Da sempre la fantasia narrativa di Michele Mari si nutre avidamente del confronto con i fantasmi (e a volte i mostri) della letteratura del passato. Niente di pedante e libresco, però, in questo scrittore sorprendente e visionario: per lui la letteratura è una parte essenziale del carattere e del destino umano, un'incarnazione delle nostre pulsioni più antiche e profonde. Quelle che affondano nell'infanzia le loro radici e minano, appena spenta la luce, tutte le sicurezze dell’uomo adulto. I demoni e la pasta sfoglia è il testo in cui questo corpo a corpo con i libri amati, questa feconda ossessione che per Mari è l'immaginario, trova la forma del saggio dopo aver attraversato quelle del romanzo e del racconto. E i lettori di libri decisivi e memorabili come Tu, sanguinosa infanzia, Rondini sul filo e Verderame, si ritroveranno per incanto in quell'inconfondibile mondo psicologico e formale. Mari appartiene a quella razza di lettori-esploratori che non arretra di fronte a nessuna dimensione del fantastico, del bizzarro, del patologico, del mostruoso. Con la disperata curiosità dell'adolescente, si immerge nelle storie dei libri come l'eroe di Poe nel Maelström: e quando ne riemerge, non è più quello di prima. Questo libro disegna una mappa letteraria che è nello stesso tempo un sondaggio nelle nostre tenebre, un'oceanografia del nostro caos.
Michele Mari è nato a Milano nel 1955. Figlio del designer e artista Enzo Mari, insegna Letteratura Italiana all'Università Statale di Milano. Dal 1992 risiede a Roma.
Filologo, cultore di fantascienza e di fumetti, il suo stile letterario, estremamente composito, sembra richiamare scrittori quali Carlo Emilio Gadda, Tommaso Landolfi e Giorgio Manganelli, e fuori d'Italia, Louis-Ferdinand Céline.
Oltre alle opere narrative, va segnalata la produzione poetica. Rilevante anche l'attività critico-filologica e saggistica, volta soprattutto alla letteratura italiana del Sette-Ottocento e alla letteratura fantastica in chiave comparatistica.
Alcuni suoi libri sono Di bestia in bestia (Longanesi 1989), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro (2010), Cento poesie d'amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007), Milano fantasma (2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso Floyd (Einaudi 2010) e Fantasmagonia (Einaudi 2012).
La mia speranza è che questo libro continui a espandersi e ingigantirsi, con nuovi articoli e nuovi saggi inediti. Si tratta di una dichiarazione d'amore verso la letteratura e verso coloro che sono ammirati (e suddivisi in perfette sezioni a loro dedicate) perché dagli artigli della letteratura si sono lasciati catturare, così la lettera e l'immersione diventa sempre più un'esperienza quasi spirituale, perché alla fine è questo che vuole Mari, vivere la letteratura come "come legittimi inquilini".
"Nei Cataloghi tutto è folle perché tutto è svuotato di senso dalla transitività e dalla continuità degli elenchi (elenchi di uomini brutti e di uomini inghiottiti dalle sabbie mobili, elenchi di nomi di cani ed elenchi di grandi mangiatori...); ed è folle perché la pretesa di categorizzare il mondo in una ratio si rovescia nel proprio contrario, ogni categoria venendo definita dalla somma di tutti gli individui che le pertengono: come nella presunzione dell'imperatore borgesiano che per avere nozione del proprio impero impone ai cartografi di realizzare una mappa in scala 1:1."
Incipit Céline, Gadda, Gombrowicz, Kafka, Borges, Conrad, Canetti, Manganelli, Perutz, Melville, Landolfi, Maupassant: molti dei nostri scrittori prediletti sono degli ossessi. I demoni e la pasta sfoglia Incipitmania
Che dire: è un’opera immensa, di quelle che non si “consumano” ma si abitano. Non è un libro da leggere tutto d’un fiato, anzi. Va preso a piccoli morsi, lasciato lì, ripreso. Ha bisogno di tempo e forse anche di momenti diversi della vita. È una raccolta di saggi brevi, a volte brevissimi, ma incredibilmente densi: alcuni mi sono sembrati subito bellissimi, illuminanti, quasi folgoranti. Altri meno, almeno per ora. E credo che sia proprio questo il suo valore più grande: è uno di quei libri che non invecchiano mai. Quello che oggi ti lascia indifferente, tra dieci o quindici anni potrebbe colpirti in pieno. Cambi tu, e cambia il modo in cui lo leggi. Mari costruisce un dialogo continuo con la letteratura, con i suoi “demoni” — gli autori amati, le ossessioni, le influenze — e lo fa con una scrittura colta ma mai sterile, sempre viva, attraversata da una passione autentica. È un libro che parla di lettura, ma soprattutto di cosa significa essere lettori nel profondo: lasciarsi possedere dai libri, tornarci, rileggerli, portarli dentro. Più che una raccolta, è una sorta di compagno di viaggio. Uno di quei volumi da tenere a portata di mano, da aprire a caso, da consultare quando si ha bisogno di ritrovare un certo tipo di sguardo sulla letteratura. E forse è proprio questa la sensazione più bella che mi ha lasciato: sapere che posso tornarci quando voglio. E che, ogni volta, sarà un libro diverso.
Come sempre Mari ha una scrittura che richiede attenzione e amore per le parole. In alcuni punti è molto difficile, ma passati quelli penso che sia anche questo un libro da consigliare.