Andare in giro per calli e campi, senza un itinerario stabilito, è forse il più bel piacere che a Venezia uno possa prendersi. Beati i poveri in topografia, beati quelli che non sanno quel che fanno, ossia dove vanno, perché a loro è serbato il regno di tutte le sorprese.... Così Diego Valeri invita alla conoscenza della magica città di Venezia: non un colto Baedeker per turisti alla frettolosa ricerca dei monumenti e luoghi obbligati dalla tradizione, ma una vera e propria "educazione sentimentale" a "quell'insolubile enigma che si rinserra nel nome di Venezia".
Italian poet, literary critic, and French specialist. Valeri published impressionist and melancholic children's poetry, plays, and stories, both his own and in translation.
Cum ar fi putut fi scris un ghid al Veneţiei de către un poet, altfel decât sentimental? Eseul lui Valeri este o pledoarie înduioşătoare pentru cei care s-au gândit să viziteze Veneţia, dar încă nu au făcut-o. Uitaţi hărţile ilustrate sau aplicaţiile moderne şi citiţi cu încredere elogiul marii lagune scris de un padovan. Veţi găsi reperele istorice şi culturale (în sensul cel mai larg) esenţiale, deopotrivă cu plăcerea de a visa cu ochii deschişi. Nu uitaţi însă că, la faţa locului, în oraşul celor goniţi de năvălirile barbare, s-ar putea să aflaţi voluptatea morbidului. Un sentiment cel puţin la fel de statornic... Sau, pentru o clipă, s-ar putea să vă întâlniţi cu viaţa...
interessante per la narrazione dei luoghi e dei monumenti, per il mio vissuto di Venezia un po' troppo elitario (ovvero, lui sta dentro il recinto degli eletti che non visitano ma vivono Venezia, noi stiamo fuori e leggiamo lui che ci racconta come si sta dentro, con un compiacimento che mi fa lo stesso effetto di un piede in fallo su un gradino coperto di muschio con conseguente spiaggiata del posteriore e immersione nel rio gelido e melmoso).
Questo libricino è uno dei più belli che siano stati scritti su Venezia. Il poeta Diego Valeri riesce benissimo nell’intento di suggestionare ed emozionare il lettore.
Lo fa mettendo in luce lo stretto rapporto che c’è tra Venezia e la pittura. “Qui tutto diventa, tutto finisce a essere pittura”, dice Valeri. “Perché contro questo cielo, queste acque, quest’aria, che arcanamente tramutano la pietra e il mattone e le loro geometrie in puro colore, in puri valori pittorici, non c’è proprio nulla da fare”. È necessario arrendersi e immergersi, quindi, nella luce della città lagunare. Questa cambia velocemente da un’ora all’altra, ma anche da un minuto all’altro del giorno. Lo si capisce sostando su uno dei tanti ponti e facendo attenzione al gioco di rimandi e riflessi tra architettura e acqua. La Laguna è il medium di Venezia.
Essendo un poeta, Diego Valeri non può non riconoscere quanto sia importante perdersi, camminando a piedi (e non saltando da un vaporetto all’altro), anche a Venezia, per entrare in una dimensione di scoperta, estetica ma non solo, più autentica, che sfugga dalla trappola della volgarizzazione turistica, dall’impressione superficiale. Infatti dice: “Andare in giro per calli e campi, senza un itinerario prestabilito, è forse il più bel piacere che a Venezia uno possa prendersi”.
Questa non è una guida turistica, ma sentimentale di Venezia. Merita di essere letta, magari assieme a “Fondamenta degli incurabili” di Brodskij e a “Venezia è un pesce” di Tiziano Scarpa.
"Poco importa que el oro de la Ca' d'Oro se haya desvanecido, que de tantos frescos exteriores únicamente quede algún trazo borroso; en eso piensa cada día el sol, en eso piensan las nubes y las neblinas crepusculares, en eso piensa el agua, en pintar todo aquello que aquí es superficial, como llano, saliente, entrante sobre las dos hileras de edificios, aquí y allá del Canal".