, mentre Manganelli è distaccato e usa la penna come un bisturi. Mi colpisce invece un fatto che accomuna queste due letture e che pertiene alla tipologia di libro in questione, cioè una raccolta di scritti originariamente usciti sulle colonne di un giornale o su una rivista in un arco di tempo più o meno lungo e con frequenze più o meno regolari e che qui invece ti trovi compressi tutti insieme. Ebbene il fatto è che questa formula editoriale fa sì che emergano aspetti "negativi", ad esempio una certa ripetitività in Bolano nel battere su certi suoi argomenti e formule, che ricorrono in modo ossessivo, o una certa tendenza alla ricercatezza in Manganelli che arriva alla leziosità e talvolta suona parecchio snob, che quando il pezzo in questione era nella sua collocazione originaria certamente il lettore non avrebbe percepito, anzi ogni singolo pezzo secondo me sarebbe risultato semplicemente grandioso. Ad aggravare la situazione c'è l'altro fatto che quasi tutti i pezzi di Manganelli sono molto legati all'attualità, che però è oggi un'attualità passata da 40 anni e in alcuni casi limite devi andarti a documentare per capire di che cosa sta parlando.
Qual è la conclusione? Che se non ti piace non è colpa di Manganelli, ma è colpa tua o della Adelphi :D ---------- 19.11.15 Finito. Da centellinare. Per la ricchezza e densità della lingua di Manganelli. Per la varietà degli argomenti trattati. Il pensiero dell'autore risulta sempre lucidissimo e riesce sorprendente, spesso in modo beffardo. E' divertente. E' intelligente. E' anticonformista e, quando necessario, anti-anticonformista. Dal punto di vista esclusivamente letterario sempre e comunque, riga per riga, parola per parola, puro godimento. Dal punto di vista delle idee e dei contenuti è ossigeno, è olio per far girare gli ingranaggi del cervello, che tendono naturalmente ad ingripparsi.
Il miglior manganelli, critico, velenoso divertente e mai banale un vero fustigatore dei costumi, della moda e dei vezzi di una Italia mai moderna e sempre prigioniera dei propri cliché e sei propri riti e rituali . Imperdibili i pezzi sulla caccia, sulla letteratura e sulla politica . Manganelli rimanda e ricorda Flaiano due autori insostituibili e mai superati in questa nostra patria che ha bisogno di tanta critica ma anche di tanta ironia per non sprofondare nell’abisso.
"Un lettore di professione è in primo luogo chi sa quali libri non leggere; è colui che sa dire, come scrisse una volta mirabilmente Scheiwiller, «non l’ho letto e non mi piace»". (Il padrino, p. 119)
Manganelli è un artista di abilità impareggiabile quando si parla di lingua italiana. Basta leggere una parte del suo corsivo sul Corano per rendersene conto; qualsiasi recensione (e qui Manganelli, pur avendone scritte molte, avrebbe riso) sarebbe inutile:
Credo che per un europeo non assistito da un tecnico il Corano sia pressoché inafferabile - stavo per scrivere "incomprensibile" ma non sarebbe stato esatto: ogni frammento è comprensibile, ma non si vede il disegno fitto che collega frammento a frammento, in un legame discontinuo, sussultorio, filiforme e infrangibile; il primo ostacolo è la struttura, ma la struttura è anche la prima scoperta. Ai nostri occhi, il Corano non ha inizio né fine; né ha svolgimento, sebbene molti temi sorgano e si svolgano e si allaccino l'uno all'altro; mescola tutti i generi, è predicazione, invocazione, profezia, memoria e racconto: costantemente trapassa da un modo all'altro, sempre fulmineo, ellittico, come inseguito, o in fuga; le immagini si muovono come in una furiosa e ostinata caccia, che al termine lascia sul terreno un misterioso e coerente disegno, orme e pelame e sangue e odore.
Questo bel volume della Piccola Biblioteca Adelphi raccoglie una serie di articoli che Manganelli scrisse, per la maggior parte, tra il 1972 ed il 1973 per L'Espresso. Un letterato poliedrico che in questo caso si cimentava con l'analisi critica di fatti di cronaca e di costume, affrontando argomenti disparati con stile impeccabile ed una ironia caustica che sembra essere il tratto comune di tutti gli interventi. Cosa non consueta, la raccolta non è la "solita" operazione di riscoperta postuma, ma venne pubblicata già nel 1973, quindi quasi contestualmente alla apparizione degli articoli sulla stampa settimanale. Ora, a distanza di oltre 50 anni, va riconosciuto come molte delle considerazioni svolte nel Lunario siano ancora estremamente attuali. Ciò conferma l'acume intellettuale di Manganelli che, come altri della sua generazione (Gruppo 63, non va dimenticato...) ha saputo cogliere con grande anticipo i prodromi di un declino dei valori e della tensione morale e lo ha fatto usando magistralmente gli strumento del paradosso e della provocazione, con un tratto che risulta ancora oggi godibilissimo!
il mio primo manganelli: per assaggiarlo ho scelto una raccolta di brevi articoli, che mi sono sembrati quasi tutti molto belli. ironia preziosa e prosa brillante, l'autore si sbilancia - e quanto - su temi controversi degli anni '70 o giù di lì, oltre a parlare di luoghi, mestieri, testi sacri e quant'altro. mi hanno entusiasmata in particolare tre testi. il primo si intitola "anonimi" ed è rivolto a coloro che hanno ritenuto di dover mandare lettere minatorie e offensive a camilla cederna riguardo al suo interessamento al caso pinelli. soavemente perfido, manganelli scrive tra l'altro questa frase: "la coscienza italiana sa che essere donne non è una professione raccomandabile: è, diciamolo pure, il primo e inevitabile passo per diventare una puttana". mi ha fatto pensare a una recente e discussa uscita di battiato. il resto è più attinente al caso specifico e mi ha conquistata. il secondo testo, "suicidio di stato", è sulla morte assistita ed è molto attuale. un dialogo con uno studioso svedese pieno di buon senso con qualche tocco utopico, che condivido in pieno (il discorso, ma anche il tocco utopico). poi "obiezioni al divorzio", quando il divorzio era in discussione. in sostanza la tesi è: lasciamo che il matrimonio rimanga indissolubile, si eliminerà da sé. manganelli spiega molto bene in che modo. un libro fantastico.