Frivoli vacanzieri romani, madri deliranti, padri preoccupanti, una tata che non ha più ragion d'essere, filippini contaballe, e l'amica del cuore: Lavinia Florinelli Nardi, specializzata nel tentare il suicidio con l'aspirina. Più un mucchio di ragazzotti alquanto ingenui. È il mondo di Camilla, prigioniera della sua magica casa di vacanza, alle prese con un'estate sempre piú breve, prima del ritorno a scuola. Poi ci sono gli altri, in paese. Mino, che tutti considerano un po' mostruoso. Un nugolo di bambini un po' morbosi, un po' malvagi. Una segretaria tuttofare molto confusa, e molto avvenente. Un maestro di scuola-guida un po' impiccione, che ha molto a cuore la famosa corsa dei barchini. Una famiglia col nonno Terzilio e il padre Ampelio. Ah, e c'è Adelmo. Diciassette anni, bellissimo. Pulisce la piscina dalle foglie. Sarà davvero lui, quello da amare disperatamente, prima che l'estate finisca? Un romanzo in cui, sotto gli occhi di Camilla, si intrecciano storie stralunate, tra contrabbandieri improbabili, fissati religiosi naturisti, psicoterapeuti chiacchieroni e perfino gente normale. Mentre la realtà morde sotto il velo sorridente della commedia, e la prima cocente delusione d'amore segna la perdita dell'innocenza, l'abbandono delle meravigliose futilità di bambina, l'ingresso definitivo nell'adolescenza.
Più che un romanzo, un divertissement, un tuffo a doppio carpiato nelle ingenuità e nei primi batticuori dell'adolescenza accompagnati da uno stile colloquiale e divertente. Per me un nì, ma curiosa di recuperare il film che ne è stato tratto, e che potrebbe rivelare sorprese.
― Prende il sole. È bellissimo. ― Ma perché ora ti ripiace lui? ― Perché ora è tutto diverso, ora è inverno e le cose cambiano. L'estate si è sempre un po' strani in amore.
Il primo romanzo di Teresa Ciabatti mi ha conquistata. L'ho trovato vero, per quanto iperbolico, caricaturale, a volte perfino grottesco. Mi ha divertita e allo stesso tempo mi ha ricordato com'era avere quattordici anni e prendersi malissimo per qualsiasi cosa. Oddio, non che adesso non succeda più (magari...), ma allora quei «non mi innamorerò mai più», «la mia vita è finita», «mi ama ma ancora non lo sa» erano sinceri e uscivano dal cuore forti e perentori senza far venire il minimo sospetto di stare esagerando, o una consapevolezza anche solo marginale del lato comico di quelle scenate. È un libro cattivo, pieno di personaggi arroganti, snob, infantili, egoisti, che passano l'estate tra ville a picco sul mare, piscine con coccodrilli gonfiabili e giornate oziose allo yacht club. Dall'altra parte c'è la gente del posto, gli orbetellani, con le loro vite semplici, i vestiti fuori moda e le case popolari. Una distinzione un po' manichea, forse, ma l'ho detto che le tinte sono forti, i contrasti netti, e che nonostante questo emergono storie e situazioni che chiunque ha sperimentato, che si trovasse da una parte o dall'altra. Insomma, bello. Brava Ciabatti, che tiene il filo e non si perde nonostante la struttura a capitoletti cortissimi e con continuo cambio di punto di vista. Mi ci sono immersa in pieno, e quando succede metto 5 stelline.
PS: per completare l'opera ho guardato anche il film che ne è stato tratto pochi anni dopo, L'estate del mio primo bacio, per la regia di Carlo Virzì (fratello minore di Paolo). Nell'insieme è bruttarello, ma ci sono momenti validi, in genere quelli in cui si attiene più fedelmente al romanzo. Però la Morante che fa la madre esaurita con le crisi di pianto e le estrosità upper class ha disintegrato le scatole, e non importa che qui il personaggio lo richieda.
“Non avrei amato più nessuno. Chi sa se mi sarei mai sposata. Era troppo grande il dolore che avevo dentro. Questa ferita sarebbe rimasta per sempre. Mi buttai sul coccodrillo e lasciai i capelli sciogliersi all’acqua come quelli delle sirene che cantano canzoni d’amore”
Una lettura estiva semplice, che ho finito per leggere in spiaggia. Sembra uno di quei libri che ti buttano lì cose un pochino più profonde per farti dire dai, alla fine non è il libro leggero che sembra , invece finisce con l'essere un libro leggero (non che ci sia nulla di male in questo) e poi strano allo stesso tempo, perché vuole essere qualcosa che non è. I personaggi, odiosi. I capitoletti così corti, pure. Non danno nemmeno il tempo di entrare nella storia. Mi è davvero sembrato che tante delle cose scritte non siano mai più state recuperate in seguito - come il finale. Lasciato a metà, e per cosa?
Bello; riemergono ricordi dei miei 14 anni. Perché tutti a quell’età siamo esagerati ma non ce ne rendiamo conto perché siamo convinti di ciò che diciamo tipo “non mi innamorerò più “, “lui mi ama ma ancora non lo sa”.