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John Donne was an English poet, preacher and a major representative of the metaphysical poets of the period. His works are notable for their realistic and sensual style and include sonnets, love poetry, religious poems, Latin translations, epigrams, elegies, songs, satires and sermons. His poetry is noted for its vibrancy of language and inventiveness of metaphor, especially as compared to that of his contemporaries.
Despite his great education and poetic talents, he lived in poverty for several years, relying heavily on wealthy friends. In 1615 he became an Anglican priest and, in 1621, was appointed the Dean of St Paul's Cathedral in London.
Non sapevo nulla dell'opera di Donne; sfogliando questa raccolta in libreria sono stato travolto dai primi versi di The Undertaking, e credo di aver barcollato. Mi sono guardato intorno come un ladro. Ho lasciato il libro dov'era: non faceva per me; però di tanto in tanto mi ripetevo mentalmente l'inizio di quella poesia. Quando infine, diversi mesi più tardi, mi sono deciso a leggere il libro - la stagione era ormai cambiata, più di una volta - ho potuto subire con più tranquillità la spietata immediatezza di queste poesie, che senza annunci, premesse o introduzioni colpiscono e curano, e in entrambi i casi lasciano il lettore irrimediabilmente stordito. Le mie note di lettura (liste di titoli, numeri di pagina, piccole citazioni) non valgono mai nulla; si tratta di appunti minimi che nessuno tranne me saprebbe interpretare o trovare utili e significativi. Nel caso delle poesie di Donne mi sento molto meno al sicuro: quei brevi riferimenti rivelano più di quanto sarei disposto a discutere.
Con infinita sorpresa ho trovato nei suoi versi i viaggi, le rotte delle navi mercantili; allusioni alla geografia, alle lontane Indie, alle posizioni degli astri; ero attratto e coinvolto da immagini di movimenti meccanici, umani o celesti, reali o fantastici; di più: le note della curatrice mi suggerivano o confermavano i riferimenti più diversi: le opere di Ovidio e Tommaso d'Aquino, le teorie di Tolomeo e Paracelso. Per mia fortuna nessuno mi aveva messo in guardia; sono rimasto disarmato. Pensavo: quanta cultura, quanta erudizione; deve pur essere possibile parlare d'amore evitando tutto questo. Credo di aver cercato un pretesto per contestare quegli argomenti, per denunciarne la confusione o la prevedibilità, ma sono stato rapidamente sconfitto. Quella di Donne non è erudizione, ma memoria: la distinzione potrebbe apparire arbitraria, fittizia, ma nel mio modo d'intendere queste poesie ha un significato incontestabile: la memoria, superiore alle categorie, alle scienze, alle fedi, alle cronologie. La memoria di un amante, se volete - ma sarebbe riduttivo: la memoria di un uomo che ha amato, letto, pregato, viaggiato, e nello scrivere versi d'amore è ancora completo: amante, viaggiatore, credente, lettore. Così Donne mi ha mostrato l'amore negli assurdi moti concentrici delle sfere celesti; tra i fumi e negli alambicchi degli alchimisti in cerca dell'elisir; nelle incertezze e nelle speranze degli esploratori. La memoria delle sue esperienze, delle sue letture, delle sue convinzioni; distante e diversa dai miei pensieri, dai miei ricordi. Ma quante volte nascondo e taccio questa o quella parte di me, credendola inappropriata? Quante volte credo di offrirmi, di dedicarmi, quando il mio unico impegno è il raggiro, la recitazione: così queste poesie insegnano la completezza, l'onestà. Immagino che ogni biografia, ogni scritto sull'opera di John Donne contenga da qualche parte le parole "poesia metafisica", con quel che segue - il barocco, gli emuli e i contemporanei inglesi ed europei. Io non riesco a convincermi; non riconosco in queste immagini un artificio, una scuola, un metodo, ma l'unica e più sincera risorsa del poeta.
Questo commento non rende giustizia alla ricchezza che questo libro esprime in ogni sua parte: nelle satire, negli epigrammi, nei sonetti sacri. Questi ultimi sono stati forse la rivelazione più dolce, quando credevo di aver già letto quanto di meglio Donne avesse scritto: la tenerezza, la gravità e la suggestione di questi componimenti trascendono il semplice richiamo agli argomenti della fede, divenendo davvero universali. Non potrò mai dire di averne compreso l'ultimo significato.
Personalmente mi sarei aspettato di più, in virtù della fama che circonda Donne. Per quel che concerne le poesie profane (ossia d'amore), si tratta per lo più di poesie-ripetizione dello stesso tema, ossia la fusione in un corpo ed uno spirito solo dei due amanti. A parte alcune, in cui la simbologia alchemica e di derivazione paracelsica crea immagini d'indubbia suggestione, le ho trovate abbastanza convenzionali, già lette, nonostante l'esibizione, a tratti anche sovrabbondante, di ciò che veniva ai tempi definito "wit" (ingegno poetico, arte della creazione). Meno artificiali, più equilibrate e sobrie (meno "wit") sono invece le poesie sacre, riguardanti principalmente il tema canonico della battaglia dell'uomo col peccato, vissuto dal poeta stesso. Anche in questo caso nulla di particolarmente nuovo, se non che mi ha impressionato a tratti il rapporto Donne-Dio, un rapporto non lineare, ma che vede il poeta non esimersi da dubbi, questioni, incertezze verso l'Altissimo. Davvero è bello è invece il poema "Alchimia del Mondo", soprattutto la prima parte di esso, "Primo anniversario": la celebrazione del primo anno di morte di una giovane fanciulla diventa per il poeta l'occasione per indagare e condannare impietosamente la condizione del mondo e la condizione umana, in un insieme di originalissime (in questo caso per davvero) immagini dedotte dalla vasta cultura metafisica, alchemica e medica di Donne.